ECCO TUTTI I GUAI GIUDIZIARI DI SILVIO BERLUSCONI

DI: MARINA POMANTE

Toghe rosse e Magistratura ad orologeria… Sono questi gli argomenti di critica che l’ex cavaliere ha sempre denunciato, asserendo che contro lui esiste un’azione denigratoria attuata dagli avversari politici, i quali, sempre secondo Berlusconi, non potendo batterlo sul piano politico, fanno ricorso alla Magistratura (comunista) per affossare lui ed il suo partito.
Silvio Berlusconi, denuncia questa presunta operazione contro la sua persona, sentendosi probabilmente, alla stregua di un cristiano nelle catacombe…
Se avesse ragione, sarà ricordato dalla Storia, come martire di questa Italia ingrata… Anche se alcuni maligni ironizzano che, almeno nell’aspetto, ricordi già Tutankhamon.
La considerazione che viene da fare è in effetti sul motivo che spinga un signore di 81 anni ad ostinarsi alla sua presenza attiva in politica, quando ormai potrebbe “tirare i remi in barca” e magari indicare un suo successore che tuteli il suo ideale politico in vece sua.
L’ex cavaliere fornisce un’immagine di se che rappresenta un malato terminale sul quale si opera accanimento terapeutico, dove la malattia è costituita dalla politica e la medicina dalla irrinunciabile sua presenza.
Disquisizioni a prescindere, proviamo ad analizzare, se davvero Berlusconi sia in qualche modo responsabile degli accadimenti legali mossi a suo carico o se realmente sia solo una vittima della Magistratura.
I processi a carico ed i Capi d’accusa decaduti o prescritti, sono davvero numerosi e il suo sconfinato pensiero positivo per gli italiani, impatta con la realtà dei fatti da egli stesso provocati.
Proviamo a ripercorrere a ritroso le principali tappe delle vicissitudini politico-giudiziarie che hanno visto protagonista Berlusconi, dagli anni della sua ascesa fino ad oggi, anche se tali vicende, a volte si sono trascinate per anni, incastonando in esse nuovi processi che vanno a formare un intreccio di date (spesso sovrapposte) dando luogo a collegamenti e “ritorni” su fatti che all’epoca della loro “nascita” sembravano di facile percorribilità.

INDAGINI CHIUSE A BARI. BUGIE SU BERLUSCONI
3 dicembre 2017. Appena chiuse le indagini sulle presunte false testimonianze di quattro ragazze e di Dino Mastromarco, ex autista di Gianpaolo Tarantini nel processo di Bari sulle escort portate fra il 2008 e il 2009 dall’imprenditore barese presso la residenza di Silvio Berlusconi che all’epoca dei fatti era in carica come presidente del Consiglio.
Il PM Marco D’Agostino ha ipotizzato il reato di falsa testimonianza per Vanessa Di Meglio, Sonia Carpentone, Roberta Nigro, Barbara Montereale, le quali hanno negato di avere avuto rapporti con l’ex premier (non coinvolto nell’inchiesta) in cambio di denaro.
La Procura ha confrontato le dichiarazioni delle udienze del processo con quelle degli inquirenti e con le intercettazioni telefoniche, in special modo, quelle relative a Gianpaolo Tarantini.
Cinque capi d’imputazione vengono contestati alle ragazze e a Mastromarco, tutti relativi alle testimonianze delle sei udienze del processo “escort” iniziato ad ottobre 2014 fino a maggio 2015.

