QUELLA VIOLENZA CHE NULLA HA A CHE VEDERE CON L’AMORE

DI ANNA LISA MINUTILLO

Di parole se ne sono dette molte, per qualcuno continuiamo ad essere esseri inferiori, per altri siamo sprovvedute e quando accade chissà perché ce la siamo sempre andata a cercare.
C’è chi sostiene che parlando troppo di violenza sulle donne si esortino i mal intenzionati a continuare, che gli si dia troppa importanza.
C’è chi giudica il nostro abbigliamento, cosa indossavamo, quella sera, ma non si chiede mai cosa indossassero invece gli stupratori.
C’ è chi vede solo gli “orchi” fuori in strada senza rendersi minimamente conto che se ne stanno belli comodi sul divano di casa, la maggior parte delle volte.
C’è chi nemmeno ascolta più, tanto è solo una tragica “classifica” destinata ad aumentare, senza rendersi conto che non si parla di numeri ma di vite che spesso, troppo spesso vengono spezzate proprio dalle mani di chi ha sempre sostenuto di amarle.
C’è chi non si preoccupa di cosa voglia dire per i bambini assistere ad aggressioni continue, ad urla e botte che volano all’improvviso proprio nelle loro case, quelle che dovrebbero accoglierle e farli sentire al sicuro.
C’è chi non pensa che questi atti violenti alla fine lasceranno in loro solo la paura di amare, di credere ancora in questa parola, quasi come se fosse un vantaggio insegnare a diffidare di ogni uomo che si incontrerà nel percorso della vita.
C’è chi cerca di comprendere, chi si logora l’anima, chi giustifica le proprie frustrazioni, chi non vuole porre rimedio perché forse solo attraverso il suo imporsi riesce a sentirsi “uomo”.
Ci sono pene non certe, difese che si arrampicano sui pregiudizi, interventi preventivi dimenticati nei cassetti di chissà quali uffici, mancanza di educazione sentimentale, denunce inascoltate, alibi che hanno più rilievo del dolore..
Una vita spesa male, in cui tutti sono contro tutti quando lo scegliersi, l’amarsi dovrebbero essere e rappresentare la serenità , la gioia dell’essersi incontrati.
Ci sono avvocati che difendono presunti aggressori, sostenendo che essendo gli stessi dei “bei ragazzi”, non avrebbero avuto bisogno di stuprare per ottenere compagnia.
Quasi come se a stuprare fossero solo “brutti ragazzi”, quasi come se fosse implicito che una donna, trovandosi a relazionare con un bel ragazzo, inevitabilmente debba decidere di concludere l’incontro con una “bella scopata”, quasi come se bastasse solo questo requisito alle donne per decidere di andare oltre con qualcuno..
Spesso si rilasciano dichiarazioni che sono dannose quasi quanto le violenze subite, se non di più, e non ci si rende conto che la violenza discriminatoria e subdola nasce proprio da li.
Non esistono ambienti dove questa “ nuova moda” non sia entrata, non esistono età o grado di cultura, non esiste nazionalità o professione svolta, esiste solo l’arroganza del ritenersi quasi in “dovere” di provarci, di tenere vivo ciò che si è sempre sostenuto avvenisse, salvo poi ritrovarsi con famiglie distrutte, con esclusioni e giudizi inclementi incollati addosso, con la solitudine esistenziale nonostante il mondo parli costantemente di loro, di questi “orchi” acculturati e ben vestiti che di bello non hanno proprio nulla, ma che amano solo egoisticamente se stessi .
Poi ci sono invece quelli che non sopportano che un legame possa avere fine, che scatenano la loro furia omicida dopo il rifiuto del protrarsi di situazioni violente alle quali assoggettavano le loro vittime già da parecchio tempo.
Quelli che devono incontrati per “l’ultima volta” e fanno si che lo diventi davvero, lasciandoti li come se fossi nulla, come se non ti avessero mai conosciuta, come se la tua morte possa donare loro chissà quale felice futuro..
Esistono anche quelli che non ti uccidono ma te la devono “far pagare cara” ed allora , vilmente decidono di distruggere il tuo volto con l’acido, così diventa : “o con loro o senza nessuno” , ma non hanno capito che l’amore va oltre l’aspetto, l’amore non si ferma difronte a nulla quando è sano, l’acido non deturpa ciò che sei come persona ma solo ciò che di te appariva, chi sei, ciò in cui credi, la tua libertà di continuare ad essere non te la toglie un volto, appartiene a te.
Mentre alcuni volti “feriti” guariscono, quello di chi ti ha aggredita rimane li, intatto in tutta la sua pochezza , e sarà con tanta pochezza che si dovrà confrontare quotidianamente.
Violenza da non imitare, da cui prendere le distanze fortemente, violenza da non giustificare, da non elevare ma a cui indirizzare tutto lo schifo che si prova, appena la si ravvisa anche seppur debolmente.
Non bisogna minimizzare episodi apparentemente banali rivolti alle donne, chi vuole prevaricarti già non ti sta rispettando, quindi : “tanti saluti ed ognuno per la sua”. Togliamoci dalla testa l’idea di voler cambiare qualcuno, questo non avverrà, al massimo si smusserà qualche spigolo ma nessuna illusione a riguardo.
Due parole anche alle donne che sono solidali tra loro, che cercano di dare consigli, che provano ad informarsi, che non sono distratte dalle “false mode” del momento: smettete di inveire contro chi dite invece di ammirare, smettete di riempire bacheche con post offensivi e volgari all’indirizzo di altre persone che sono donne come voi e quanto voi.
Smettete di fare “vostri” atteggiamenti in cui dite di non identificarvi, cercate di restare unite, sempre, non solo quando c’è una giornata dedicata alla violenza che ci viene data “in premio” per essere nate donne.
Siate il cambiamento, realmente, con gli atti e non solo con gli slogan che pur essendo importanti, vengono dimenticati quando si passa dalla parte di chi giudica ma non educa.
E’ un giorno che deve durare un anno, e dopo quell’anno devono seguirne altri in cui non deve mancare il coraggio per dire BASTA!, perché è assurdo che in un mondo che si definisce “civile” si sia ancora qui a dover lottare per ricevere diritti che ci spettano di diritto.
Ricordate che gli “zerbini” servono per pulirsi i piedi e che non siete nate per quello, e ricordate che per le briciole esistono le formiche, non regalatevi a chi non ha mai tempo per voi ed a chi sta con voi perché vi considera un suo bisogno e non una fortunata opportunità a cui donare amore e non delusione e dispiacere.
Una donna lo sa, una donna lo sente quando non c’è chiarezza, quando i termini usati nel rivolgersi a lei creano dolore e feriscono, quando girano troppe parole e pochi fatti, quando l’ascolto e l’attenzione vengono meno perché chi le accompagna è più preso da ciò che è lui e non da ciò sostiene di trovare in lei.
Impariamo a volerci bene, a non svenderci, a non dedicare attenzione a chi non la merita, ma non dimentichiamo mai che abbiamo il diritto di vivere la nostra vita e non quella che qualcuno non in grado di gestirsi nemmeno la sua vorrebbe imporci.
Amiamo, viviamo, teniamo aperti i cuori ma anche gli occhi e le orecchie, soprattutto ascoltiamo quanto e se è sereno il nostro vivere, se non ci sono i presupposti non è amore, ma solo una favola che raccontiamo a noi stesse, occhio però che chi ci chiama “principessa” a volte uccide!