ARRIVA IL REDDITO D’INCLUSIONE PER LE FAMIGLIE IN DIFFICOLTA’

DI: MARINA POMANTE

Dal 1° gennaio 2018 partirà il REI Reddito di Inclusione, uno strumento per contrastare la povertà e destinato alle famiglie più bisognose, voluto dal Governo con la Delibera del 29 agosto 2017 del Consiglio dei Ministri. Questo provvedimento andrà a sostituire due forme di sostegno del reddito già esistenti, il SIA Sostegno all’Inclusione Attiva e l’Asdi Assegno di disoccupazione. Andrà ad interessare 500 mila famiglie, circa 1,8 milioni di persone di cui 700 mila sono minori.

Secondo la composizione della famiglia è prevista l’erogazione di importi diversi, per una persona sola, l’importo erogato sarà pari a 190 euro mensili, fino ad arrivare a 490 euro previste per nuclei familiari di almemo 5 componenti.
L’assegno sarà erogato per 18 mesi e potrà essere rinnovato ma sarà necessario che siano trascorsi almeno 6 mesi dall’ultima erogazione, prima di poter fare nuova richiesta che in caso di rinnovo, avrà durata di 12 mesi.
Le famiglie che beneficeranno di tale supporto, riceveranno una Carta di pagamento elettronica (Carta Rei) dove troveranno versato mensilmente l’importo spettante. E’ prevista la possibilità di prelevare contanti pari alla metà della cifra nella Carta, usandola come fosse un bancomat e per la metà rimanente si potrà fare acquisti negli esercizi convenzionati col progetto REI.

La parte della concessione della quota di spettanza che abbiamo visto, è vincolata dal numero dei componenti della famiglia, è solo una degli aspetti del Provvedimento. Esiste anche una parte che prevede l’inclusione sociale in ambito lavorativo per il superamento della condizione di povertà.
Saranno indicati gli obiettivi generali e i risultati specifici da raggiungere nel percorso all’inserimento o al reinserimento nel mondo del lavoro e i sostegni, in ragione dei determinati interventi e servizi necessari al nucleo familiare.
Il beneficiario del REI sarà condizionato a svolgere delle specifiche attività che saranno monitorate dai Comuni. In caso di rifiuto dell’attività indicata da parte del beneficiario, potrebbe essere negato il supporto del REI.

I BENEFICIARI
Sono i nuclei familiari ad essere beneficiari e non gli individui che compongono la famiglia e naturalmente, devono essere in possesso dei requisiti economici che prevedono una soglia del valore ISEE non superiore ai 6.000 euro annui. L’eventuale patrimonio immobiliare (che non sia la casa di abitazione) non dovrà essere superiore a 20.000 euro (la soglia scende a 6.000 euro per i nuclei familiari composti da una sola persona e 8.000 euro per nuclei composti da due persone).
I richiedenti non potranno nemmeno avere un patrimonio mobiliare superiore a 10 mila euro.
Le domande non saranno accolte nemmeno nei casi dove anche solo un componente del nucleo familiare, possegga un autoveicolo o un motoveicolo immatricolato per la prima volta nei precedenti 24 mesi dalla domanda. Naturalmente ne sono esclusi autoveicoli e motoveicoli per persone con disabilità.

REQUISITI BUROCRATICI
Esistono però anche dei requisiti che riguardano la parte tecnica sui requisiti di cittadinanza e residenza, vediamo di capire quali.
Il componente che richieda il beneficio deve essere residente in Italia da almeno 2 anni e può essere: cittadino italiano o comunitario; familiare di cittadini italiani o comunitari titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente; cittadino straniero in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo; titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria).

Il Rei non riuscirà a soddisfare tutti i richiedenti che avranno diritto all’assegno e verrà data la precedenza ai nuclei familiari che: abbiano almeno un figlio minorenne oppure un figlio con disabilità, anche maggiorenne, ai nuclei dove ci sia una donna in stato di gravidanza ed infine a quei nuclei famigliari dove ci sia almeno un disoccupato che però abbia compiuto i 55 anni di età.

I punti per l’accesso al Rei che saranno istituiti dai Comuni, potranno accogliere, a partire dal 1 dicembre 2017, tutte le domande che saranno presentate, queste verranno poi inviate all’Inps entro 10 giorni e sarà lo stesso Inps, che dopo fatte le verifiche risponderà entro 5 giorni e comunicherà se la domanda è stata accolta. Dopo un mese dall’accoglimento della domanda, inizierà l’erogazione dell’assegno.