RUBY TER
Rinvio a giudizio a Siena con l’accusa di corruzione in atti giudiziari per Silvio Berlusconi. La richiesta di rinvio a giudizio, formulata dalla Procura, nell’ambito dell’inchiesta “Ruby ter” è stata accolta dal Gup del tribunale di Siena, Roberta Malavasi che ha fissato il procedimento per il 1° febbraio.
I fatti contestati riguardano la presunta corruzione per mezzo di pagamento al pianista delle feste di Arcore Danilo Mariani, per convincerlo a produrre falsa testimonianza nell’inchiesta delle “olgettine”.
Gli avvocati dell’ex cavaliere, Franco Coppi del foro di Roma, Federico Cecconi di Milano e Enrico De Martino di Siena, hanno presentato delle “eccezioni” preliminari, riguardanti l’inutilizzabilità di alcune intercettazioni telefoniche e sull’incompetenza territoriale, queste sono state tuttavia respinte dal Gup, Malavasi.
Nell’inchiesta è naturalmente coinvolto anche il pianista di Arcore con l’accusa di falsa testimonianza, Salvatore Pino del Foro di Milano e Fanni Zoi di Siena, sono gli avvocati difensori del Mariani, che secondo l’accusa, avrebbe ricevuto dei bonifici mensili di 3000 euro da Berlusconi per “compenso” in cambio di testimoniare il falso e non come invece asserito dalla difesa, a titolo di rimborso spese. Inoltre, sempre secondo l’accusa, nel 2012 durante il periodo in cui Mariani testimoniò al processo sulle “olgettine”, un suo appartamento di 100 metri quadri nella provincia di Siena sarebbe stato acquistato da una immobiliare che fa capo a Berlusconi.

Senza entrare nel merito di quanto spetterà decidere alla Magistratura in questi giorni, sulla vicenda, e tenendo conto che Berlusconi, nel tempo, ha maturato una certa “abitudine” nel divincolarsi tra aule di giustizia ed avvocati, i problemi derivanti da quest’ennesima “chiamata” in giudizio, potrebbero arrivare tra qualche settimana, Quando i legali di Berlusconi sottoporranno all’esame dei giudici la richiesta di riabilitazione, che gli consentirebbe di candidarsi alle prossime elezioni senza attendere il verdetto del Tribunale dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. Va ricordato che Silvio Berlusconi, per effetto della Legge Severino, è attualmente nella scomoda posizione di incandidabilità.
Per ottenere la riabilitazione, è necessario che siano soddisfatti due elementi: la buona condotta e (volendo prescindere dalle facili battute), quella c’è stata e non aver commesso nei tre anni successivi alla condanna, altri reati. Appare evidente quindi che l’accusa di corruzione sollevata contro Berlusconi a Siena, potrebbe avere una rilevanza negativa sulla decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano…

Ma come inizia il caso “Ruby” che coinvolge l’ex Presidente in un vortice di scandali ed illeciti e reati penali?
Era il 27 maggio 2010 e la Polizia di Milano, procede all’arresto di Karima El Mahroug, una danzatrice del ventre professionista, con l’accusa di furto di 3000 euro. La ragazza, nata il 1° novembre 1992 in Marocco, non ha documenti con se e viene portata in questura per accertare le sue generalità. “Ruby Rubacuori”, questo il suo nome d’arte, è minorenne e il magistrato dispone che venga condotta in un centro di accoglienza per i minorenni, poiché non ci sono genitori o parenti che possano occuparsi di lei.
Berlusconi, chiama il capo della Polizia di Milano e lo informa (facendo pressioni) che la ragazza arrestata, in effetti, altri non è che la nipote di Hosni Mubarak, il presidente egiziano e chiede che al fine di evitare un incidente diplomatico, Karima venga affidata a Nicole Minetti, una consigliera della Regione Lombardia del PDL, il partito di Berlusconi.
La giovane viene quindi rilasciata e affidata a Nicole Minetti, che la riaccompagna dalla prostituta brasiliana Michelle Conceicao de Oliveira con la quale “Ruby” conviveva.
Da una serie di rapporti dei media, ad ottobre 2010, Berlusconi avrebbe incontrato Ruby, allora diciassettenne tramite la mediazione di Nicole Minetti. La ragazza ha dichiarato di non aver mai avuto rapporti sessuali con Berlusconi, ma ha ammesso di aver frequentato le cene ad Arcore. Ruby
ha detto che Berlusconi, dopo una di queste cene, le diede una busta con 7.000 euro.
Berlusconi venne accusato, nel gennaio del 2011, di aver avuto rapporti sessuali con una prostituta minorenne (favoreggiamento della prostituzione minorile) e di abuso d’ufficio relativo al rilascio della ragazza (concussione aggravata).
Il PM accusò Berlusconi di aver abusato della qualità piuttosto che della funzione di Presidente del Consiglio, allo scopo di coprire un altro reato, cioè, aver fatto sesso con una prostituta minorenne. Gli avvocati di Berlusconi definirono le accuse come “assurde e senza fondamento” e giudicarono l’inchiesta “un grave pregiudizio alla vita privata del Primo Ministro senza precedenti nella storia giudiziaria del Paese”.
Il 15 febbraio 2011 Silvio Berlusconi è rinviato a giudizio con rito immediato, per entrambe le accuse di concussione aggravata e di favoreggiamento della prostituzione minorile, con un decreto depositato dal giudice per le indagini preliminari Cristina Di Censo. La prima udienza viene fissata per il 6 aprile.
Nell’inchiesta vennero coinvolti oltre alla stessa Nicole Minetti, anche il giornalista Emilio Fede e l’agente di spettacolo Lela Mora, già noto per il suo coinvolgimento nello scandalo Vallettopoli, insieme al fotografo Fabrizio Corona.

