ARGENTINA: SPERANZE PERDUTE PER IL SOTTOMARINO, ACCUSE INCROCIATE TRA GOVERNO E MILITARI

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

Un’esplosione a bordo. È questa con ogni probabilità la causa della scomparsa del sottomarino argentino Ara San Juan, che il 15 novembre scorso ha perso i contatti con la base di Mar del Plata, con a bordo un equipaggio di 44 persone. Un’esplosione il cui “rumore” era stato registrato dal sonar proprio in coincidenza con la scomparsa, ma la cui notizia è stata diffusa dalla Marina solo ieri. Prima, come indizio utile al ritrovamento, senza confermare l’ipotesi dell’esplosione. Poi, come possibile causa dell’incidente.
Se l’esplosione è stata provocata dell’incontro – per un’avaria a bordo – tra idrogeno (contenuto nella batteria) e ossigeno, la quantità di energia sprigionata è stata enorme. I due elementi che si trovavano allo stato gassoso, quindi espansi a occupare tutto lo spazio disponibile, si sono poi uniti a formare acqua (H2O: due atomi di idrogeno e uno di ossigeno), ma con un volume molto più ridotto. Da cui, appunto, l’idea dell’implosione, anziché dell’esplosione. La pressione della massa dell’oceano sulle pareti del sottomarino ha poi fatto il resto.
Nel frattempo, il governo e la Marina argentina hanno permesso che 13 paesi inviassero personale e mezzi per cercare, per una settimana, qualcosa che fin dal primo giorno non esisteva più.
Le famiglie dei militari dell’equipaggio accusano il governo di aver tagliato i fondi da destinare alla manutenzione dei mezzi. Ed è già scattato lo scarico di responsabilità tra militari e politici. Il ministro della Difesa Oscar Aguad sostiene di aver appreso della notizia della scomparsa del sottomarino dal portale di notizie Infobae e accusa la Marina di poca trasparenza. Aprendo così uno scenario ancora peggiore di un “normale” insabbiamento di notizie a fini politici: il governo argentino non avrebbe controllo sui vertici delle forze armate.