Esaurita la parte tecnica, quella dei dettagli e delle spiegazioni che interessano senz’altro quelli che per ragioni sociali sono motivati a conoscerne profondamente dettagli e dinamiche, ci sono da fare molte altre considerazioni e valutazioni su questo provvedimento del Governo che annuncia di voler dar una spallata importante alla povertà.
Il primo punto che viene alla mente è proprio la “graduatoria” che malgrado si posseggano gli elementi e le caratteristiche che danno diritto a richiedere il Rei, non garantisce la sua erogazione, almeno non in automatico, questo va motivato in ragione delle risorse stanziate dal Governo, che ovviamente non possono comprendere l’erogazione a tutti, creando così una specie di “figli e figliastri” dovuto proprio ai meccanismi della graduatoria.
Ma non esistono poveri più poveri di altri, verrebbe da dire, allora perchè lasciare senza risposta quei cittadini che non ce la faranno ad essere tra i primi ad approfittare di questa opportunità? Dal Governo e dagli operatori e assistenti sociali del settore, provengono rassicurazioni, non saranno inascoltate le istanze di tutti, si tratterà soltanto di attendere che si esaurisca la prima ondata e poi ci saranno altri “fortunati” che saranno presi in considerazione.
Niente di più facile ed ovvio, se non fosse che intanto, gli altri in attesa, continuano a non disporre di mezzi di sostentamento…

Un’altro elemento che è impossibile non prendere in esame è la cospicuità dell’importo erogato. E’ evidente che un aiuto economico articolato nell’ordine di una “elargizione” che preveda una forbice che va dai 190 ai 490 euro/mese, non riuscirà nemmeno lontanamente ad avvicinarsi al concetto di dignità, nessuno può pensare di poter soddisfare le necessita di una famiglia di 5 persone con 490 euro… I più ottimisti, penseranno che sia sempre meglio che niente ma i maligni potrebbero obiettare invece che è solo un palliativo di questo Governo per gettare ennesimo fumo negli occhi e far vedere che la questione dei ceti deboli sta a loro a cuore, il welfare è in cima alle preoccupazioni dei politici… Eh già!

Sicuramente è un dato positivo che ci sia un reddito di “sopravvivenza” ma il dubbio resta sul periodo successivo ai mesi di erogazione, pensando a tutti quei cinquantenni fuori dal circuito lavorativo, viene da riflettere su quali prospettive si apriranno a loro. Esaurito il dissenso che indica comunque come insufficiente l’importo che costoro hanno percepito, ci ritroviamo a ragionare sulle reali opportunità di un reingresso nel lavoro, se a questo non si è provveduto prima e non si è trovata la soluzione per riconsegnare la giusta dignità, come ci si dovrà porre nei confronti di questi cittadini all’esaurirsi del Rei?

La card che sarà ricaricata ogni mese ci offre la possibilità di prelevare denaro come fosse un bancomat ma, solo per il 50% della cifra erogata, la restante parte dovrà essere destinata ad acquisti presso esercizi convenzionati. L’auspicio è che tra i negozi convenzionati, esistano anche e soprattutto discount ed hard discount, dove la possibilità di spalmare la cifra su più prodotti è più realistica, piuttosto che in un negozio dove i prezzi sono di fascia medio alta.

In conclusione, questa risoluzione contro la povertà, dopo un’attenta analisi critica, parrebbe di scarsa efficacia e destinata solo a pochi. Eppure in tutta Europa o quasi, esistono provvedimenti analoghi che garantiscono la vivibilità (piuttosto che la sopravvivenza) ai cittadini in stato di povertà anche temporanea. Cosa ci obbliga a mettere da parte questa impellenza e relegarla ad un ruolo di secondo piano, in base all’agenda di Governo? Perchè nessuna Forza politica non attiva un moto di protesta per soddisfare questa parte importantissima dello Stato Sociale? Le crisi dei Mercati internazionali, hanno prodotto impoverimento e creato importanti sacche di povertà nei vari Paesi ed ognuno di questi, ha cercato ed individuato la soluzione per sopperire a questo disagio, alcuni Paesi sono riusciti praticamente ad annullare il concetto di “povertà assoluta” e altri hanno ridotto molto l’incidenza di tale fenomeno. Mettere del denaro nelle tasche della gente, equivale alla riattivazione dell’economia. Come può esistere una “domanda” che soddisfi “l’offerta” se i cittadini non posseggono risorse?

I paragoni con un reddito minimo garantito, instaurato, ad esempio, in Germania, sono palesi.
Dal 2005, in Germania è in vigore l’Hartz IV destinato ai disoccupati ed occupati che necessitano di integrazione per raggiungere il livello minimo di sussistenza, riguarda i cittadini dai 15 ai 65/67 anni. Le differenze economiche con il nostro Paese sono naturalmente considerevoli ma è sullo stile di vita che ha da sempre attenzionato lo Stato Sociale, che scaturiscono provvedimenti degni di una Nazione che si preoccupa di eliminare la parole “cittadini poveri” dal proprio vocabolario.

Concludendo, il parere che molti esprimono sul Reddito di Inclusione è che rappresenta solo una Misura inadeguata, utile soltanto a controbattere proposte di altre Forze politiche, cercando di mettere a tacere le rimostranze dei cittadini.