Sette anni di reclusione per Silvio Berlusconi e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Così dispose la sentenza dei giudici del Tribunale di Milano al processo Ruby.
L’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, commentò: “La condanna è fuori da ogni logica”, annunciando il ricorso in appello e in cassazione.

Quanto annunciato dal legale di Berlusconi, fu infatti quello che avvenne, Berlusconi affrontò il Giudizio in appello ed in Cassazione che il 10 marzo 2015, dopo circa 10 ore di camera di consiglio sentenziò: Confermando la sentenza della Corte d’Appello di Milano, la Cassazione rende definitiva l’assoluzione del Presidente Berlusconi perché il fatto di concussione non sussiste, difettando una condotta costrittiva e in particolare, una vera e propria minaccia rivolta al Capo di Gabinetto del Questore di Milano, e perché il fatto di prostituzione minorile, pur accertato nella sua materialità, non costituisce reato in quanto realizzato senza la consapevolezza dell’età minore dell’avvenente ragazza.

Questa vicenda giudiziaria destò grande clamore in Italia e all’estero e produssse nei cittadini un sentimento di “Giustizia ingiusta”. Ma come, si domanda il cittadino, si accerta un abuso di potere commesso dal Presidente del Consiglio, si accerta che Questi ha pagato una minorenne per avere rapporti sessuali, e tutto finisce nel nulla, con un’assoluzione?

COMPRAVENDITA DI SENATORI
“Berlusconi ha agito, pacificamente, come privato corruttore e non come parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni”. Questo è quanto sentenziato dai giudici della Corte di Appello di Napoli nella sentenza del 20 aprile scorso che determina la prescrizione del reato di corruzione, nei confronti di Silvio Berlusconi e Valter Lavitola in merito alla presunta compravendita dei senatori che avrebbe provocato la caduta del governo Prodi. Berlusconi e Lavitola, in primo grado vennero condannati a tre anni.
Secondo quanto contestato dall’accusa, Silvio Berlusconi avrebbe corrotto, il senatore Sergio De Gregorio grazie alla mediazione di Valter Lavitola. Come si evince dalle dichiarazioni del senatore De Gregorio, rese alla Seconda Corte di Appello di Napoli.
Nelle motivazioni, si legge che “Berlusconi ha scelto di non fornire alcuna versione alternativa dei fatti idonea a smentire il narrato di De Gregorio né elementi che debbano essere presi in esame nel giudizio”. Sempre dalle motivazioni si fa riferimento al fatto che Berlusconi, fece leva sul senatore, sfruttando la conoscenza della sua situazione economica, definita “disastrosa” promettendo a De Gregorio di risolvere qualsiasi suo problema economico.

IL PROCESSO MEDIASET – 10 ANNI DI BATTAGLIE LEGALI
La vicenda Mediaset riguarda la compravendita dei diritti televisivi delle reti di Silvio Berlusconi e risale al 2003.
Secondo la tesi accusatoria, l’ex premier avrebbe intascato fondi neri pari a 280 milioni di euro senza pagare le tasse e commettendo frode nei confronti degli azionisti. L’ex cavaliere avrebbe inoltre continuato ad occuparsi di alcune società tramite prestanome.

