A ROMA ANCORA AGGRESSIONI PER BRUMOTTI E LA TROUPE DI STRISCIA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Nel pomeriggio di ieri durante un’inchiesta sulla droga, Vittorio Brumotti è stato vittima insieme alla sua troupe dell’ennesima aggressione.
Minacce di morte, il lancio di un mattone che ha portato al ferimento di un cameraman ma anche due colpi di pistola che avrebbero potuto sfociare in qualcosa di molto più grave.

L’inviato di Striscia la notizia si trovava nel quartiere San Basilio (via Carlo Tranfo, angolo con via Luigi Gigliotti) per documentare lo spaccio di sostanze stupefacenti che avviene indisturbatamente ed alla luce del sole. Sembrerebbe essere gestito da alcune famiglie italiane legate alla camorra.

Brumotti è stato adescato con la proposta di vendergli cocaina e altre droghe. E’ stato quando l’inviato ha iniziato ad usare il megafono, strumento che adopera per la sua campagna contro lo spaccio, che dalle case popolari si sono levate urla di insulti e minacce. Intorno alle 16.15, dopo essere sceso dal suo furgone, ha sentito due colpi di arma da fuoco.

Nel voltarsi ha visto una persona in passamontagna correre dirigendosi verso lui e la sua troupe. Quest’uomo ha lanciato un mattone che ha colpito e ferito ad una gamba uno dei cameraman. Sia Brumotti che la troupe sono riusciti a risalire sul furgone e ad allontanarsi così dalla zona.
Per la verità è la terza aggressione in due settimane per il giornalista e i suoi cameraman: la sera del 22 novembre era stato assaltato a Padova, anche in quel caso è accaduto durante la registrazione di un servizio sullo spaccio di stupefacenti in una zona calda della città ovvero l’area antistante la stazione ferroviaria.

Il
29 novembre, Brumotti e la sua troupe sono stati assaliti al parco della Montagnola a Bologna, da un gruppo di spacciatori che hanno danneggiato le attrezzature televisive.
Sicuramente un’indagine che dà fastidio, perché svolta sul campo, perché va ad interferire con le attività poco lecite e poco chiare che sembrano svolgersi in alcune zone di città che vivono quotidianamente il problema dello spaccio e dell’illegalità, del degrado e del propagarsi di un fenomeno che come ben sappiamo non smette di provocare vittime.
Il diritto/dovere di informare da una parte ed il rischio della stessa incolumità di chi ha scelto il sistema più complesso per cercare di fare luce su quanto avviene, dall’altra.
Se è vero che svolgere bene il proprio lavoro presuppone anche delle reazioni da parte degli “interessati” , è pur vero che reazioni di questo tipo potrebbero portare ad esiti molto più gravi, e che atti come questi dovrebbero essere oltre che condannati, fermati.
Non solo fake news, ma anche indagini di cui non dovrebbero essere i giornalisti ad occuparsi bensì le autorità, non solo il buio del silenzio ma interventi sul campo, peccato che chi li compia spesso, troppo spesso venga lasciato solo, dopo i primi clamori che notizie come questa suscitano.

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