A ROMA L’INVASIONE DEGLI ASIAN COMICS È A PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI

DI COSTANZA OGNIBENI

Tutti avranno sentito parlare dei manga. Ma forse pochi dei lianhuanhua cinesi, dei komiks filippini o dei manhwa coreani. “Argomenti di nicchia”, penserà l’ignaro. “Quella è roba underground!”, replicherà il profano. “Quisquilie da nerd!” aggiungerà lo scettico.
Eppure, domenica 19 Novembre la mostra “Mangasia Wonderlands of Asian Comics”, in corso al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 28 Gennaio 2018, pullulava di gente: giovani coppie, attempati figuri, spensierate famiglie, chiassosi bambini si sono ritrovati nel grande edificio neoclassico di Via Nazionale progettato da Pio Piacentini per farsi raccontare qualcosa in più sul fumetto orientale, genere il cui capofila rimane pur sempre il manga, ovvero il fumetto giapponese, ma attorno al quale si sviluppano tante altre tipologie provenienti dai paesi confinanti, certamente meno note, ma altrettanto meritevoli di attenzione.
La “manga mania” è infatti scoppiata negli ultimi trent’anni, ma la tradizione figurativa orientale ha radici ben più profonde: sono i “lianhuanhua” gli antesignani di quei fumetti cui volenti o nolenti siamo avvezzi, libretti cinesi di piccolo formato risalenti all’inizio del 900 con i disegni esposti in sequenza, che i visitatori avranno modo di ammirare attraverso le vetrine che cingono il loro percorso.
Curata da Paul Gravett, critico di fumetti assai noto sulla scena internazionale, la mostra si articola in sei sezioni, suddivise per tematiche, all’interno delle quali viene spiegato come le questioni più o meno contemporanee siano state affrontate dalle varie culture orientali attraverso il fumetto. E si rimane affascinati dal notare come il racconto per immagini sia insito nella cultura di queste popolazioni, che attraverso i loro disegni in sequenza narrano storie inventate, ma anche miti, religioni – fa sorridere pensare che perfino la storia di Siddartha sia stata raccontata attraverso antiche vignette – eventi storici e fatti attuali, utilizzando, in alcune occasioni, il fumetto come mezzo di denuncia.
Attraverso un percorso ben tracciato, il visitatore avrà pertanto modo di conoscere la storia del fumetto orientale e i suoi sviluppi, di capire le motivazioni legate all’exploit di quelli giapponesi rispetto agli altri, per poi passare alla conoscenza del fumetto come mezzo narratore di miti, fino ad approdare agli eventi storici più recenti, che lo hanno visto trasformarsi in un vero e proprio strumento di propaganda per i governanti, che esercitavano un rigidissimo controllo sugli artisti, dato il forte impatto che avevano sulla popolazione, impedendo loro di usare le vignette per rappresentare i reali disagi in cui versava la società.
Altrettanto interessante la sezione che tratta la dura vita degli autori di fumetti in Giappone e in generale in Oriente, dalle lotte che devono sostenere per “sbarcare il lunario”, fino alla necessità, una volta entrati nel mercato, di mantenere sempre viva la fiammella della creatività, pena non riuscire più a vendere le proprie storie.
In tutto questo bell’inventario non poteva mancare il capitolo dedicato alla censura, problema ancora fortemente sentito dagli artisti orientali, che si trovano quotidianamente a fare i conti tra la rappresentazione di scene di violenza e pornografia, la cui domanda da parte del pubblico adulto rimane alta, e i regolamenti dell’authority.
L’ultima, infine, è la sezione multimedia, che tratta le varie trasposizioni del fumetto, dagli anime alle ultime innovazioni nel campo del digitale.
Una forma d’arte, quella del fumetto orientale, ancora poco diffusa nella nostra cultura, la conoscenza della quale, tuttavia, rivela molti aspetti di una civiltà assai lontana dalla nostra, e, pertanto, meritevole di attenzione. Anche per un solo pomeriggio.