La lunga storia del processo Mediaset comincia il 27 aprile del 2005 quando viene chiesto il rinvio a giudizio, da parte dei PM Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale, di 14 persone tra cui Silvio Berlusconi, con l’accusa di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio. In un procedimento separato ma inerente all’accusa, sono stati anche indagati i figli di Berlusconi: Marina e Piersilvio. Della stessa indagine di Silvio Berlusconi invece: 7 dirigenti del gruppo Mediaset e Fininvest; Fedele Confalonieri con l’accusa di Falso in bilancio; David Mills; Paolo Del Bue; Candia Camaggi; Farouk Mohamed Agrama; Daniele Lorenzano.
Le indagini sulla “All Iberian” evidenziarono un intreccio tra due società, “Century One” e “Universal One”, con una finanziaria di Silvio Berlusconi, la “Silvio Berlusconi Finanziaria”, con sede a Lussemburgo. Sui conti della Century One e dell’Universal One furono trovate tracce di fondi neri che venivano dirottati verso altri conti, in Svizzera, a Montecarlo e nelle Bahamas.
Questi fondi neri secondo le indagini, erano a disposizione degli indagati e manovrati da uomini di fiducia di Berlusconi. Con questo sistema Mediaset acquistava i diritti dei film americani in maniera illegale, non comprandoli direttamente, ma tramite società offshore (Century One, Universal One, Wiltshire Trading, Harmony Gold) che tra un passaggio e l’altro della compravendita aumentavano il prezzo ricavandone somme di denaro in nero tra il prezzo iniziale dei diritti televisivi e quello finale.
L’accusa di falso in bilancio contestata a Silvio Berlusconi arriva proprio da quest’ultimo giro di denaro. Infatti Silvio Berlusconi, con l’acquisto indiretto dei diritti televisivi USA, avrebbe guadagnato fondi neri per 280 milioni di euro (che avrebbe riscosso in lire, dollari, franchi svizzeri e francesi, fiorini olandesi ed euro). Su tale somma non solo sono state evase le tasse, ma secondo i PM, ci sarebbero state anche operazioni di frode nei confronti degli azionisti (appunto falso in bilancio).
Nel ricostruire questa vicenda, resa complessa da tutti gli intrecci connessi, i PM hanno dovuto tenere conto della rinuncia, da parte di Silvio Berlusconi, delle cariche societarie nel 1993 (che comunque ha continuato a gestire dietro prestanome).
L’accusa è stata sostenuta da: Carlo Bernasconi (personaggio a capo della società Silvio Berlusconi Communication); Marina Camara (dipendente di Bernasconi, nonché segretaria, che ha sostenuto le indicazioni per gli acquisti che avvenivano ad Arcore); Oliver Novick (responsabile della direzione Corporate Development).

