FAKE NEWS, LE BUFALE DI CHI PARLA TROPPO PENSANDO MALE

DI ANNA LISA MINUTILLO

Un mondo di notizie, parole che riempiono testate giornalistiche, social, blog , parole troppo spesso poco pensate, poco verificate che nascono come “acchiappa click” ma che finiscono con il diventare “virali” in pochi minuti, destabilizzando i lettori ma anche incuriosendoli nella direzione sbagliata però.
Poche verifiche delle fonti, attratti da titoli che stridono con il contesto, supportati anche da immagini manomesse, raffiche di spot che imperversano nel web a cui i fruitori inesperti “abboccano” come fanno i pesci con gli ami, ma…c’è più di un ma, nel caso del pesce che abbocca all’amo a morire è solo il pesce, (con enorme dispiacere per il pesce badate bene) , con le fake news le conseguenze possono essere pesanti, data la velocità con cui si propagano e soprattutto per il seguito che hanno.
E’ chiaro che in un mondo che vive di esagerazioni, dove tutti sono abituati a nascondersi per potersi esprimere, le fake news trovano terreno fertile per diffondersi, senza minimamente farci preoccupare per le conseguenze che possono generare. Un mondo basato sull’esagerazione, si perché di contenuti ve ne sono davvero pochi, un po’ come a voler dimostrare che laddove non si arriva a colpire con la realtà, lo si fa usando la fantasia. La fantasia, si quella bella dote che ha il potere di rendere liberi pensieri e sogni ma che se usata male o peggio ancora, diffusa male, diventa foriera di negatività, cosa di cui non abbiamo bisogno. Incapacità di relazionarsi, di argomentare, il sentirsi superiori attraverso le frottole, il ricevere qualche consenso in più, tutte cose di poco valore rispetto al metterci sempre la faccia.
Cerchiamo di capire il significato del termine tanto in voga in un paese che non parla più come mangia e che forse non mangia nemmeno più mediterraneo (ma questa è un’altra storia)
COSA SONO LE FAKE NEWS?
La fakenews non sono altro che le notizie false o meglio le “bufale” come si direbbe nel gergo italiano.
Non esistono settori o categorie rimaste indenni, infatti le ritroviamo in politica, nello sport, nello spettacolo, sempre li pronte a dipingere persone per ciò che non sono, a condizionare risultati di elezioni, a mettere in subbuglio gli animi delle persone affezionate ad un cantante o ad un attore che seguivano da anni, creando allarmismi, ma molto più sottilmente ed efficacemente, nel condizionare psicologicamente la vita delle persone e non importa dove questi risiedano, prima o poi capiterà loro di imbattersi in una notizia “farlocca” ma di grande attrattiva per come è stata confezionata. Le fake news sono solo la punta dell’iceberg. Il vero “mostro” è la complessità delle informazioni a cui siamo sottoposti.
Il web è un mare di cose. I social sono una sorta di “supermercato dell’informazione”, dove ognuno acquista ciò che sembra più coerente con i suoi gusti, al di là della qualità e attendibilità del “prodotto”, anche se si tratta di narrative palesemente false.
La verifica delle fonti da persone o enti competenti, il cosiddetto fact checking, è stato richiesto e diventa sempre tema su cui discutere, da diversi analisti del web al fine di contrastare le bufale online. E’ una soluzione difficile da attuare poiché anche quando si contraddice la visione del mondo web che che l’utente ha, non si viene presi in considerazione. Accade infatti spesso in rete di notare notizie poco attendibili, di sottolinearne la non veridicità, e di segnalarle come “fake”, ma si continua a diffonderle serenamente, come se l’avvertimento scivolasse appunto nell’etere . Si riconosce l’autorevolezza al “sistema” che se mette in circolo quella notizia è perché corrisponde a verità.
Per ripararsi dal fenomeno delle fake news, purtroppo costantemente in crescita, anche il lettore deve imparare a sviluppare la consapevolezza che tutto che ciò che viene pubblicato, online come offline richiede un’attività di verifica delle fonti.

