L’ULTIMA LETTERA DEL GENERALE SUICIDA:” LA MIA COLPA PER LE VITTIME DI RIGOPIANO”

DI ANNA LISA MINUTILLO

E’ alle pendici del Monte Morrone ( Sulmona) che con una pistola calibro 9, l’ex generale dei carabinieri forestali Guido Conti, si è suicidato esplodendo un solo colpo che ha raggiunto la sua tempia destra.
Altre conferme sono giunte dai tanti particolari raccolti dagli investigatori e dai carabinieri dell’Aquila, sia sul luogo della tragedia che dalle testimonianze rilasciate dai familiari e amici. Tra gli altri, la decisione di oscurare il profilo social proprio nel giorno in cui ha deciso di concludere il viaggio della sua vita è arrivata come un chiaro segnale premonitore.
Secondo quanto hanno ricostruito gli inquirenti, il generale sarebbe uscito di casa a Sulmona venerdì mattina intorno alle 9 e con la sua Smart si sarebbe recato in una cartoleria per acquistare tre fogli e tre buste, avrebbe quindi scritto le lettere e si sarebbe diretto verso il monte Morrone, un luogo da lui molto amato per porre fine alla sua esistenza.
Questa fine è stata resa tragica da una delle lettere lasciate ai suo familiari, dove Conti racconta di non aver mai superato l’angoscia ed il dolore per le vittime della tragedia avvenuta a Rigopiano.
Nella lettera, indirizzata “alla mia famiglia”, Guido Conti scrive: “Da quando è accaduta la tragedia di Rigopiano la mia vita è cambiata. Quelle vittime mi pesano come un macigno. Perché tra i tanti atti, ci sono anche prescrizioni a mia firma”.
Conti specifica inoltre attraverso le parole che ha lasciato : “Non per l’albergo, di cui non so nulla, ma per l’edificazione del centro benessere, dove solo poi appresi non esserci state vittime. Ma ciò non leniva il mio dolore. Pur sapendo e realizzando che il mio scritto era ininfluente ai fini della pratica autorizzativa mi sono sempre posto la domanda: Potevo fare di più?”. La lettera viene conclusa con parole di affetto grande per la sua famiglia .
Guido Conti era andato in pensione dal corpo forestale ed era andato a lavorare in Basilicata per la Total, multinazionale del petrolio che ha un impianto in Val d’Agri. Secondo quanto si è appreso, Conti si è licenziato nei giorni scorsi. Al momento sono state trovate due lettere: una indirizzata alla famiglia e una alla sorella. Mancherebbe la terza lettera, che si suppone essere stata affrancata e spedita a un destinatario che al momento risulta ancora non noto.
Guido Conti era una persona molto conosciuta a Sulmona e in Abruzzo per aver guidato l’inchiesta sulla mega discarica dei veleni di Bussi (Pescara) .Una carriera intensa e prestigiosa la sua con una serie di inchieste anche su traffici di rifiuti e sul terremoto in Abruzzo.
Da sempre il generale amava fare lunghe passeggiate lungo la provinciale che da Sulmona sale verso Pacentro, chiusa da due anni e mezzo, in seguito a una frana che risale al marzo 2015. Conti avrebbe parcheggiato l’auto in una piazzola che costeggia la provinciale, e sarebbe sceso dalla vettura per compiere quel gesto che lo ha allontanato per sempre dalla sua vita e dalla sua famiglia.
Il caso ha voluto che a trovarlo siano stati due forestali, che avevano lavorato con lui a Sulmona. E’ scattato subito il protocollo previsto in questi casi: l’area è stata circoscritta e sul posto sono intervenuti i carabinieri ed il sostituto procuratore Aura Scarsella. I rilievi sono proseguiti fino all’alba di venerdì mattina, la vettura personale e quella aziendale sono state poste sotto sequestro, così come la pistola e le lettere indirizzate ai familiari. Inoltre sono stati prelevati nella sua abitazione anche il telefonino, l’ipad e le sue agendine.
Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta.
L’anno scorso Conti aveva pubblicato sul suo profilo Facebook, una lettera aperta indirizzata all’ex premier Matteo Renzi, in cui il generale difendeva il Corpo forestale contro l’accorpamento nell’Arma deciso dal governo. Un intervento contro “lo scioglimento di una istituzione benemerita bisecolare e carica solo di dignità, abnegazione ed efficienza”, rispetto al quale – scriveva Conti – “mio Padre (pure lui un forestale, ) è morto due volte. E insieme a lui decine di migliaia di uomini che nella nostra Missione, perché tale è lo spirito che ci anima, hanno creduto e credono. E questo non posso permetterlo. Senza battermi fino in fondo”.
C’è una nota dei parlamentari delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle che chiedono chiarezza: «Apprendiamo della morte dell’ex generale Conti, che abbiamo conosciuto nel passato per la sua lotta contro le ecomafie. Abbiamo seguito il suo cambio di ruolo alla Total, da meno di un mese, e adesso la notizia del suo presunto suicidio ci lascia basiti. Proprio ieri abbiamo ricevuto una risposta evasiva all’interpellanza presentata da Mirella Liuzzi su un altro caso di strano suicidio che riguarda sempre il petrolio lucano, quello dell’ingegnere Griffa. Circostanze tutte poco chiare. Chiediamo che sia fatta assoluta chiarezza. Alla famiglia va il nostro cordoglio e la nostra vicinanza».
Rigopiano è stata una tragedia avvenuta la notte del 19 Gennaio scorso, una di quelle tragedie che sono rimaste vive nella memoria di tutti e che per molte ore ci lasciati sospesi tra la speranza e la disperazione.
