L’ANORESSIA VIAGGIA SULLA RETE, SERVE UNA LEGGE PER FERMARLA

DI RENATA BUONAIUTO

E’ stato chiuso un blog che istigava all’anoressia, una mamma ha detto basta a questo calvario che vedeva coinvolta sua figlia una quindicenne di Ivrea che da mesi rifiutava di mangiare o si chiudeva in bagno, subito dopo, per vomitare.

“Appena ti svegli la mattina non mangiare. Se proprio senti il bisogno di ingurgitare qualcosa opta per il caffè americano… Bevi tantissima acqua, anche se ti stai per sentire male, aspetta cinque minuti e poi ricomincia a bere….”
Ha iniziato ad indagare da sola, cercando indizi sul pc della figlia, poi individuato il blog ha sporto denuncia, sono partite le indagini ad opera del vicequestore Gianluigi Brocca, dopo un anno la diciannovenne è stata individuata, l’accusa: “istigazione al suicidio”. Ma basterà?
Sembra proprio di no, al momento c’è una proposta di legge per l’introduzione al reato d’istigazione all’anoressia (reato 580 bis), proposto da Michela Marzano (PD), ma la strada è ancora lunga.
L’anoressia come la bulimia stanno raggiungendo livelli di diffusione gravissimi, sono circa 3 milioni le persone coinvolte, (il 20 %, bambini fra gli 8 ed i 14 anni) 3240 le vittime lo scorso anno.
Chiudere un blog, oscurarlo non impediscono il riciclarsi su piattaforme diverse, i gruppi whatsapp crescono regolarmente. Oramai sanno anche nascondersi dietro nomi ed immagini angeliche, che mai farebbero ipotizzare di trovarsi alla presenza di “diaboliche sette”.
Perché è di sette che stiamo parlando, sette con tanto di disciplina e comandamenti da rispettare, di punizioni da subire ed umiliazioni pubbliche quando i risultati raggiunti non sono per il “gruppo”, soddisfacenti.
Dal blog “Pro Ana” così come da altri, vengono reclutati i potenziali adepti. Amministratori senza scrupoli poi, individuano tra loro ragazze capaci di tener alto il morale, di sostenere, di incitare, di punire.
“…Ti trascinerò in bagno, sulle ginocchia. Fisserai il water. Ti infilerai le dita in gola e, con molto dolore, il cibo uscirà. Dovrai farlo ripetutamente, finché non sentirai in gola il sapore del sangue e dell’acqua e saprai che non è rimasto più niente. Quando ti alzerai, ti girerà la testa. Non svenire! Stai in piedi! Sei una cicciona e ti meriti il tuo dolore.”

Il decalogo prevede tra l’altro:
Essere magri è più importante dell’essere sani
Non puoi mangiare senza sentirti colpevole
Non puoi mangiare cibi grassi senza punirti 
Perdere peso è bene, prendere peso è male
Essere magri è sintomo di vera forza di volontà ed autocontrollo.
Una vera violenza psicologica e fisica che sfugge a qualsiasi controllo, perché le vittime sono anche carnefici di se stesse, unico dio l’incondizionato amore per l’anoressia.
“ANA è la filosofia della mia vita. ANA è l’unica che può aiutarmi.”
Una mamma ha avuto il coraggio di denunciare, non è la prima e non sarà l’ultima, la rete ha un potere enorme quello di aprirci al mondo ma, qualche volta in questa rete si può rimanere imprigionati, impigliati, per uscirne serve l’aiuto di tutti, l’attenzione di tutti.
Adesso la ragazza sarà seguita da una psicologa, il suo rapporto con il cibo migliorerà, lo spettro dell’anoressia si allontanerà ma, la guerra sarà lunga, sedersi a tavola provocherà ancora ansia, guardarsi allo specchio genererà tensione, salire sulla bilancia sarà un confronto ancora difficile.
Ma la cosa più importante sarà ricordarci le parole di quelle ragazze che sono uscite dal tunnel, che hanno trovato il coraggio di dire basta, di amarsi un poco di più.
“Non arrendetevi, perché a volte mentre lottate per perdere peso, in realtà, state perdendo molto di più”.