IL CAFFÈ E I SUOI BENEFICI: ULTERIORI STUDI A CONFERMA

Cristina Piloto

Uno studio condotto dalle università di Southampton ed Edimburgo conferma ulteriormente gli effetti benefici di una delle bevande più famose della nostra penisola: il caffè. Recentemente l’organismo dell’Oms che si occupa di tumori aveva riabilitato l’espresso, dopo i sospetti degli anni novanta: le sostanze contenute in questa famosa bevanda, in sé non comportano infatti rischi, ma anzi proteggono da diabete di tipo 2, malattie cardiocircolatorie e patologie epatiche. La ricerca assolve quindi il caffè, che nel lontano 1991 era stato inserito in un elenco di sostanze che potevano essere cancerogene. La bevanda, in questione, in particolare, è associata dagli studiosi a un più basso rischio di tumori quali quello alla prostata, all’endometrio, alla pelle e al fegato, così come ai calcoli alla cistifellea, alla gotta. Ed è per il fegato che il caffè sembrerebbe essere un vero toccasana, contrastando l’insorgenza di cirrosi.
Ma quali sono le caratteristiche di questa bevanda, che, dopo il tè, è la più consumata al mondo?
In passato bere caffè era considerata un’abitudine cattiva, paragonata all’eccedere nel bere alcol o a fumare. Tuttavia, a differenza di alcol e fumo, che sono davvero nocivi per la salute, nel tempo si sono accumulate numerose evidenze scientifiche, a dimostrare che non solo il caffè non fa male, ma, se consumato in dosi moderate, può addirittura far bene.
Un modesto consumo di caffè si associa infatti a una minore incidenza di aterosclerosi alle arterie coronariche, allontanando il rischio di malattie cardiovascolari importanti, come l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale. Il monitoraggio nel tempo dei quantitativi di caffè assunti, in uno studio che ha arruolato 25000 persone sane, di età media 41 anni, residenti in Corea del Sud, ha permesso di stabilire che, dalle tre alle cinque tazzine di caffè giornaliere, si ha un effetto sufficiente e idoneo a mettere al riparo le arterie dal rischio di sviluppare occlusioni (placche), nell’ambito ovviamente di una dieta equilibrata. Una metanalisi, pubblicata sull’ European Journal of Epidemiology concluderebbe che il consumo di caffè, in adeguate quantità, potrebbe indurre la riduzione del rischio di mortalità: aiuta infatti nella prevenzione della cirrosi e ad abbassare le transaminasi e le gammaGT, stimola la lipolisi nel tessuto adiposo favorendo il dimagrimento, contribuirebbe a una minore insorgenza di alcuni tumori, in particolare del colon-retto e del fegato, e di sviluppo di malattie cardiovascolari. Il caffè ha anche proprietà antinfiammatorie che sembrano essere correlate al contenuto in polifenoli, soprattutto l’acido clorogenico.
Buone notizie quindi per gli italiani, modesti consumatori della bevanda, che ne che ne possono bere senza problemi anche più di due tazzine al giorno. Con qualche precauzione, il caffè non andrebbe infatti consumato da chi ha disturbi del sonno, specie nelle ore serali perché l’emivita della caffeina è di 1-2 ore e potrebbe influenzare la fase dell’addormentamento. Occorre fare attenzione in caso di alcune aritmie cardiache e nei soggetti con gastrite e ulcera (sull’apparato gastrointestinale la caffeina aumenta la secrezione di acido cloridrico e pepsina nello stomaco, anche se non causa reflusso gastro-esofageo, gastrite o ulcera nei soggetti sani). Inoltre nelle persone con osteopenia (densità minerale ossea più bassa del normale) o osteoporosi (condizione in cui lo scheletro è soggetto a perdita di massa ossea) o anemia, è consigliabile evitarlo a ridosso e dopo i pasti principali, in quanto la caffeina limita l’assorbimento del calcio e del ferro, va inoltre consumato con più moderazione nelle donne in gravidanza e allattamento. Conta però anche il tipo di caffè perché la caffeina contenuta può essere sensibilmente differente: il caffè americano contiene circa il doppio di caffeina del caffè espresso, sia normale che in cialde. Di contro il decaffeinato non contiene caffeina, se non in tracce, ed è indicato soprattutto la sera o per chi soffre di insonnia.
Un’ultima ma preziosissima informazione: il caffè è amaro, è il suo carattere. Mettere zucchero nel caffè è un gesto che annulla il suo naturale carattere. E’ solo questione di abitudine e si può assaporare al meglio l’amaro del caffè, senza zucchero, sfruttandone così i benefici, senza aumentare la glicemia.