SANITA’ LOW COST: GIOVANI MEDICI PAGATI CON PIZZA E BIRRA

DI CHIARA FARIGU

Giovani e lavoro. Baratto alimentare al posto del compenso. L’ultima vergogna si sta consumando ai danni dei giovani medici: pagati con pizza e birra, quando va di lusso con una cena completa o una lezione di sci per le loro prestazioni.

A raccontare la scandalosa vicenda loro stessi nel gruppo facebook “Giovani medici anti sfruttamento” che conta al momento circa 2300 iscritti. L’ obiettivo è quello di denunciare e di invitare a desistere dall’accettare offerte di lavoro che ledono la loro professionalità. Il pagamento in natura sta prendendo sempre più piede, denunciano i medici, una squadra di basket di serie B ha offerto pizza e birra ad una dottoressa in cambio della copertura medica al momento della partita.  Ad un’altra, contattata da un ente per fornire assistenza medica in montagna, è stata offerta una lezione di sci. Non parliamo poi del compenso ridicolo, quando c’è. Chiamarlo elemosina sarebbe più appropriato. Cifre indecorose per  professionisti con alle spalle anni di studi e di specializzazioni conseguite con sacrifici e costi non indifferenti. Cifre da contrattare ogni volta e sempre al ribasso, in cambio di una prestazione professionale impegnativa come l’assistenza al 118 o al pronto soccorso per sostituire il collega di turno. Cifre che molti accettano perché le bollette arrivano e vanno pagate. Ma ogni volta è una mortificazione, un’umiliazione essere trattati come un ragazzo di bottega alle prime armi.

Le peggiori segnalazioni arrivano dalla Campania, dove i giovani in camice sono costretti ad accettare tariffari da 3,50 euro l’ora”, scrive Lucrezia, medico che amministra il gruppo. “L’obiettivo non è denunciare chi ci fa queste proposte, ma tutelare la professione. Quello che ci interessa è avere l’attenzione degli Ordini provinciali dei medici. La richiesta è quella di un tariffario minimo, che tuteli la professionalità anche dei più giovani. Nessuno dev’essere messo in condizioni di prender parte a una sanità low cost”, ribadisce Lucrezia.

Numerosi i racconti dei giovani medici. Ognuno con la propria la storia, il proprio fardello di delusioni, di compromessi, di situazioni imbarazzanti. Una professione scelta e perseguita per passione con un ritorno economico umiliante. Un’altra professione svilita, l’ultima ma solo in ordine cronologico. Un destino comune, questo dei giovani di oggi.

Con lavori frammentati, sottopagati, o peggio ancora, disoccupati, è il dramma dei nostri tempi. Giovani costretti a fare le valigie e a cercare all’estero opportunità lavorative che qui non  trovano. Giovani che prolungano a oltranza la permanenza in famiglia, sotto il tetto di mamma e papà. Ignorati dalle istituzioni, sbeffeggiati dai politici come choosy mammoni o bamboccioni, giovani dalle belle speranze che però stanno peggio dei  padri e dei nonni.
Le denunce del loro status sono quotidiane, non serve leggere i dati elaborati da Istat, Eurostat o  Caritas, la realtà è così evidente che solo chi non vuol vedere  la ignora. Giovani con un mestiere, nullafacenti o con un titolo di studio conseguito poco importa, non c’è trippa per gatti e quel poco che c’è se la giocano ai dadi.

E poi ci scandalizziamo se continuano vivere ancora con mamma e papà.