Ma vediamo le tappe di questa Odissea legale data per data:
Il 13 giugno 2003 i quotidiani pubblicano la notizia di un’inchiesta della Procura di Milano. I procuratori Fabio de Pasquale e Alfredo Robledo, hanno aperto una nuova indagine a partire da quella sul gruppo Fininvest. Il 28 ottobre 2005 si scoprirà che le indagini sono state aperte nel 2001, per ipotesi di reato che partono dal 1988.
Il 7 luglio 2004 oltre a Silvio Berlusconi risultano indagati anche i figli, Marina e Piersilvio, Fedele Confalonieri presidente di Mediaset, Giorgio Vanoni ex responsabile settore estero, Candia Camaggi ex responsabile di Fininvest Service, Paolo del Bue, presidente di Arner Bank.
La data fissata per l’udienza preliminare slitta al 28 ottobre 2005 dopo che il Gip il 30 luglio 2004 concesse la proroga delle indagini. Ma anche questa data viene rinviata, perché i Pm depositano la documentazione oltre i termini previsti…
Finalmente il 7 novembre 2005 Parte l’udienza preliminare. Il 12 maggio 2006 Il PM De Pasquale, chiede il rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi e altre 11 persone. Sono passati circa quattro anni dall’inizio delle indagini.
Il 21 novembre 2006 Inizia il processo e il 15 gennaio 2007 Sono dichiarati prescritti i reati fino al 1999 poi il 19 novembre 2007 arriva la prescrizione anche per Silvio Berlusconi per il reato di falso in bilancio. Non per evasione fiscale.
26 settembre 2008 Il processo si ferma. Il Pm Fabio De Pasquale del tribunale di Milano ha sollevato un’eccezione di costituzionalità del Lodo Alfano che stabilisce l’immunità del premier.
16 novembre 2009 Il processo si riapre, ma viene rinviato per “legittimo impedimento” di Silvio Berlusconi.
19 aprile 2010 Il processo si ferma nuovamente, secondo i giudici, la Legge del 7 aprile 2010 sul legittimo impedimento continuativo per il premier doveva essere varata con iter costituzionale.
28 febbraio 2011 Riprende il processo, ma subito viene rinviato ad aprile. Silvio Berlusconi è dichiarato “contumace” per non essersi mai presentato in aula.
11 aprile 2011 Berlusconi si presenta in aula.
18 giugno 2012 Il Pm chiede la condanna di Silvio Berlusconi a 3 anni e 8 mesi
24 settembre 2012 I legali Mediaset chiedono l’assoluzione perché il fatto non sussiste.
26 ottobre 2012 Silvio Berlusconi è condannato in primo grado a 4 anni (di cui tre condonati) e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Berlusconi e altri indagati sono condannati al pagamento di 10 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate. Fedele Confalonieri viene assolto.
Frank Agama viene condannato a tre anni, ma viene condonato.
18 gennaio 2013 Inizia il processo di appello. I giudici respingono la richiesta della difesa di rinviare il processo a dopo le elezioni.
8 febbraio 2013 I giudici accolgono il legittimo impedimento per Silvio Berlusconi.
1 marzo 2013 Il Procuratore Generale chiede la conferma delle condanne di primo grado.
9 marzo 2013 Silvio Berlusconi chiede legittimo impedimento. È assente perché malato di uveite bilaterale, ma la visita fiscale al San Raffaele chiesta dal Tribunale decide che non c’è impedimento.
6 marzo 2013 viene concesso il legittimo impedimento.
23 marzo 2013 Nuovo legittimo impedimento. Il processo è rinviato al 20 aprile
20 aprile 2013 Nuovo legittimo impedimento per l’elezione del Presidente della Repubblica. Si rinvia all’8 maggio.
8 maggio 2013 Il giudice d’appello conferma la condanna a quattro anni e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e di tre anni dagli uffici direttivi. La Corte d’appello conferma
anche le assoluzioni decise in primo grado: oltre a Fedele Confalonieri, Marco Colombo e Giorgio Dal Negro.
9 luglio 2013 La Cassazione fissa per il 30 luglio l’udienza per il processo Mediaset, evitando che metà processo, la parte relativa al 2002, cada in prescrizione (secondo le stime fatte dalla Cassazione stessa la prescrizione della prima parte del processo scatterebbe il primo settembre)
30 luglio 2013 Udienza della Cassazione sul processo Mediaset
1 agosto 2013 Sentenza della Cassazione: conferma della condanna d’appello a quattro anni di reclusione e rinvio dell’interdizione dai pubblici uffici alla Corte d’Appello di Milano per rideterminare la pena. Dei quattro anni di condanna, tre saranno coperti da indulto. Silvio Berlusconi potrà decidere se passare l’anno di condanna agli arresti domiciliari, oppure chiedere l’affidamento ai servizi sociali.

IL CASO BNL-UNIPOL
Silvio Berlusconi, indagato con l’accusa di rivelazioni di segreto d’ufficio è condannato in primo grado a 1 anno.
Le intercettazioni sono state pubblicate sul suo giornale “il Giornale” diretto dal fratello Paolo.
Fassino dei DS era la vittima che nell’intercettazione diceva: “…abbiamo una banca”. L’accusa è prescritta a settembre 2013.