Viviamo in un’era in cui – nella pubblicazione di contenuti – quantità e velocità “hanno la meglio” rispetto alla qualità e all’attenta verifica delle informazioni, ed è sempre più frequente imbattersi nelle fake news, spesso rilanciate da testate ritenute autorevoli.
il digitale incide per velocità e quantità ma le fake news sono sempre esistite, in seguito, due esempi di ciò che è accaduto nel sesto secolo quando era considerata
dubbia l’attendibilità dei fatti raccontati da Procopio di Cesarea nella Storia segreta, o quando vi furono i tentativi di Pietro Aretino di condizionare le elezioni del papa nel 1522 con i suoi violenti sonetti (le pasquinate).
Fino a giungere nel 1980, quando una reporter del Washington Post vinse il Pulitzer con una bellissima e drammatica storia di un bambino di 8 anni eroinomane di terza generazione. Era tutto inventato. L’editor del Washignton Post fece un’inchiesta che dimostrò la cosa, e dopo aver pubblicato la storia fece le scuse ai lettori.
Questa storia delle fake news è pericolosissima. Potrebbe essere un’inchiesta definita da qualcuno fake, potrebbe accadere che il direttore dell’ufficio di comunicazione del Presidente degli Stati Uniti escluda dal suo briefing dei giornalisti perché riportano il falso, ma questo è già accaduto nella realtà il 24 febbraio 2017. Lo ha fatto il direttore della comunicazione di Trump, escludendo la CNN perché, lui sostiene, che il loro lavoro è inaccurato e che riportano notizie false.
Cosa si dovrebbe fare i giornalisti, dovrebbero dire ai loro direttori e editori che scrivere per ottenere i click non funziona più, e che bisogna rallentare per tornare a scrivere ed offrire un servizio di qualità ai lettori.
COME SI INDIVIDUANO LE FAKE NEWS?

1. Non fidarsi dei titoli: le notizie false spesso hanno titoli altisonanti scritti tutti in maiuscolo e con ampio uso di punti esclamativi. Se le affermazioni contenute in un titolo sembrano esagerate, probabilmente sono false. 2 Guardare bene l’URL: un URL fasullo o molto simile a quello di una fonte attendibile potrebbe indicare che la notizia è falsa. Molti siti di notizie false si fingono siti autentici effettuando cambiamenti minimi agli URL di questi siti. Accedendo al sito si può confrontare l’URL con quello della forma attendibile.3 Fare ricerche sulla fonte assicurandosi che la notizia sia scritta da una fonte di cui ci si fida e che ha la reputazione sia attendibile. 4. Fare attenzione alla formattazione: su molti siti di notizie false, l’impaginazione è strana o il testo contiene errori di battitura.
5. Fare attenzione alle foto: le notizie false spesso contengono immagini e video ritoccati. A volte le immagini potrebbero essere autentiche, ma prese fuori contesto.
6. Controllare le date: le date degli avvenimenti contenuti nelle notizie false potrebbero essere errate e la loro cronologia potrebbe non avere senso.
7. Verificare le testimonianze: controllare le fonti dell’autore per assicurarsi che siano attendibili.
8. Controllare se le altre fonti hanno riportato la stessa notizia: se gli stessi avvenimenti non vengono riportati da nessun’altra fonte, la notizia potrebbe essere falsa.
9. La notizia potrebbe essere uno scherzo: a volte può essere difficile distinguere le notizie false da quelle satiriche o scritte per divertire.
10. Alcune notizie sono intenzionalmente false usare le capacità critiche quando si leggono le notizie online e condividerle solo se non ci sono dubbi sulla loro veridicità.

LE FAKE NEWS NELLA DIMENSIONE VIRTUALE E SULLA CARTA STAMPATA

Ma vediamo cosa accade nella dimensione virtuale per cercare di capire qualcosa in più di questa intricata situazione
Tecnicamente si chiamano “haters” (“odiatori”), ma c’è anche chi li definisce “leoni da tastiera“, descrivendo così la loro attitudine a nascondersi dietro il mezzo informatico per non affrontare direttamente le persone e le categorie contro cui vomitano il loro disprezzo. Il fenomeno è in crescita e resiste alle recenti policy adottate dalle governance dei social network.
Gli haters individuano categorie che vengono “prescelte” e che diventano più bersagliate di altre. A partire dagli immigrati. Su alcuni siti e pagine fan sono quotidianamente postate notizie riportanti fatti di cronaca attribuiti ai migranti, allo scopo di facilitare nel lettore l’associazione tra crimine e profughi. In alcuni casi si tratta di episodi realmente accaduti che vengono enfatizzati, in altri di vere e proprie fake news.


