SILVIO CON L’ANZIANOMETRO FA PROMESSE GIÀ ESAUDITE E PURE ANTICOSTITUZIONALI

DI ALESSANDRO ROBECCHI

Per mia leggerezza, colpa e distrazione (mi scuso) ho vissuto fino alla mia veneranda età senza essere a conoscenza dell’esistenza della Federanziani, mi scuso e corro a iscrivermi. Se ora so che esiste, è perché Silvio Berlusconi ha inviato un videomessaggio (“cari coetanei…”) a un qualche convegno della Federanziani per dire che lui farà molto per gli anziani. Ha detto anche che lui finanzia studi e ricerche perché si possa vivere fino a 125 anni, che è possibile, di non buttarsi giù e di non fare quella faccia, la vita comincia a novant’anni. Comprensibile la gioia alla Federanziani, perché se fosse vero, alla lunga, potrebbe avere più iscritti del partito comunista cinese.

Tra le promesse di Silvio che fanno esplodere l’anzianometro c’è quella della pensione minima a mille euro e l’annuncio che verrà istituito – lui regnante di nuovo – un ministero della terza età, anche se non ne spiega bene le mansioni. E’ lui, è lui, lo riconosciamo tutti. E’ il vecchio, caro Silvio, l’animatore di Villa Arzilla, quello che prometteva le dentiere gratis. Insomma, rieccolo, stupore e meraviglia. Come in quel libro di Stephen King dove uno attraversa un muro e si ritrova nel 1963, ecco, solo che qui lo fanno sessanta milioni di italiani, e senza nemmeno cercare il passaggio segreto si ritrovano all’inizio degli anni 2000, con i teatrini già visti e deplorati per decenni.

Ma insomma, del miracolo del Silvio risorto si è già detto in abbondanza: a furia di flebo come i patti del Nazareno, leggi elettorali fatte apposta per farlo uscire dal sarcofago e altre strizzatine d’occhio, ora è qui e dovremo ascoltarlo. E infatti già girano le sue rutilanti proposte, tra le quali brilla quella sulla flat-tax, cioè un’aliquota uguale per tutti, ricchi e poveri. Si favoleggia, a fine legislatura silviesca, quindi intorno al 2023, un’Irpef al 20 per cento, ripetendo la favoletta antica che se le tasse fossero basse tutti le pagherebbero. Ritornello antico che vuole dire soprattutto una cosa e lancia un messaggio preciso: sì, io le tasse al 20 per cento le pagherei, ma così…

Sfugge naturalmente a Silvio l’esistenza di un dettaglio come la Costituzione Italiana che dice (art. 53) che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Certo, si sa che la Carta non è il suo primo pensiero, ma uscire dal sepolcro e come prima cosa fare una proposta anticostituzionale contiene comunque una certa dose di paradosso. Ci sarebbe poi il dettaglio accessorio dell’allargamento della no tax area fino a 12.000 euro. In soldoni, insomma, il messaggio di Silvio è sempre quello: più soldi per tutti ma pagando meno tasse, poche e uguali per tutti, che è esattamente il contrario dell’eguaglianza. A molti è sfuggito un dettaglio raccapricciante, e cioè che nella sua ansia detax, nella trance agonistica del ritorno in pista, Berlusconi – oggi abbellito da inserti in mogano e con il toupé stile prato all’inglese – abbia proposto anche l’abolizione di tasse già abolite totalmente o parzialmente, come quella sulla casa o la tassa di successione. Insomma il programma di Silvio revenant è già ora, alle prime schermaglie della campagna elettorale, un monumento glorioso al conflitto di interessi: meno tasse per i ricchi in generale (e lui è ricco assai), niente tasse per i ricchi che lasciano grosse eredità (categoria in cui rientra in pieno). Insomma, mentre altri aspiranti omini forti cercano pietosamente di riaffermarsi dicendo “sono cambiato”, la forza di Silvio è di non essere cambiato per niente, e questo dà da pensare. Dopotutto, il ritorno in auge di roba simile spiega bene l’assoluto fallimento di chi doveva consegnarlo per sempre al passato e ha finito per dirgli “alzati e cammina”.

Visualizza articolo originale