LA PROVENZA? A DUE PASSI DA FOGGIA

DI RAFFAELE VESCERA


Un giorno d’autunno in Provenza, a 50 km da Foggia, incredibile, eppure si può. Si parte verso l’Appennino dauno, passando sotto la greco-bizantina Troia, si lascia la piana e si sale per Castelluccio Valmaggiore. Ecco il primo paese, le prime case di pietra, di uno stile poco pugliese, e poi i boschi, i torrenti di antichi lavatoi di panni sporchi lavati in pubblico da donne loquaci, viste tanti anni fa, ma che lingua parlavano? Subito dopo, la minuscola Celle di San Vito, due o trecento abitanti, meno del condominio dove abito, pare racchiusa in un castello francese delle favole, volpi curiose ci spiano, tra cespugli gialli e alberi dalle foglie arrossate d’autunno.
E poi, ai confini dell’Irpinia, ecco la regina Faeto, Faìt, ci annuncia il cartello posto all’ingresso scritto in antica lingua francese provenzale. E’ un altro mondo per noi cittadini di pianura, i boschi sui monti, altre architetture, altre facce, altre lingue. Per pochi invero, appena cinquecento i residenti, vieppiù anziani, in un paese tenuto lucido come una perla, molti di più quelli partiti per il mondo in cerca di un lavoro, in questi paesi montani più che altrove al Sud, un sogno negato da quest’Italia. Piccola Faìt, ma con pochi e ottimi ristoranti per i turisti, si mangia genuino e con poco tra quei boschi abitati da suini neri, cinghiali e lepri.


Che ci fanno i francesi in Puglia? La storia è antica di sette secoli. Morì re Federico, avverso al papa che l’aveva scomunicato, l’imperatore svevo, laico, era aperto alle culture orientali, troppo sapiente, insomma.
Il papa approfittò della sua morte per chiamare l’esercito francese di Carlo d’Angiò alla conquista del regno di Sicilia, che a quel tempo aveva Foggia come altra capitale dell’impero. I francesi sconfissero il giovane figlio Manfredi, massacrarono i soldati saraceni fedeli a Federico II, posti a guardia di Lucera, e poi decapitarono a Napoli lo sfortunato fanciullo Corradino di Svevia. In premio, i soldati provenzali ebbero tre colline, sulle cui cime edificarono paesi e tennero costumi e lingua originari, arricchendo la nostra terra di nuova cultura che con quella greca, albanese, slava, normanna, spagnola e altre hanno fatto di quello nostro un popolo ricco di mille colori.
La storia dell’invasione in lingua francese si è ripetuta un secolo e mezzo fa ma erano savoiardi che hanno depredato e ucciso senza lasciare nulla, chiamando briganti i resistenti.