LE “CRONACHE INFEDELI” DI FLAVIO FUSI

DI FABIO BALDASSARRI

Non stupisca come l’essere umano tenda a ricostruire le evidenze non sempre sulla base di riproduzioni esatte ed esaustive della realtà, ma secondo motivazioni o spiegazioni ricollegabili alle proprie esigenze interpretative. Avendo scritto anch’io qualcosa in fatto di memorie, forse ne sono più consapevole di altri. Tuttavia di recente mi ha colpito il bel libro di Flavio Fusi CRONACHE INFEDELI (Voland Edizioni, Roma 2017). Conosco Flavio. Entrambi siamo stati giovani corrispondenti de l’Unità e apparteniamo alla specie tosta dei maremmani. Però io mi sono dato alla politica e, per il Pci-Pds-Ds, ho amministrato provincia di Livorno, comune di Piombino e public utility. Lui è diventato un reporter che, come conduttore e redattore del Tg3, ha seguito da inviato RAI le più importanti crisi internazionali degli ultimi trent’anni.

Quel termine “infedeli” vi assicuro, da maremmano della stessa specie, che non toglie nulla alle sue “cronache”. Aggiunge, semmai, un personale punto di vista nel senso che l’autore onestamente e modestamente premette: «Questo è solo un libro di memorie, di ricordi. Un libro, in fondo, sommamente bugiardo. La memoria, lo sappiamo, è cosa rara, ci distingue dalle bestie. La memoria sceglie, taglia, lima, cancella, inventa, dimentica. Tradisce senza mai davvero tradire.» E prosegue con una frase di Eduardo Galeano: «La memoria conserverà quello che è degno di rimanere. La memoria sa di me più di quanto ne sappia io. E non perde quello che merita di essere salvato.»

Quel “onestamente” lo coglierete leggendo il libro, ma quel “modestamente” potete toglierlo subito di mezzo perché le sue cronache rappresentano un’intensa partecipazione al vissuto, al comprensibile e all’incomprensibile, un passaggio nell’inferno, nella passione e nei sentimenti: dalle guerre nei Balcani al crollo del muro di Berlino, dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica all’Africa dei genocidi tribali, dall’America Latina illusa e disillusa al terrore delle Twins Towers, dalla Gerusalemme divisa al Sudafrica di Mandela. Un vissuto fatto non solo di vicende storiche, di successi e insuccessi, ma anche di volti, persone, ciascuna nella sua umanità, nelle sua speranze e nel suo scoramento. E questo, tutto trasfigura in una luce più intima e intensa.

Il rischio dello scetticismo è forte naturalmente, più di chi ha fatto il mio mestiere, ma è una trasfigurazione che ripropone senz’altro il tema del cambiamento.