SME
Questo processo riguarda la mancata vendita della Sme, il comparto agroalimentare dell’Iri, alla Cir di Carlo de Benedetti. Imputati di corruzione in atti giudiziari sono: Cesare Previti e Attilio Pacifico (chiesti 11 anni), l’ex capo dei Gip di Roma, Renato Squillante (11 anni e 4 mesi) e l’ex giudice romano Filippo Verde (richiesta del Pm 4 anni e 8 mesi), mentre il favoreggiamento è contestato ai due figli di Squillante, Mariano (1 anno e 10 mesi) e Fabio (1 anno e 6 mesi) e alla moglie di quest’ultimo, Olga Savtchenko (un anno). Favoreggiamento è l’accusa anche per l’ex Pm romano Francesco Misiani (6 mesi).

E’ all’anno 1985 che dobbiamo risalire per stabilire l’origine di questa vicenda, quando Romano Prodi che era presidente dell’Iri, e Carlo De Benedetti arrivarono ad un’intesa in base alla quale l’Iri avrebbe ceduto la sua partecipazione in Sme (63%) a De Benedetti, per circa 497 miliardi. La decisione vide l’opposizione dell’allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi.
De Benedetti si rivolse al Tribunale di Roma dopo che l’accordo fu ritenuto non vincolante in seguito a una comparazione con altre tre offerte intervenute, delle quali una della Iar (Barilla, Ferrero Fininvest).
I giudici, presieduti da Filippo Verde (anche relatore della sentenza) diedero torto a De Benedetti e i Pm milanesi sospettarono che il provvedimento fosse stato “aggiustato”, dietro il versamento di tangenti a Verde e all’ex capo dei Gip di Roma Renato Squillante.
I versamenti sotto accusa furono tre in particolare: uno del 2 maggio del 1988 (poco dopo che la Cassazione rese definitiva la decisione), di 750 milioni di lire da un conto di Pietro Barilla a uno di Pacifico, che avrebbe girato 200 milioni in contanti a Verde, mentre un altro miliardo sarebbe passato da Barilla a Pacifico, che avrebbe diviso 850 milioni con Previti versando poi 100 milioni a Squillante, secondo l’accusa “stabilmente retribuito” dagli altri imputati. C’è, infine, la contestazione aggiuntiva di 434 mila dollari da un conto Fininvest a uno di Previti e, da ultimo, a uno di Squillante, nel 1991. Da qui l’accusa di corruzione in atti giudiziari, reato per il quale i tempi di prescrizione sono di 15 anni: più lunghi, quindi, rispetto a quelli della corruzione semplice.

Queste le principali tappe del dibattimento Sme dopo il rinvio a giudizio degli imputati, tra cui Silvio Berlusconi (posizione stralciata), a conclusione di un’inchiesta cominciata nel luglio del ’95 con le dichiarazioni di Stefania Ariosto e durante la quale vennero arrestati, nel marzo del ’96, Squillante e Pacifico.