Tempo fa, ad esempio, su uno di questi siti venne pubblicata la “notizia” (poi rimossa) secondo cui l’ex ministra dell’Integrazione, Cecile Kyenge aveva definito l’Italia un “Paese di m…“. Nello stesso articolo veniva riportata l’intenzione dell’allora esponente del governo Letta di costituire uno Stato indipendente riservato agli immigrati in Italia. Una bufala che, ha ottenuto centinaia di visualizzazioni e tanti like da parte degli utenti.
Bebe Vio, protagonista inconsapevole di una pagina Fb nella quale se ne promuoveva lo stupro. Il fatto è stato reso noto dal Codacons e dalla stessa sportiva (che ha denunciato gli autori) e la fanpage è stata chiusa.
Bisogna compiere un passo indietro nel tempo per arrivare fino all’isteria collettiva con cui la notizia di stupri di massa di donne tedesche ad opera di richiedenti asilo nord africani venne accolta in tutto il mondo, era un falso clamoroso. La notte di capodanno a Francoforte nel 2016 fu segnata da un orda di nord africani, ubriachi, affamati di sesso, lo stupro collettivo di centinaia di donne tedesche fece inorridire il mondo: ma questo fatto non è mai successo.
La Bild, il primo quotidiano tedesco per numero di lettori, pubblicò la notizia in esclusiva, ed ha ammesso che le violenze compiute da richiedenti asilo a danno di donne tedesche, a Francoforte non hanno mai avuto luogo.
Le denunce presentate alla polizia fecero scattare le indagini condotte dalla polizia tedesca che non ha trovato riscontri oggettivi. Le accuse sono prive di fondamento si legge in una dichiarazione della polizia di Francoforte pubblicate martedì 14 febbraio, ed è il risultato di una indagine approfondita e completa. Fonti di stampa parlarono di almeno 1.200 aggressioni in diverse città tedesche.
La notizia venne ripresa dai quotidiani di tutto il mondo, sull’onda emotiva dei fatti di Colonia e Parigi, avvenute un mese e mezzo prima, dove persero la vita 137 persone in attentati terroristici di matrice islamica al Bataclan e Stade de France.
Nel 2016 si è parlato molto delle fake news in occasione delle elezioni americane perse da Hillary Clinton contro Trump la quale ha attribuito loro la causa della sua sconfitta. In realtà la Clinton ha perso le elezioni per via di mail che partivano dal suo server privato. E da li si è potuto conoscere molto più di lei. Non si è capito chi sia stato a diffonderle, non certo Putin ma fonti autorevoli hanno sostenuto che a farlo siano stati proprio i servizi segreti americani, perché contrari ad un tipo di politica che portava ad essere sempre più vicini alla guerra. Le elites che stanno governando l’Occidente hanno dispiegato tutti i mezzi a disposizione, dai giornali, alle tv, agli esperti, per far vincere il NO alla brexit, il si a Hillary Clinton, e il si al referendum di Renzi, ma in tutti e tre i casi hanno fallito. Anche se in possesso del controllo pressoché totale dell’informazione non sono riusciti a determinare il voto del popolo che finisce sempre per votare secondo il suo sentire e non secondo quanto si tenti di imporre loro.
Nel Febbraio del 2017 viene riproposta una fake news che ogni anno fa parlare di se , trovando terreno fertile su cui attecchire, nonostante sia datata e più volte smentita, si tratta del ritorno al servizio militare obbligatorio
Secondo “ilfattoquotidaino” (ripresa anche da “notizieitaliane.eu” e altri siti) nel 2017 tornerebbe il servizio militare obbligatorio per i giovani italiani: la notizia viene riportata con tanto di dichiarazioni poco credibili di un fantomatico ministro della Difesa di nome Scalà ( quando quello attuale è Roberta Pinotti) .Stando all’articolo bufala, il servizio militare durerebbe 18 mesi, con una retribuzione di 900 euro mensili e 87 giorni di permesso. Ovviamente è tutto falso perché
Il servizio militare è stato sospeso nel 2005, con un percorso legislativo cominciato già 5 anni prima. L’unica figura che può effettivamente riattivare la leva è il presidente della Repubblica e solo in gravi casi di emergenza come una guerra.

