IL GENERALE CROATO PRALJAK SI SUICIDA IN TRIBUNALE

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Quell’aula del tribunale penale dell’Aja, durante l’udienza in cui comparivano alla sbarra sei criminali della guerra nell’ex Iugoslavia, si è trasformata nella scena del crimine.

Uno di loro, Slobodan Praljak, durante la lettura della sentenza di conferma della condanna, di fronte a tutti si è alzato in piedi e ha bevuto il contenuto di una boccetta esclamando: “Praljak non è un criminale”.

Dopo l’arrivo del medico e la sospensione della seduta disposta dal presidente della corte, Carmel Agius, l’ex generale croato è stato trasportato urgentemente in un ospedale della capitale olandese dove è deceduto per avvelenamento.

Slobodan Praljak, era stato condannato a 20 anni, per crimini contro l’umanità. I testimoni che si sono succeduti nell’aula del tribunale hanno raccontato fatti a carico del leader bosniaco-croato nella città di Mostar. Un cittadino di Mostar aveva puntato il dito nei confronti di Praljak: ”Ogni crimine ha il suo nome e cognome. Ognuno deve rispondere del proprio crimine”. Anche Safet Nozic, ex prigioniero di un campo di concentramento croato nella regione di Mostar, non può dimenticare: “Era nel mese di giugno, un caldo torrido. Tra 500 e 600 di noi sono stati imprigionati in un hangar di metallo, disidratati e lasciati senza acqua. Ci hanno lasciato per tre giorni senza una goccia d’acqua e senza cibo. In quanto uomo normale e vittima, mi aspetto che venga fatta giustizia. Voglio sentire la verità e poi possiamo lasciare alla storia il compito di mettere insieme tutti i dettagli”.

I giudici dell’Aja hanno confermato le condanne per alcuni di loro con l’accusa di crimini contro l’umanità e di pulizia etnica per aver organizzato deportazioni e altri reati compiuti contro i musulmani bosniaci. I sei croati di Bosnia, sono stati riconosciuti colpevoli di aver creato un’organizzazione per “costruire uno stato croato” in Bosnia-Erzegovina, e unirlo alla Croazia. A questa idea criminale, secondo i giudici, parteciparono anche Franjo Tudjman, ex presidente della Croazia, e Gojko Susak, ministro della difesa di Zagabria.