ATLETICO MADRID ROMA 2-0. GIALLOROSSI PIEGATI DA CHOLISMO E GRIEZMANN

DI GIACOMO MEINGATI
L’Atletico la vince da grande squadra. Da squadra consumata, matura. Aspetta la Roma, per sessanta minuti, e mentre il tempo scorre viene quasi da chiedersi: “ma non si stanno giocando la qualificazione?” Perché l’Atletico sembra una squadra spenta, demotivata.
Ma dopo i novanta minuti, dopo il risultato finale, appare chiaro: non era passività ma tranquillità, non era fiacchezza ma solidità.
L’Atletico aspetta la Roma come il leone la gazzella acquattato nell’erba alta e, alla lunga, esperienza, blasone, sicurezza, caratura internazionale vengono fuori, e l’Atletico la vince come doveva.
Era stata una partita tesa, tirata, nuvolosa e piatta, poche occasioni per parte, tutto sommato di poco conto. Era stata una partita uggiosa come un triste cielo di novembre, fino a che non è stata squarciata da un lampo di Antoine Griezmann. Il francese scaraventa in rete un pallone che gli sfilava lontano dal corpo, arretrato rispetto alla sua posizione, avvitandosi su se stesso esibendo una mezza rovesciata da PlayStation.
È lì che la partita gira, che la Roma si incrina, perde fiducia, e L’Atletico può gestire la gara in avanti, mettendola in cassaforte col goal di Gameiro.
La Roma nel complesso non si è comportata male, anche se ci si aspettava di più, soprattutto dopo gli ultimi risultati in champions e campionato. Per la prima volta il turnover tradisce Di Francesco, che non trova in alcuni elementi alternative all’altezza della serata, Gerson e Pellegrini su tutti.
Tradiscono le attese anche alcuni elementi cardine della rosa, Dzeko su tutti, assieme forse a Radja Nainggolan, autore di una prova incolore.
Roma battuta da una squadra più pronta a queste sfide, più salda nei momenti che contano davvero, che ora, restando comunque favorita per la qualificazione, dovrà giocarsela in casa contro il Qarabağ, in un match dove i giallorossi non potranno assolutamente sbagliare, e dove si vedrà davvero di che pasta è fatta questa Roma di Di Francesco.