Dobbiamo arrivare al
2 Maggio scorso quando il team di Facebook ha rilasciato un rapporto che per la prima volta dalla nascita del social, ammette che i governi utilizzano la diffusione di fake news servendosi di profili falsi per influenzare l’opinione pubblica. La dichiarazione del colosso di Menlo Park è forte ed evidenzia il problema delle bufale in Rete.
Viene spiegato nella documentazione rilasciata dall’azienda di proprietà di Mark Zuckerberg, che anche in occasione delle ultime elezioni americane attraverso l’utilizzo di migliaia di account falsi tra gli elettori sono state diffuse informazioni rubate dalle email. In questo caso il team di Zuckerberg tuttavia sottolinea che il volume di queste attività è stato “statisticamente molto piccolo rispetto al coinvolgimento generale nei confronti di questioni politiche”. Il social network lancia però l’allarme spiegando quali sono gli strumenti utilizzati per contrastare la diffusione di fake news ed evitare nuovi episodi simili a quelli che hanno portato alla vittoria dell’attuale presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump. Per la prima volta dalla nascita di Facebook i responsabili della piattaforma ammettono il problema entrando in contrasto con l’affermazione rilasciata da Mark Zuckerberg subito dopo la vittoria di Trump. In quell’occasione, il fondatore e CEO di Facebook affermò che “l’idea che le bufale su Facebook abbiano influenzato il voto Usa è folle”. In Francia, durante le elezioni presidenziali, i responsabili di Facebook hanno sospeso oltre 30mila account falsi accusati di diffondere bufale E’ stata la prima vera conseguenza contro la disinformazione, lo spam e le fake news.

Lo scorso 11 Maggio
La polizia ha avviato accertamenti sulle fake news che circolavano sui canali WhatsApp e sui social network relativi a scontri violenti in corso a Bari in occasione dell’inizio del G7 dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali. Gli accertamenti della Digos hanno riguardato l’origine di bufale e false segnalazioni ipotizzando il procurato allarme.
Sui social, soprattutto su Facebook, infatti sono state fatte circolare foto di vecchi scontri relativi ad altre città e a manifestazioni precedenti oltre a video, messaggi e anche un audio con una voce di donna che avvisava di episodi di violenza a ridosso del centro cittadino. Altro allarmismo, altre preoccupazioni per qualcosa che in effetti non stava avvenendo.
Arriviamo a Giugno per “inciampare” nelle fake news che riguardano invece l’ Hiv, con l’allarme “siringhe infette nelle pompe di benzina”.

“Attenzione, da qualche tempo c’è chi si diverte a inserire siringhe infette di sangue di sieropositivi nelle pistole erogatrici di carburante in alcune stazioni di servizio”.
Questo annuncio, con tanto di foto, ha fatto il giro del web. Toni allarmistici e preoccupanti, che hanno scatenato il panico. In breve tempo si è rivelata una bufala di pessimo gusto sull’Hiv, svelato dai popolari siti Bufale.net e Butac.it


