VERCELLI, VIOLENZE SUI BIMBI, ARRESTATE TRE MAESTRE

DI CHIARA FARIGU

Le immagini immortalate dalle telecamere della Polizia pare non lascino adito a interpretazioni sui metodi “educativi” messi in atto da tre maestre di una delle scuole d’infanzia più rinomate di Vercelli. Urla, strattonamenti, minacce di punizioni, qualche tirata d’orecchi per ristabilire l’ordine in classe.Un clima di terrore fisico e psicologico”, lo hanno definito gli investigatori. I quali, in seguito ad una denuncia partita da una madre che casualmente aveva assistito alla scena di una maestra che rimetteva in fila un bambino afferrandolo per i capelli, avevano installato, di notte, in diversi locali della scuola, ben 11 telecamere.

L’aula incriminata era l’ultima dell’edificio, al termine di un corridoio a L, la più riservata e anche la più lontana dalle altre. E forse per questo anche la meno accessibile al resto del personale scolastico dell’istituto che si dice all’oscuro di quanto succedeva. “Com’è possibile che nessuno sentisse quelle urla?”, si domandano ora i genitori, dopo il video choc che sembra inchiodarle, e la stessa dirigente scolastica che da quelle insegnanti sostiene di sentirsi “tradita”.
I fatti, se accertati, non trovano giustificazioni di alcun genere. Al momento le tre indagate sono agli arresti domiciliari.

Ma l’istituto comprensivo “Janusz Korczak”, fiore all’occhiello della cittadina piemontese, ha subito un vero scossone in ritorno d’immagine. Intitolata all’educatore polacco di cui si applica il metodo, basato sui valori dell’ eguaglianza, fratellanza, libertà e solidarietà, nonché rispetto e complicità del e col bambino, il vero attore su cui investire per realizzare i cambiamenti per mettere al sicuro il futuro dell’umanità. La testa e il cuore degli adulti non si cambia, sosteneva il pedagogista ebreo, sono troppo rigide e piene di pregiudizi. E’ sui bambini che occorre investire, dando loro i giusti valori, facendoli crescere con amore, perché sono il futuro dell’umanità. Teoria che mise in pratica, sempre. Mettendosi al servizio del bambino e della sua causa, affinché crescesse libero da condizionamenti e pregiudizi e non avesse a conoscere, come lui, gli orrori della guerra e delle persecuzioni. Amore, rispetto e nessun tipo di violenza mai, nè fisica nè psicologica, erano le basi della sua educazione e dei metodi impartiti nelle sue scuole e negli orfanotrofi per bambini ebrei.

Con queste premesse, è facile comprendere “il tradimento” a cui allude la preside. Un tradimento di quei valori di cui la scuola si ammantava e che la poneva ai primi posti nelle preferenze dei genitori. Un tradimento per questi ultimi e per tutti gli altri docenti che di quei valori ne hanno fatto tesoro.

Spetterà ora agli inquirenti “leggere” con dovizia quelle immagini e contestualizzarle con le cautele del caso. Il video choc, reso pubblico dai media, com’era immaginabile ha dato la stura a reazioni forcaiole. Creare dei mostri, lo abbiamo visto in altri contesti, non serve né a fare chiarezza né ad evitare che casi del genere si ripetano. Di questo ne è consapevole la stessa dirigente scolastica che tuttavia si dice contraria all’installazione delle telecamere a prescindere (chieste a gran voce dal garante dei diritti dell’infanzia) perché non solo andrebbe a inficiare la spontaneità della didattica ma falserebbe il naturale rapporto tra educatori e bambini. Si dice pronta a garantire maggiori e periodici controlli e una ristrutturazione dell’edificio, soprattutto in quella parte con la forma a L.

“Oggi pensavamo di avere la scuola deserta, sono venuti tutti. Cosa ci chiedono i genitori? Aiuto. Perché sono stravolti esattamente come lo siamo noi. Sia i familiari della sezione incriminata, sia gli altri devono aiutarci a ricostruire le mura. Lo faremo insieme ai docenti che sono rimasti e ai bimbi” ha dichiarato la dirigente Chiarello.

Ricostruire le mura, dice la preside.

Ogni sforzo potrebbe rivelarsi inutile al pari dell’installazione delle telecamere se, come più volte sostenuto dal dottor Vittorio Lodolo D’Oria, il massimo esperto in Italia sullo STRESS LAVORO CORRELATO (SLC) e sul BURNOUT degli insegnanti, non si parte dalla tutela della salute fisica e soprattutto mentale del corpo docente, messo a dura prova dall’usura dell’insegnamento. Prevista oltretutto dal DL 81/08. Una legge mai applicata, per, manco a dirlo, mancanza di fondi.

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