IKEA LICENZIA UNA DIPENDENTE MA I COLLEGHI NON LA LASCIANO SOLA

DI RENATA BUONAIUTO

Marica Ricutti lavorava da 17 anni presso il bistrot di Ikea a Corsico (MI), ha una laurea in scienze alimentari, due figli piccoli di cui uno disabile e come capita a tanti è separata.
Il suo orario di lavoro iniziava alle 9.00 del mattino e questo le consentiva di pianificare con una certa calma i vari impegni. Qualche tempo fa l’Azienda le ha chiesto un cambio di reparto, fin qui nulla di strano, anche perché Marica ha pregato Ikea, di consentirle gli stessi orari e passare dal bistrot al ristorante forse non le dispiaceva più di tanto.
Purtroppo però anche il colosso svedese, esempio di modernità, efficienza, disponibilità ed organizzazione, ha dimostrato qualche falla. Ogni settimana Marica ha visto cambiare i suoi orari con turni per lei impraticabili. Ha cercato un confronto con i suoi responsabili ma, nessuno di loro le forniva risposte chiare, definitive. Sembravano palleggiarsi il problema, forse anche loro incapaci di star dietro alle nuove disposizioni aziendali.
A questo punto si è vista costretta a prendere una decisione da sola, e per lei anche l’unica praticabile, attenersi al vecchio orario 9.00.
Ma quest’azione, definita di “forza”, ha scatenato l’ira dell’Azienda. Tutto si poteva immaginare, una convocazione per la ridefinizione dei turni, un cambio reparto, una pianificazione a lungo termine, ma mai di ricevere una lettera di licenziamento in tronco e, mai lo avrebbe ipotizzato nemmeno Marco Beretta della Filcams Cgil di Milano che così commenta: “Alla faccia del welfare svedese, in questi anni Ikea ha cambiato pelle e questo episodio è un chiaro messaggio rivolto ai lavoratori. Vogliono far capire a tutti che decidono loro e, a prescindere dai problemi che può avere ognuno o accettano o sono fuori….”.
Ma forse nemmeno Ikea, sapeva che da noi vige un comandamento basilare “La solidarietà” ed è quella che Marica ha visto nascere forte e chiara intorno a lei. I dipendenti hanno deciso infatti di manifestare per l’ingiusto licenziamento, con astensioni dal lavoro, raccolta firme, assemblee.
In queste ore è arrivata la risposta dell’Azienda che annuncia un approfondimento sulla vicenda ed è ipotizzabile una rivalutazione della stessa.
Ci speriamo tutti, dipendenti e clienti perché questa storia è la nostra storia. Famiglie monoreddito, figli, disabilità, orari impossibili, sono la realtà di ognuno di noi e con cui facciamo i conti ogni giorno. Se Ikea, non intende ascoltare, forse anche noi potremmo smettere di ascoltare i suoi suggerimenti sul come arredare le nostre case perché lì, ci vivono le “nostre famiglie”.