PETROLIO LUCANO E ALTRI VELENI. CHI HA SPINTO AL “SUICIDIO” IL GEN. CONTI?


 

 

 

RAFFAELE VESCERA

La vicenda del generale del Corpo forestale dello Stato Guido Conti, trovato suicida nella sua Sulmona, in Abruzzo, qualche giorno fa, è ancora tutta da chiarire. Immacolato servitore del bene pubblico, guerriero contro gli insulti all’ambiente, dalla megadiscarica tossica di Bussi al traffico illecito di rifiuti. Strenuo difensore del corpo forestale dello Stato, principale baluardo contro la devastazione dei boschi che, non a caso, nel primo anno dello scioglimento del corpo, ha visto la sua tragica recrudescenza. In pensione a 58 anni, agli inizi di novembre è stato assunto dalla compagnia petrolifera Total in Basilicata quale addetto alla sicurezza ambientale. Ma bastano appena 15 giorni per gettarlo nella disperazione. Informato dal giornalista ambientalista lucano Giorgio Santoriello dei disastri provocati dallo smaltimento dei fanghi di depurazione, altamente inquinanti, e di altre faccende poco rassicuranti, dopo un manifesto disaccordo con l’amministratore delegato della compagnia Francois Rafin, lascia l’incarico e torna nella sua Sulmona, sconvolto, secondo le testimonianze della famiglia. Di più, trapelano notizie sul rinvio a giudizio di 23 responsabili della tragedia di Rigopiano, in cui il generale non figura, ma ne soffre comunque rimproverandosi di non essere stato abbastanza ligio nel controllo della costruzione del centro benessere, dove tuttavia non vi sono state vittime. Al mattino di un maledetto venerdì 17 novembre, esce di casa dicendo che sarebbe tornato per l’ora di pranzo, ma lo attendono invano. Viene trovato morto nella sua auto, ucciso da un colpo di pistola calibro 9 in suo possesso. Il resto è ancora mistero, alla pari del suicidio dell’ingegnere piemontese dipendente dell’Eni in Basilicata, Gianluca Griffa, dopo la sua denuncia degli sversamenti tossici nel terreno, e dopo le strane condanne, poi annullate in Cassazione al tenente della polizia ambientale di Potenza Giuseppe Di Bello, e alla geologa prof. dell’Università della Basilicata Albina Colella, entrambi “colpevoli” di aver fatto indagini “indesiderate” sull’inquinamento delle acque potabili del Pertusillo provocato dagli scarti del petrolio.

Questa è la lettera che il Generale Guido Conti scrisse a Renzi nell’ottobre 2016 per esprimere la sua opposizione allo smantellamento della forestale. Dalla missiva si evince il suo altissimo profilo umano e morale. È morto un servitore del bene comune.

“Sig. Presidente del Consiglio,

NOI siamo il CORPO FORESTALE DELLO STATO,

Mio Padre era un Ispettore Generale del Corpo Forestale dello Stato. Ed ha dedicato 40 anni della propria vita al CFS. Trasmettendo a me nessuna ricchezza. Ma un testimone morale. Fatto di passione, rettitudine, amore per la natura e il Corpo che la difende. All’epoca ha rimboschito, piantato e fatto piantare milioni di alberi. Srotolava tutto contento progetti su progetti di rimboschimenti di montagne brulle e arse in ufficio e a casa sul tavolo in tinello. Resuscitandole a nuova vita. Ricordo l’energia e l’attenzione che poneva nel percorrere, ispezionare, consigliare, dettare, manco fosse roba Sua. Ma poi capii che lo era. Anche Sua. Nostra. Compresi lì, osservando, il concetto di Bene Comune. E di sacralità del lavoro. Migliaia gli operai impiegati nei cantieri a far buche in montagna. A rinverdire, sistemare, proteggere.

Ero ragazzino, e un giorno mentre eravamo nella faggeta di Val Fondillo in Abruzzo mi permisi di chiedergli come mai andava poco… a messa. Avevo 10 anni. Stette un istante, mi guardò sorridendo che ancor mi pare di vederlo, poi serio aggiunse: “Io Nostro Signore lo incontro qui. Queste sono colonne, e guardò gli alberi, di una cattedrale talmente potente che mai nessun essere umano potrà edificare”. Si girò, e proseguì il collaudo di quel bosco. Come se niente fosse. Come se fosse normale, parlare così, ad un ragazzino di dieci anni. Io ho continuato, umilmente, a percorrere le Sue orme. In quello stesso bosco ideale.

Districandomi però non tra selve, ma tra leggi, indagini, intercettazioni, fascicoli, che parlano di traffici di rifiuti pericolosissimi, di acque avvelenate, di corruzioni e tanta tanta fatica, per il bene di tutti quei bimbi, di quegli uomini e donne, che lottano ogni giorno contro malattie nuove, Oncologiche le chiamano, senza sapere come l’abbiano contratte. Noi, Sig, Presidente, io e i miei soliti quattro gatti, crediamo di saperlo, come. Al sentire Ella, giorni fa decretare con animo lieto e, mi consenta, assoluta misconoscenza, lo scioglimento di una istituzione benemerita bisecolare e carica solo di DIGNITA’ , abnegazione ed efficienza, mio Padre è morto due volte.

Ed insieme a lui decine di migliaia di uomini che nella nostra Missione, perché’ tale è lo spirito che ci anima, hanno creduto e credono. E questo non posso permetterlo. Senza battermi fino in fondo. Perché trionfino equilibrio e buon senso. Me lo chiedono la Sua memoria e la dignità di uomini e donne che hanno creduto e credono in quello che fanno. A volte fino al sacrificio della propria vita. Che fosse tra le fiamme o in conflitto a fuoco, a soccorrer sepolti tra le macerie o roteando spericolatamente sulle fiamme alte a bordo di mezzi aerei.

Rifletta, Sig. Presidente, unitamente magari a qualche Suo cattivo consigliere. Perché tra l’altro Ella sta tagliando l’unica fdp con il bilancio in pari. Che non costa nulla. E non ha debiti. Al contrario di infinite e voraci partecipate regionali e statali ad esempio, o dei tanti carrozzoni sacche di sperpero e sottopolitica. Noi non si fa questo mestiere… per un piatto di lenticchie. Né viceversa per trenta denari.

Non si fa per speranza di chissà qual premio. Né per timor di punizioni. Si fa per INTIMO convincimento. Le cose buone non si gettano, soprattutto le poche rimaste. Si migliorano, si accudiscono e fortificano. A maggior lustro della Nazione, ed in amore e in difesa delle cose più belle e sacre del Creato. E dei fratelli Italiani.

Io e i miei collaboratori Le auguriamo tutti di cuore buon lavoro. E migliori consigli.

Viva il Corpo Forestale. Viva l’Italia”.