POLITICA E MORALE: BAGNOLI, SCALFARI? VOCE DAL SEN PERDUTO

DI CARLO PATRIGNANI

Per quanto autonome tra loro, la morale, basata su intenzioni e valori, e la politica, basata su fatti e atti concreti, sono legate l’una all’altra: valori universali come libertà, uguaglianza, giustizia sociale appartengono alla sfera morale che la politica, imprescindibile dal senso morale, è chiamata a tradurre in fatti, in atti concreti.

Paolo Bagnoli, professore di Storia delle Dottrine politiche all’Università di Siena e autore del fresco saggio Invito all’azionismo. Scritti storico-critici sul Partito d’Azione: idee e uomini, per Biblion editore, non la pensa minimamente come Eugenio Scalfari per il quale la politica non è un fatto morale, è un fatto di governabilità, questa è la politica, ha declamato a Di Martedì, il talk show di LA/7.

Che dire? Questa ennesima trovata di Scalfari a sostegno di Berlusconi, l’usato sicuro, rispetto a Di Maio, il nuovo meno sicuro, è francamente stonata: mi pare una voce dal sen perduto, chiosa Bagnoli.

Dire la politica non è un fatto morale, è un fatto di governabilità, porta a giustificare chi, in nome della governabilità, concepisce la politica come mezzo per la carriera, per gli affari, per l’arricchimento personale e del cerchio magico.

Fino a tollerare i peggiori dittatori carnefici – Hitler, Stalin, Mussolini, tanto per far qualche nome – che, da perfettti amorali, hanno assicurato, eccome!, lucidamente, spietatamente e lungamente, la governabilità di paesi-lager, con l’uso di camere a gas, campi di concentramento e gulag.

Che poi a teorizzare questa tesi siano stati Platone o Aristotele insegnante di Alessandro Magno che della morale se ne fotteva nel più totale dei modi, non cambia nulla: sempre di una tesi inumana e orrenda si tratta!

Lasciando da parte i classici, la politica non è opportunismo, cinismo, interesse personale: se lo è ciò dipende dalle intenzioni e dai valori, quindi dalla morale di chi governa. Valori come la libertà, l’uguaglianza, la giustizia sociale, sono reali quando valgono per tutti perchè chi governa fa di tutto per garantirli con fatti e atti concreti: questi valori furono alla base della Resistenza e poi, inseriti nella Costituzione, hanno formato quell’etica civile della Repubblica che purtroppo è stata smarrita e va ricostruita per rifondare la democrazia, precisa lo storico senese che ci tiene a dire, il mio insegnante è stato l’azionista Tristano Codignola che nel 1962 si battè da politico per l’approvazione della legge istitutiva della scuola media unica in quanto aveva a cuore il valore dell’istruzione aperta a tutti.  

Insomma, non sono un nostalgico ma penso che della cultura azionista, basata sui grandi valori della libertà, dell’uguaglianza, della giustizia sociale e soprattutto dell’onestà, ce ne sia oggi tantissimo bisogno, perchè essa può aprire la strada a un socialismo nuovo, conclude Bagnoli, come dimostrano Antonio Costa, Jeremy Corbyn e Bernie Sanders.