NON SIAMO POPULISTI MA DISPERATI

DI GIANFRANCO MICALI

Oggi come oggi il termine più usato dai politici e dai commentatori è “populismo”. Dove ad essere insultati siamo noi cittadini comuni, pronti a farci raggirare dal primo o dall’ultimo venuto. Per carità, è accaduto e accadrà ancora di essere sedotti da qualche pifferaio magico. Ma l’incanto normalmente dura poco, perché è poi la nuda realtà a riaprirci gli occhi. Quantomeno, una volta chiamavano noi uomini e donne con stravaganti appellativi quali “uomo della strada” o “casalinga di Voghera”; era un modo per rispettare la nostra individualità, senza incasellarci nel gruppo “popolo bue”. A quel tempo anche noi, qualunque fosse la nostra inclinazione politica, credevamo che gli uomini chiamati a rappresentarci in Parlamento, al Governo e nella classe dirigente, ci fossero superiori almeno in qualche peculiarità, mentre ormai ci confrontiamo ogni giorno con persone che , per lo più, sentiamo inferiori a noi: appunto all’”uomo della strada” e alla “casalinga di Voghera”. Ecco, mi chiedo spesso se i politici e i commentatori,” ci sono o ci fanno”, se siano cioè consapevoli che il nostro populismo si chiama invece “disperazione”. Sì, disperazione di riscontrare al potere l’incredibile penuria di uomini e donne, capaci di esprimere se non saggezza, almeno ragionevolezza.