PEDOFILIA. IL CORAGGIO DI LISA

DI CLAUDIA SABA

Lisa.
Una bambina determinata, a soli dieci anni.
“Adesso di lui non voglio più nemmeno il cognome”, così dice a sua mamma.
Il padre è stato condannato, cinque giorni fa, a 9 anni e 6 mesi in appello, per aver abusato di lei e maltrattato sua madre.
Di poco tempo fa, la notizia che scagionava l’orco, perché non ritenute attendibili le dichiarazioni della bambina.
Poi la riapertura del processo, grazie al carattere combattivo della piccola.
Dopo l’assoluzione del genitore in primo grado, ha voluto che sua mamma l’accompagnasse dall’avvocatessa Brigida Alaimo per essere ascoltata, direttamente dai giudici. La circostanza non si è verificata ma da questa inusuale richiesta il legale ha tratto spunto affinchè emergesse la verità della bambina.
Dall’età di 5 anni, infatti, il padre aveva iniziato ad abusare di lei. Abusi raccapriccianti come tutti gli abusi compiuti ai danni di piccoli innocenti che nulla possono per difendersi dalle crudeltà di certi adulti.
Un adulto, che invece, ha il dovere di proteggere. Un padre che, invece, dovrebbe accogliere, accudire, amare. Ma per Lisa non è andata così. E ha spiegato tutto con la disperata lucidità, di chi sa, che si sta giocando l’ultima carta che ancora le resta da giocare affinché le venga resa giustizia.
Ha ripetuto la stessa versione per ben due volte, con le stesse modalità ma,soprattutto, senza cambiare mai neppure una virgola. Nella sentenza di primo grado il padre era stato assolto, sentenza completamente ribaltata in secondo grado.
Lisa adesso, guarda al futuro, alle sue passioni: la musica e il ballo.
Bionda, occhi azzurri, con un sogno nel cassetto: diventare una ballerina.
Era a danza, infatti, quando è stata pronunciata la sentenza che condannava suo padre e deve essere stata la fine di un incubo per lei, quando ha appreso la notizia da sua madre.
Aveva raccontato quei “segreti”, a una sua compagna di scuola, proprio il giorno del suo sesto compleanno. Poi, era scoppiata a piangere.
L’amica le consigliò di raccontare tutto alla mamma che, appresa la notizia, denunciò tutto alle autorità competenti.
La battaglia legale di mamma e figlia dura da quattro anni e non è ancora destinata a finire.
Lisa, infatti, non vuole sapere più nulla di quel padre e non vuole essere chiamata con il suo cognome. Per questo motivo la madre ha avviato le pratiche affinché il cognome di sua figlia, venga sostituito dal suo.
Giovedì, giorno della sentenza di appello, Lisa è tornata ad essere libera, da quella “colpa” che non era mai stata sua.
Perché nessuna bambina merita di subire quello che ha subito lei, senza un colpevole da punire. Quando accade, i colpevoli siamo sempre noi.