DAL MONDO “VIRTUALE”, UNA STORIA DI VIOLENZA “REALE”

DI RENATA BUONAIUTO

Troppe ombre dietro la morte di Michela Deriu, una giovane 22enne, trovata morta in casa di un’amica alla Maddalena. L’ipotesi iniziale di suicidio, giustificata dalla presenza di un piccolo biglietto accartocciato con la scritta “scusa”, comincia a vacillare.
Michela era sicuramente preoccupata, si sentiva in pericolo, minacciata, queste le confidenze fatte alla titolare del bar di Porto Torres, dove lavorava come cameriera ed alla quale però non aveva voluto dire nulla di più.
Certo è che volesse allontanarsi dalla sua città, per questo aveva acquistato due biglietti per la Maddalena e chiesto ospitalità all’amica. Ma i biglietti erano due quindi intendeva ritornare…e poi ci sono le confidenze fatte al suo arrivo, il bisogno di nascondersi per un po’. Ma da cosa? Da chi?
Da frammentarie confidenze, questa volta ad un amico, sulla presenza in rete di un video “hard” girato a sua insaputa, gli investigatori hanno iniziato a lavorare.
Guidati dal P.M. Giulio Dettori e in stretta collaborazione con i carabinieri di Olbia e Porto Torres, le loro indagini hanno portato ad un PC ed al suo proprietario, ma le indagini si allargano ed il numero di sospettati passa a tre. Tre presunti “amici” della vittima, al momento accusati di istigazione al suicidio, diffamazione e tentata estorsione.
Sempre secondo “silenziosi” racconti, Michela qualche giorno prima del suicidio avrebbe accennato ad un’aggressione avvenuta nella sua casa, sarebbe stata narcotizzata da sconosciuti ed al suo risveglio avrebbe visto sparire tutti i risparmi.
Anche questo racconto però appare strano, perché non sporgere denuncia? Forse conosceva i suoi aguzzini, forse temeva che se avesse parlato il video avrebbe oltrepassato le sottili trame della rete e sarebbe scivolato in quell’oceano immenso che ha già distrutto tante vite?
O forse era andata a rifugiarsi alla Maddalena proprio per trovare il coraggio di reagire, per chiedere aiuto, per cercare conforto… ma come ha detto Don Mario Tanza, parroco della Basilica di San Gavino, durante la Messa:
“Perché Michela non ha gridato? 
Perché ha solo sussurrato le sue paure? 
O forse ha gridato, ha bussato alle nostre porte, ma il suo grido non ha trovato ascolto?”.
Il giorno dopo il suo arrivo approfittando dell’assenza dell’amica, Michela ha deciso di smettere di lottare, questa guerra era troppo grande per lei, troppo umiliante, forse ha voluto proteggere la sua famiglia, forse ha pensato che quest’incubo non avrebbe avuto fine, un ricatto è per sempre si sarà detta mentre annodava quella corda, o forse ha solo pensato di essere sola, ferita, triste.
Ha pensato che quelle immagini sarebbero state un marchio troppo infamante, una “Lettera scarlatta”, da cui non potersi liberare mai più. Un video “hard” è un’arma che uccide al pari di una pistola, di un coltello, uccide l’anima, offende il corpo, annulla la dignità.
Come Tiziana Cantone, anche Michela ha detto basta alla vita, lasciandola ai suoi carnefici, ai suoi ricattatori, ma siamo certi che la Giustizia non tarderà a fare il suo corso valutando le responsabilità di tutti, e ponendo fine a questa violenza che di “virtuale” ha solo il nome.