IL TFR E’ SUO MA LO DEVE DIVIDERE CON LA EX MOGLIE

DI RENATA BUONAIUTO

94.508 euro, è questa la cifra che un agente assicurativo dovrà versare alla ex moglie. Lo ha stabilito il Tribunale di Torino sulla base di una legge del 1970, ancora in uso, secondo la quale la “ex” ha diritto ad una percentuale quantificata nel 40%, del TFR (trattamento fine rapporto), del coniuge indipendentemente da quando il matrimonio stesso sia finito.
Oltre a vedere andare in frantumi il proprio matrimonio, il “malcapitato”, ha visto dunque anche volatilizzare parte di quei soldi che in tanti anni di lavoro aveva messo da parte.
Ma andiamo con ordine, questa “ex storia d’amore”, inizia del 1976, tutto procede serenamente fino al 2004, anno in cui i due decidono di separarsi, in tutti questi anni il marito provvede regolarmente all’assegno di mantenimento poi nel 2014 chiude il suo rapporto con l’azienda assicurativa. Qualche mese dopo gli viene liquidato il TFR, pari a 393mila euro, ed è a questo punto che scatta la richiesta della ex di prendere parte al “banchetto”. Una via di fuga ci sarebbe, giustificare la stessa liquidazione come una “buonuscita”, mancando a suo dire un vero e proprio rapporto di dipendenza ma, gli agguerriti avvocati, capitanati dalla ex hanno avuto la meglio evidenziando che l’esistenza di orari d’ufficio, l’esistenza di un rapporto in esclusiva e la non responsabilità diretta dell’agente fossero elementi sufficienti a generare un rapporto di dipendenza. Alla luce di tutto ciò, i giudici della settima sezione civile hanno dato ragione alla signora, e stabilito che il 40% andasse però applicato solo agli anni 1990 – 2004, periodo in cui il matrimonio era in essere.
L’agente probabilmente ricorrerà in Cassazione, anche alla luce della sentenza ‘Grilli – Lowenstein’, come ha fatto lo stesso Berlusconi che in questi giorni ha visto decadere il suo obbligo di mantenimento per Veronica Lario, in virtù del fatto che conta la capacità di autosufficienza economica della stessa e non il tenore di vita goduto durante le nozze.
Come spiega l’avvocato matrimonialista Gian Ettore Gassani, “Con un intervento legislativo si può stabilire che dopo un certo numero di anni dal divorzio, e credo che cinque anni possa andare bene, venga meno il diritto del titolare di assegno divorzile di ottenere anche parte del tfr maturato dall’ex coniuge quando va in pensione: oggi non c’è alcun ‘palettò temporale che limita questo diritto e non è all’ordine del giorno la sua messa in discussione, nemmeno dopo la sentenza ‘Grilli”-
Unico escamotage, secondo il matrimonialista, l’utilizzo di accordi prematrimoniali, che stabiliscano nel dettaglio anche l’eventuale corresponsione o meno di parte della liquidazione.
Certo rimane di dubbio gusto donare l’anello alla sposa e chiederle al contempo di sottoscrivere un atto dinanzi ad un notaio, per stabilire “assegno di mantenimento”, “liquidazione” e chissà forse anche la “restituzione del brillante “,ma si sà “l’amore passa” e tutelarsi forse, conviene ad entrambi.