ARGENTINA: TRENTA ERGASTOLI AL PROCESSO PER I DELITTI CONTRO L’UMANITA’ DELLA DITTATURA

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

Trenta ergastoli e 18 imputati condannati a pene inferiori. Dopo cinque anni di udienze, si conclude il maxiprocesso Esma III, per delitti commessi durante la dittatura, a carico di militari e civili. Nelle aule del tribunale di Commodoro Py, a Buenos Aires, sono passati in questi cinque anni 900 testimoni, la metà dei quali sopravvissuti ai campi di concentramento e detenzione. Undici degli imputati, nel frattempo, sono morti.
Tra i capi di imputazione, 789 in tutto, omicidio, tortura, sequestro, detenzione illegale, desaparición forzada e i cosiddetti “voli della morte”, con i quali ci si liberava dei prigionieri caricandoli su un aereo e buttandoli nel mare o nel Rio de la Plata, dopo averli storditi con un narcotico.
Molti i nomi già noti tra i condannati. Tra tutti, spicca quello di Alfredo Astiz, detto “l’angelo biondo”, il giovane militare dalla faccia da bravo ragazzo che si era infiltrato nell’ancora informale associazione delle Madri di Plaza de Mayo, spacciandosi per il fratello di un giovane desaparecido. Nel 1977 aveva fatto sequestrare tre di loro (Azucena Villaflor, Esther Ballestrino e María Ponce, mai più ritrovate), numerosi attivisti per i diritti umani e due suore missionarie francesi, che aiutavano le famiglie dei desaparecidos a organizzare le ricerche. Si chiamavano Alice Domon e Léonie Duquet, ma i militari le avevano soprannominate le “monache volanti”. Astiz sta già scontando un’altra condanna all’ergastolo, con sentenza del 2011. Nel 2008 è stato condannato alla stessa pena anche dalla Corte di cassazione italiana, per la sparizione e l’omicidio di tre cittadini italo-argentini. Inviato alle Malvinas-Falkland, nel 1982, al comando di un contingente, si arrese agli inglesi senza sparare un solo colpo.
Ergastolo anche per Jorge “Tigre” Acosta (capitano di fregata che decise la morte delle due monache francesi e delle “madri” Villaflor, Ballestrino e Ponce) e per Adolfo Miguel Donda, zio della deputata Victoria Donda. Il militare denunciò il fratello e la cognata, impegnati in politica. La giovane donna era incinta e partorì alla Esma, una scuola per sottoufficiali della Marina che nascondeva il più importante centro di detenzione clandestina del paese. Almeno 5000 desaparecidos sono passati di lì. La piccola Victoria fu appropriata da un altro militare, Jorge Antonio Azic, anch’esso condannato alla pena perpetua. La madre, consapevole che dopo poche ore la bambina le sarebbe stata strappata via, le cucì con l’aiuto di un’altra detenuta dei fili azzurri al lobo dell’orecchio, nella speranza che qualche testimone, in futuro, sarebbe riuscito a identificarla da quel dettaglio. La sorella maggiore di Vittoria, che aveva pochi anni quando i genitori furono sequestrati, è invece stata allevata dallo zio genocida, ne condivide l’ideologia e non ha voluto avere nessun rapporto con la sorella quando questa ha recuperato la propria vera identità, grazie alle ricerche delle Abuelas de Plaza de Mayo.
Condanna a 14 anni (che si sommano a precedenti sentenze per un totale di 24) a Jorge Magnacco, il ginecologo della Esma, il medico che si incaricava di far partorire le prigioniere incinte.
Fuori dal tribunale, una folla di militanti per i diritti umani e congiunti di desaparecidos ha accolto l’annuncio della sentenza fuori con un lungo applauso liberatorio.
I processi riaperti durante la presidenza di Nestor Kirchner, dopo vent’anni di impunità, stanno tutti arrivando a sentenza, malgrado i tentativi politici di amnistia e indulto negli ultimi due anni. Ai quali la società argentina ha sempre reagito con fermezza, obbligando il governo a una rapida marcia indietro.