GERMANIA: NUOVE ELEZIONI IN VISTA?

DI ALBERTO TAROZZI
Che la Germania sia sull’orlo del panico non è un titolo ad effetto di un giornale scandalistico, ma una considerazione fatta ieri dal Presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, che in un’intervista alla “Welt” ha esortato a evitare “il panico di nuove elezioni”.
La scadenza per l’accordo era fissata per oggi alle 18, ma per quell’ora nulla si era mosso.
I due ostacoli principali: migrazioni e ambiente.
Sul primo spaccatura netta tra le due anime democristiane della Cdu nazionale (leggi Angela Merkel) e della Csu bavarese. Apparentemente sarebbero i verdi i paladini della possibilità di ricongiungimento familiare per i parenti degli attuali rifugiati già residenti in Germania. Ma si sa bene che su questo argomento la Merkel è disponibile. Mentre non lo sono i bavaresi; non solo perché da sempre rappresentano l’ala più reazionaria della cristianità teutonica, ma perché, prossimi alle elezioni regionali, sentono il fiato sul collo della propaganda xenofoba del partito di estrema destra (l’Afd), che potrebbe soffiare loro una buona parte di elettorato tradizionale, già dato in netto calo.
Coalizione “Giamaica” addio dunque? Il nome prendeva spunto dal colore della bandiera giamaicana: nera, gialla e verde come i colori che simboleggiano i tre partiti che la dovrebbero comporre. Certo coniugare il simbolico colore “nero” dei democristiani con quello “giallo” dei liberali e quello “verde” degli ecologisti appariva un compito arduo fin dall’inizio. Però si riteneva che la collaudata abilità politica della Merkel avrebbe reso possibile risolvere il puzzle.
Magari con lo spostamento a destra del quadro politico; magari concedendo ai liberali un Ministero delle Finanze che produrrebbe in Europa un clima di austerity antiitaliano addirittura più plumbeo di quello creatosi col Ministro Schaeuble di infausta memoria. Occorreva però che i verdi chiudessero forse un occhio.
E su questo niente da fare, almeno stando alle ultime notizie.
E qui emerge la seconda controversia, quella ecologica. In questo ambito muro contro muro tra liberali e verdi. Oggetto prevalente di discordia la chiusura delle centrali a carbone, sulla quale i verdi mostrano una rigorosa intransigenza, mentre i liberali altro non fanno che ribadire un’opzione arcaico sviluppista da fare invidia a Trump.
Trovare la quadra a questo punto diventa una scalata di sesto grado e se pure si trovasse uno pseudo accordo fittizio non si potrebbe escludere una rottura nella pratica di governo, di qui a pochi mesi.
Elezioni come probabilità non remota dunque. Con l’annesso panico per i tedeschi, parola del loro Presidente.
Ma anche con un accresciuto carico di incertezza per l’intera Ue che nella Germania trovava, nel bene come nel male, un punto di riferimento con cui condividere i progetti o magari prendersela a ragion veduta. A volte non conoscere affatto gli scenari del proprio futuro può essere peggio che conoscere i guai che inevitabilmente ci attendono.