Ma veniamo alle fakenews più “corpose” quelle che interessano il mondo politico e che non poche conseguenze hanno avuto attraverso la loro diffusione.
 RUSSIAGATE 
Fra i finanziatori dell’Internet research agency (Ira), l’organizzazione russa che acquistò spazi sponsorizzati su Facebook per diffondere notizie fuorvianti sulle elezioni americane e influenzarne l’esito, ci sarebbe stata la figura diventata nota come lo “chef di Putin”. L’uomo, Yevgeny Prigozhin, è un imprenditore nel settore della ristorazione, che era stato già sanzionato dagli Stati Uniti per il suo sostegno finanziario all’occupazione russa in Ucraina. A dare la notizia è la Cnn, che cita non precisate fonti investigative.
Secondo quanto riportato dall’emittente americana, l’Ira avrebbe avuto una divisione congegnata per diffondere fake news, un “dipartimento delle provocazioni”. Lo scopo era quello di influenzare il risultato delle elezioni americane dell’anno scorso. A provare il legame fra l’Ira e lo “chef di Putin” sarebbero alcuni documenti delle società di Prigozhin. La dotazione finanziaria dell’Ira, nel 2013, era stata di circa un milione di dollari, suddivisi fra le attività sui social network in russo ed inglese. Le operazioni dell’Ira sono ufficialmente concluse dal 28 dicembre 2016: tuttavia anche se sulla carta non esiste più, la società con base a San Pietroburgo sarebbe ancora in attività in altre forme. “Hanno molte entità legali”, ha infatti raccontato alla Cnn il giornalista investigativo Andrei Zakharov, “e loro le cambiano, penso, ogni due anni”.
Prima di essere soprannominato lo “chef di Putin” dal Moscow Times, Prigozhin era stato per nove anni in carcere negli anni Ottanta, condannato per furto e frode. Dopo il rilascio, inizia la sua avventura nel mondo della ristorazione, in particolare a San Pietroburgo. Nel giro di qualche anno quello di Prigozhin diventa il servizio catering di fiducia del presidente russo Vladimir Putin, si affida a lui sia per organizzare il suo compleanno che per l’accoglienza culinaria a grandi personalità in visita nel Paese. Fra queste, il presidente americano, George W. Bush e quello francese, Jacques Chirac. In seguito Prigozhin si aggiudica contratti redditizi per le scuole e le forze armate russe. Non a caso, oggi, lo “chef” è considerato un uomo della ristretta cerchia del Cremlino.
Il 26 novembre scorso, Trump torna ad attaccare Cnn: fonte fake news nel mondo″FoxNews è molto più importante negli Stati Uniti della Cnn, ma fuori dagli Usa Cnn International è ancora una principale fonte di (false) notizie, e rappresentano molto male la nostra Nazione davanti al mondo. Il mondo esterno non distingue la verità da loro!”. E’ questo il tweet attraverso il quale il presidente americano Donald Trump lancia un nuovo attacco al network tv.
Nei giorni scorsi era emerso che la ‘guerra’ di Trump contro i media, accusati di essere faziosi e di diffondere fake news, potrebbe passare anche dalle nozze tra A&T e Time Warner. La fusione tra At&T e Time Warner “non è buona per il Paese” ha detto Trump ai cronisti nei giorni scorsi. “Non sono coinvolto in questa vicenda, ma credo che i costi (per i consumatori) salirebbero”, ha aggiunto.
Il 22 Novembre la notizia della bambina musulmana di 9 anni di età data in sposa a un uomo di 35 anni che ha abusato sessualmente di lei costringendola al ricovero in ospedale. ma era una fake news

I Carabinieri di Padova contattati dal Fatto Quotidiano hanno smentito la notizia diffusa dai media italiani: non risulta nessun caso di minore stuprata da un adulto in seguito a un matrimonio combinato tra famiglie islamiche.

