QUERELE FACILI: SANZIONARE IL QUERELANTE SE TRIBUNALE ARCHIVIA QUERELA

DI CARLO PATRIGNANI

S’aggira nelle redazioni di ogni dimensione, forza e blasone, persino nei blog, un virus invisibile, la querela per il reato di diffazione, che può depauperare l’informazione e comprimere la libertà di stampa che, secondo l’art.21 della Costituzione, non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
L’informazione, già appesantita dal condizionamento interno più o meno esplicito dettato dal/dalla responsabile della linea editoriale, si deve guardar le spalle dal rischio esterno della querela per il reato di diffamazione sempre incombente.
Così all’odiosa censura si aggiunge l’umiliante autocensura per cui ogni redattore/trice s’impone di scrivere o dire quel che il/la suo/a titolare della linea editoriale vuole che scriva e dica, chi intervistare e chi oscurare, quale tema trattare e quale omettere.
E questo andazzo della vita redazionale, tranne rarissime eccezioni, è trasversale sia che il/la responsabile della linea editoriale tenga per la destra o per la sinistra: è estremamente difficile disporre della libertà di stampa a tutto tondo, per non incappare nella lavata di capo del padrone editore.
Non bastasse tutto ciò, ecco il grimaldello della querela per il reato di diffamazione che pende, come la spada di Damocle, sulla testa di chi fa e vuole fare informazione in maniera deontologicamente corretta e, come si suol dire, a 360 gradi.
Non che la querela per il reato di diffamazione debba esser depennata, senza le cose non andrebbero affatto meglio: la denigrazione dell’indesiderato, del non omologato e la violazione della sua privacy, sarebbero certe, assicurate, come avviene nei regimi autoritari.
Però un semplice accorgimento andrebbe adottato tanto per render la querela meno facile: sanzionare il querelante se l’autorità giudiziaria archivia la querela perchè il fatto non sussiste.
Sanzione, non per effetto di un ricorso ad hoc da parte del querelato, che comporta ulteriore stress e costi aggiuntivi non di poco conto, ma esigibile se non proprio seduta stante in tempi certi dall’archiviazione della querela.
Sarebbe un disincentivo per chi, il querelante, si sente leso nell’immagine o offeso, a produrre carte e documenti contro il querelato che magari ha fatto il suo lavoro osservando tanto il diritto di cronaca quanto il diritto di critica.
Sarebbe anche – la sanzione esigibile – una forte tutela della libertà di stampa che non deve essere soggetta ad autorizzazione o censura, ma libera e deontologicamente corretta.
E sarebbe il risarcimento dovuto al querelato perchè tra la presentazione della querela e l’eventuale, sopraggiunta archiviazione della stessa, se ne sono andati due-tre anni, quando va bene, di stress e preoccupazioni, nonchè di pagamenti della parcella per il legale di difesa.
Insomma, se la sanzione esigibile fosse stata norma vigente e cogente, l’ex-ad della Nie, l’editrice della defunta Unità, Fabrizio Meli, ci avrebbe pensato, non una o due ma mille volte, prima di sporgere querela per il reato di diffamazione aggravata dal mezzo della pubblicità con cui chiedeva la punizione del colpevole i cui pezzi giornalistici sulla pesante crisi certificata dalla relazione dei liquidatori della Nie, oltre 32 milioni di euro, ne avrebbero compromesso fortemente la reputazione e ne avrebbero svilito la gestione manageriale: fatto è che la querela per il reato di diffamazione aggravata è stata archiviata in quanto le espressioni sebbene aspre rientrano perfettamente nei parametri del diritto di critica oltre che di cronaca espressi nei pezzi giornalistici [del presunto colpevole] non avendo mai trasmodato i limiti della continenza.