AMAZON E NON SOLO: LA RIBELLIONE DEI LAVORATORI SCHIAVI

DI LUCIO GIORDANO

Non c’è dubbio: ancor più del tema  migranti, le prossime elezioni si giocheranno sul lavoro. E le vincerà quel partito che riuscirà a dire e fare cose chiare per  allontanare   per sempre le persone  dal medioevo  liberista che stiamo vivendo da una trentina d’  anni a questa parte.

In realtà qualcosa si muove, finalmente. Lo sciopero di ieri dei dipendenti Amazon di Piacenza e di sei filiali tedesche, un dieci per cento a dar retta alla multinazionale americana, un 60 per cento secondo i sindacati, fa capire che la corda si è spezzata. E che quando sottoponi i lavoratori a ricatti continui, a forme di coercizione occulta, a schemi di lavoro vecchi di un oltre un secolo, che ricordano la catena di montaggio della Ford,  gli schiavi dicono basta. Gli schiavi si ribellano, stanchi di avere dirigenti che li controllano anche per andare al bagno,  che calcolano con un tester quanti chilometri percorri durante il giorno mentre voli da uno scaffale all’altro del magazzino o inviano lettere confidenziali per avvertire che non sono stati raggiunti gli obiettivi minimi, come capitato ad una dipendente di una società interinale che fornisce il personale alla Rayanair: ‘vendi più profumi o scattano provvedimenti disciplinari’. Che poi, sembra un dettaglio, ma il compito delle hostess dovrebbe essere quello di fornire assistenza ai passeggeri e non di ronzare fastidiosamente attorno ai clienti per vendere qualche biglietto del bingo in più.

Tutta una corsa, tutto un modo per smerciare prodotti secondo le logiche più retrive del capitalismo. Disumano è dir poco. Il lavoro, senza discutere nemmeno sui salari al ribasso,  dovrebbe essere, se non proprio  un piacere,un modo per veder realizzate le proprie aspirazioni. E i rapporti con i dirigenti dovrebbero essere basati su umanità e collaborazione che automaticamente porterebbero a produrre di più e meglio. Parole al vento. Che umanità puoi pretendere, infatti,  da persone che sono state messe a dirigere non per le proprie competenze ma semplicemente per la loro capacità di fare i mastini dei loro grandi capi? Straccioni senza dignità, ecco cosa sono i dirigenti di oggi. Niente a che vedere con quelli di una quarantina d’anni fa, capaci ( in molti) di entrare in perfetta empatia con i loro dipendenti  e di rendere spesso il lavoro piacevole anche se faticoso.

“O così o te ne stai a casa. E  poi, vedrai: quando ci sarà l’automatizzazione, l’ingresso massiccio dei robot che  ci sostituiranno, non ci sarà più lavoro per nessuno”, blatera qualcuno. “Non siamo più nel 900”, aggiunge ancora costui  dandosi una verniciata di incomprensibile modernità. Vero, non siamo più nel 900. Siamo tornati, ben che  vada, all’800, alla rivoluzione industriale. Con la complicità di sindacati che hanno preferito la concertazione ( spesso in totale favore dei cosiddetti padroni) alla lotta. E che  che ormai da molti vengono dipinti come  assenti o accusati di fare comunella con i datori di lavoro che dovrebbero sfidare sulle regole morali, su modalità di lavoro all’avanguardia e che  in realtà sono di retroguardia. Appare scontato: quando i sindacati, fondamentali nelle società moderne,  decidono per davvero di stare al fianco dei lavoratori, come quelli di base, è evidente che i padroni delle ferriere tremano e il mondo del lavoro viene scosso dalle fondamenta.

La realtà è che in effetti  tutto il mondo del lavoro dovrebbe essere scosso, cambiato alla radice. E’ incomprensibile che chi , dopo aver studiato una vita da medico , venga pagato con una pizza e una birra o una lezione di sci, come raccontano i membri di un gruppo di dottori su facebook, che chiedono su quella pagina  di dire basta allo sfruttamento delle loro prestazioni professionali. Assurdo poi che ci siano giornalisti pagati 3 euro lordi ad articolo,  architetti costretti a reinventarsi gestori di Bnb delle case che ristrutturano, con inevitabili accordi al ribasso, o avvocati messi con le spalle al muro: 600 euro per stare in uno studio legale, di giorno, e a fare il cameriere la sera. Per arrotondare.

Scandaloso , in definitiva,  che le regole vengano aggirate, vilipese. Che trionfino il gratis e la precarietà. Dappertutto. E’ un discorso di civiltà, di intelligenza: merce rara, quella sì, in questo mondo sempre più marcio .Come ricordava sere fa in tv il noto finanziere Davide Serra, le famose riforme come il jobs act sono indispensabili per far ripartire l’economia. Peccato che  servano solo al  mondo che vive di paradisi fiscali,, e non paga le tasse, per fare più affari, ammonticchiare sempre  più ricchezza, dimenticando che quei soldi, nel passaggio finale della vita, ti serviranno solo ad un’emerita ‘cippa’.

No, non va affatto bene. Stiamo bruciando altre generazioni sul fuoco del capitalismo selvaggio. Un paio le abbiamo già consumate ed è forse il momento di dire un no forte e chiaro ad altre vittime sacrificali. Anche perchè è talmente banale e scontato:  se il lavoro diventa sempre più liquido, precario, mal pagato e senza garanzie, sarà il mondo a fermarsi. Nessuno farà più figli, nessuno investirà più su niente, nessuno consumerà, se non quel dieci per cento di pirati in giro per il mondo, che vive nei  castelli speculando sulle vite degli altri. E alla fine poi, anche costoro si sbatteranno in faccia le loro merci prodotte , invendute . E faranno coriandoli dei loro titoli azionari con i quali hanno giocato per decenni a scommettere sulla sconfitta di intere nazioni .

Serve insomma, e non è una chimera,  ripristinare garanzie sindacali, contratti a tempo indeterminato e salari o stipendi degni di questo nome. Serve isolare i Paesi canaglia dei paradisi fiscali e chiudere quelle multinazionali che evadono il fisco per milioni di euro. Poche storie, dunque: serve tornare all’ umanità perduta 50 anni fa. Perchè tra il dopoguerra e il medioevo di oggi, anche i più idioti capiscono che si stava meglio prima. E che la rivolta sociale è ormai dietro l’angolo, pronta ad esplodere al primo segnale. Perchè chi ha smesso di vivere per colpe altrui, ad un certo punto non ha davvero  più nulla da perdere.