Ripercorriamo ciò che avvenne in quei giorni
Una valanga si è abbattuta sull’albergo Rigopiano, una struttura nota in cui si recavano molte persone per staccare la spina dalla vita sicuramente più movimentata della città.
La struttura accogliente ed ospitale che tutti vorremmo trovare ad attenderci si è trasformata in una “trappola” che ha portato con sè vite spezzate e sogni ancora da realizzare, di chi si è trovato ad essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Si è verificata una combinazione di fattori divenuti fatali:
la neve che in quei giorni è scesa copiosa, le scosse di terremoto nell’Italia centrale, che non hanno ancora smesso di far muovere la terra. Infatti sono oltre 47mila le scosse registrate dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia dallo scorso agosto. Tra queste quelle fatali che hanno, probabilmente, causato la valanga che ha trascinato l’Hotel Rigopiano, facendolo spostare di alcuni metri e coprendolo quasi del tutto.
L’area dove sorgeva l’hotel Rigopiano non era inserita in quelle considerate a rischio dal Piano di assetto idrogeologico regionale, pur trovandosi in fondo a un canalone.
Il terremoto avrebbe agito come una vera e propria miccia, innescando una colata di detriti tale da travolgere con impeto il Rigopiano. Probabilmente tutto ha avuto inizio come una slavina che caricandosi di roccia, si è trasformata in un enorme flusso di detriti che, a grande velocità, ha travolto dapprima il bosco e poi l’albergo con una potenza distruttiva.
Dopo questo accadimento si sono scatenate enormi accuse, sia per la situazione di questa enorme nevicata che è stata sottovalutata, sia per la zona stessa in cui l’albergo è stato costruito. I pareri sono stati e sono ancora discordanti tra chi sostiene che quanto accaduto sia da imputarsi alla grande nevicata e chi invece sostiene che
l’hotel era costruito in un posto inadatto, su un cumulo di detriti portati da vecchie frane e valanghe.
Al momento dell’impatto, si trovavano nell’area dell’hotel 40 persone, 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 membri del personale.
Le vie di comunicazione erano interrotte, l’avanzata della turbina spazzaneve era ostacolata dalla presenza di tronchi e detriti mescolati a neve sulla strada, ed a causa del maltempo c’è stata l’impossibilità di utilizzare elicotteri. Bisognava giungere sul posto ad ogni costo, l’hotel era sommerso ma era necessario cercare di mettere in salvo le persone che si trovavano li sotto. Così i soccorritori della Guardia di Finanza e del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (CNSAS) decidono di staccarsi proseguendo con gli sci per dirigersi verso l’hotel. Dopo molte ore di cammino in condizioni avverse il gruppo riesce a raggiungere l’hotel e sono le quattro del mattino. I primi a ricevere soccorso saranno un ospite ed un impiegato dell’albergo, che si trovavano all’esterno dello stesso e che avevano fatto richiesta di aiuto telefonicamente. Iniziano le ricerche, che portano al ritrovamento della prima salma. Solo verso mezzogiorno la colonna motorizzata dei mezzi dei soccorsi riesce a raggiungere l’hotel.
Il 20 gennaio alle 12:00, dopo oltre 30 ore di estenuante lavoro, vengono trovati 6 sopravvissuti nel locale cucine, salvati da un solaio e localizzati anche grazie alle indicazioni di uno dei superstiti. In tutto vengono recuperate vive nove persone intrappolate nell’edificio, cinque adulti e quattro bambini; gli ultimi superstiti vengono estratti 58 ore dopo la caduta della valanga. Le operazioni di ricerca termineranno il 26 gennaio, delle 40 persone che si trovavano nel rifugio, il bilancio finale risulta di 29 vittime e 11 superstiti. I risultati delle autopsie hanno mostrato che quasi tutte le vittime morirono per traumi a seguito dell’impatto della valanga e asfissia e non per ipotermia
Le persone scampate alla valanga si trovavano fuori dall’albergo (2), le rimanenti estratte vive si trovavano tutte al piano terra dell’edificio: nella sala da biliardo (5 persone salvate il 20 gennaio) e nell’area del camino del bar (4 persone salvate la mattina del 21 gennaio), sono state ritrovate morte tutte quelle presenti in cucina (10), quelle nell’area hall bar (17) e 2 rinvenute nell’area del camino
L’albergo, era stato ristrutturato nel 2007 con l’introduzione di un centro benessere, questa modifica della struttura ha fatto si che si ritrovasse al centro di una inchiesta per presunto reato di occupazione abusiva di suolo pubblico, ma gli indagati erano poi stati tutti assolti nel 2016 perché ” il fatto non sussiste”. Nel 1999 uno studio aveva accertato che l’albergo sorgeva in una zona da ritenersi a rischio, ma questo non ha influito sui lavori di ristrutturazione che comunque sono stati eseguiti. Lo studio sosteneva anche che forse l’edificio stesso era stato costruito sui detriti di una precedente valanga risalente al 1936. Non sappiamo cosa possa aver portato l’ex generale Guido Conti a sentirsi in qualche modo in colpa per questa triste vicenda, così come non sapremo forse mai se fosse possibile evitarla, se fosse bastato allontanarsi da quei luoghi qualche ora prima che le strade diventassero impraticabili.
Non sappiamo se ci saranno mai risposte corrette alle tante domande che ci poniamo, ciò che sappiamo è che questa vicenda ha trascinato con sè un’altra vittima, e che difronte a situazioni tristi come questa forse è meglio sia proprio la neve con il suo candore a rendere il buio luminoso, avvolgendo con il suo magico silenzio le troppe parole che non risolvono e non assolvono.