 LA LEGGE PER COMBATTERE LE FAKE NEWS 

La proposta prevede multe di 10mila euro e la possibilità di reclusione fino a due anni.
Il testo trova come prima firmataria Adele Gambaro, del gruppo Ala-Scelta Civica e nasce dall’esigenza di colpire e punire chiunque pubblichi o diffonda su Internet notizie false, esagerate o tendenziose o si renda responsabile di campagne d’odio.
Sono questi i punti cardine della proposta di legge contro le fake news presentata in Senato. “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”, è il titolo della norma.
Nella proposta si punta a eliminare l’anonimato sul web, nel senso che le interazioni con i vari social, anche a tutela dei minori, devono essere tracciabili e riconducibili a una persona reale. Una persona, quindi, in possesso di email e codice fiscale e che possa essere rintracciabile. Caposaldo della proposta, l’esercizio effettivo del diritto all’oblio, secondo quanto indicato dalla Cassazione e sulla scorta del Regolamento europeo sui dati personali ed elaborato dalla Corte di giustizia europea, evitando un approccio repressivo.
La presidente della Camera Laura Boldrini si è più volte espressa sull’esigenza di porre rimedio alla situazione delle fake news anche lanciando #BastaBufale, un vero e proprio appello per porre un freno alla situazione. Sul piano operativo, in Italia questo è il primo tentativo di disciplinare una materia così complessa. Un precedente lo offre la Germania, dove la coalizione di governo ha pensato di introdurre una nuova legge: previste multe fino a 500mila euro alle aziende che, operando nel settore dei social media, non provvedono a rimuovere una notizia falsa entro 24 ore dalla segnalazione.
Nel mirino ci sono anche blog e forum, non le testate giornalistiche. Più nel dettaglio, l’articolo 1 dice che chi pubblica o diffonde “notizie false, esagerate o tendenziose attraverso social media o siti, che non siano espressione di giornalismo online, è punito con l’ammenda fino a 5mila euro”. La situazione peggiora se il fake “può destare pubblico allarme”, o “recare nocumento agli interessi pubblici”. In questo caso sono previsti: l’ammenda fino a 5mila euro a cui si aggiunge la “reclusione non inferiore a dodici mesi”. Chi, invece, si rende “responsabile di campagne d’odio contro individui” o “volte a minare il processo democratico” è punito con la reclusione non inferiore a due anni e l’ammenda fino a 10mila euro.
Molto dure le prime opinioni. Secondo alcuni pareri l’antidoto alle notizie false sarebbe un quadro repressivo che al massimo provocherebbe un temuto portando qualsiasi persona a desistere dal commentare o dallo scrivere in Rete nel timore che qualcuno possa ritenerla una fake news”.
Nessuno vuole oggi, specialmente oggi, un ministero della Verità, ma è anche vero che il diffondersi delle fake news e la sua influenza sul pensiero delle persone non possono continuare a passare inosservate. Dopo la “guerra” combattuta tra Trump e Putin a colpi di click e non ancora giunta a termine, le fake news rischiano di influenzare  le prossime elezioni italiane favorendo Cinque Stelle e Lega con la diffusione di notizie allarmistiche, gonfiate, spesso del tutto false, comunque ostili ai partiti “di sistema” e vantaggiose per l’area anti-sistema.
Parrebbe esserci anche un’ interferenza russa sulla politica italiana, i siti a sostegno della Lega e quelli che sostengono M5s si “appoggerebbero” su Google allo stesso ID (codice di identificazione), e sarebbero in compagnia di siti filorussi . Il fatto è stato denunciato alla Leopolda da Renzi, ma anche il PD in occasione del referendum è stato accusato di manipolazioni..
Una vera industria quella delle bufale , dove” il più pulito ha la rogna” e dove dubbi e sospetti vogliono dire : prestigio e pubblicità ottenuti a spese altrui. Dalle polemiche scaturite per le fake news utilizzate sui giornali si passa a quelle che avvengono in rete
dove non esistono “padroni” che possono essere identificati, ma dove però abilmente agiscono gli influencer o soggetti a cui vengono corrisposti “strani” pagamenti per dare credito a quanto viene sostenuto da informazioni pilotate .

Non esistono distinzioni come abbiamo potuto “vedere” tra i mezzi che le fake news usano per la loro distribuzione, che si tratti di: web, giornali, tv, radio, politica, il loro proliferare “regna sovrano“. Se con  l’introduzione di  una legge sulle fake news i fruitori  potrebbero in qualche modo sentirsi “al sicuro”  vi è però  il rischio  concreto che ad essere minata diventerebbe  la libertà di stampa, cosa molto grave.

Ancora tanto di cui parlare, ed intanto che si pensa a questo,
si sposta l’attenzione dei cittadini su quanto viene promesso loro e quasi mai mantenuto, si offuscano le menti, si dà credito ai like , perché questi rappresentano un consenso, una sorta di “prestigioso” lascia passare, ma non ci sofferma mai purtroppo a pensare alla poca validità che gli stessi hanno nel contesto reale.
In questo modo, consapevolmente o meno, si diventa pedine di una scacchiera immaginaria sulla quale a stabilire le mosse, non saremo mai noi, ma sempre ed inevitabilmente il più “furbo” quello che in modo scaltro, gioca sulla buonafede per raggiungere obiettivi, nei quali il solo ruolo che siamo richiamati a ricoprire è quello dei volutamente sconfitti e su questo fermarsi a riflettere diventa quasi obbligatorio.
Dire la verità, scriverla e diffonderla va controtendenza in questo mondo che si espone non esponendosi, servirà a poco e non renderà mai “famoso” chi sceglie di continuare a farlo nonostante tutto e tutti. E’ questa la sostanziale differenza tra il vendere aria fritta e donare rispettosamente parole che vengono sottovalutate troppo spesso ma che hanno invece il potere di farci diventare migliori rendendoci liberi.