9 marzo 2000 – Inizia il processo davanti ai giudici della 1a sezione penale di Milano (presidente Luisa Ponti).
17 novembre 2000 – I Pm Boccassini e Colombo riformulano il capo d’imputazione, introducendo la contestazione suppletiva.
27 dicembre 2000 – Respinta la richiesta di proscioglimento di Berlusconi, Previti e Pacifico, ritenendo che non è possibile una decisione “allo stato degli atti”.
28 dicembre 2001 – Testimoniano il presidente della Commissione Ue, Romano Prodi e l’ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato.
3 gennaio 2002 – Scoppia il “caso Brambilla2: il Ministero dispone il trasferimento del giudice a latere Guido Brambilla che aveva chiesto di essere assegnato al Tribunale di Sorveglianza. La Corte non ritiene di interrompere il processo, come chiesto dai difensori, e quelli di Previti ricusano il giudice (la richiesta verrà respinta e Brambilla sarà “applicato” al processo Sme fino al 9 gennaio 2004).
1 marzo 2002 – Prima istanza di rimessione del processo a Brescia presentata da Previti e Berlusconi.
18 ottobre 2002 – Cinque ore di sofferta deposizione per Stefania Ariosto, la teste “Omega”.
6 novembre 2002 – La quinta sezione della Corte d’Appello dichiara inammissibile la ricusazione proposta da Berlusconi nei confronti della prima sezione del Tribunale Penale.
27 gennaio del 2003 – Il giorno più lungo di Mani Pulite. È il giorno in cui le Sezioni Unite della Cassazione affrontano le richieste di rimessione dei processi milanesi presentate da imputati illustri. Dopo una giornata e mezzo di discussione, il verdetto, per nulla scontato dopo la Cirami, è decisivo: i processi restano a Milano. I nuovi magistrati delle Sezioni Unite presiedute da Nicola Marvulli rigettano le istanze di trasferimento perché “non ci sono gravi situazioni locali”. La reazione è durissima. Silvio Berlusconi parla di un esito scontato perché “la partita è truccata” e accusa la Cassazione di aver emesso una “decisione politica”. (l’accusa alle toghe rosse).
16 maggio 2003 il collegio presieduto da Luisa Ponti, alla vigilia della requisitoria del Pm Ilda Boccassini, stralcia la posizione di Silvio Berlusconi anche per l’accusa di corruzione in atti giudiziari.
17 giugno 2003 Silvio Berlusconi torna in aula per una serie di dichiarazioni spontanee che presto si trasformano in un’offensiva a tutto campo. Il premier attacca Carlo De Benedetti e legge una lettera dell’ex ministro socialista Francesco Forte nella quale si dice che Bettino Craxi gli riferì di una “robusta dazione di denaro” data dall’ingegnere alla Dc in occasione delle elezioni del 1983. Così, sostiene il leader di Forza Italia in aula, “De Benedetti voleva acquistare la Sme, come Totò il Colosseo”.
giugno 2003 La nuova legge sull’immunitá, quella che sospende i processi avviati nei confronti delle cinque cariche più alte dello Stato, chiude il sipario sul procedimento milanese in corso per il solo Silvio Berlusconi. In aula l’accusa si oppone e sollecita un ricorso alla Corte Costituzionale. Richiesta accolta dai giudici che, con una lunga ordinanza, investono i colleghi della Consulta della vicenda. Intanto tutto si sospende ugualmente. Ad andare avanti è solo il procedimento principale che il 22 novembre 2003 vede la condanna di Cesare Previti, Attilio Pacifico e Renato Squillante.
13 gennaio 2004 – La Consulta boccia il Lodo Schifani senza possibilitá d’appello, affermando che la Legge votata viola i principi di uguaglianza dei cittadini davanti alla Legge e il diritto di difesa sanciti dalla Carta Costituzionale. Il processo stralcio sulla Sme può riprendere, ma davanti ad altri giudici, e per il solo premier.
Il 12 novembre 2004 dopo alcune sospensioni, a causa delle elezioni, Ilda Boccassini tira le sue conclusioni in aula e per Silvio Berlusconi chiede una condanna ad otto anni di reclusione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. A rincarare la dose ci penseranno le parti civili che, il 19 novembre, faranno le loro richieste risarcitorie: un milione di euro per la Presidenza del Consiglio, quattro miliardi e mezzo di euro per la Cir. Il 3 dicembre tocca ai legali del premier parlare per chiedere l’assoluzione con formula piena del cittadino Silvio Berlusconi.
9 dicembre 2004 il processo stralcio Sme si chiude. Il presidente della prima sezione penale, Francesco Castellano, si ritira in camera di consiglio con le colleghe a latere, Stefania Abbate e Fabiana Mastrominico, per emettere la sentenza.
10 dicembre 2004 – Arriva la sentenza. Berlusconi è assolto “per non aver commesso il fatto” dall’accusa di aver comprato la sentenza sulla Sme. Assolto e prescritto, dopo aver attenuto le attenuanti generiche, per altri episodi di corruzione che gli erano stati contestati dalla procura.

TELECINCO IN SPAGNA
L’accusa di frode fiscale per 100 miliardi e violazione della Legge antitrust spagnola, colpisce Berlusconi, Dell’Utri e altri manager Fininvest, responsabili in Spagna dell’emittente Telecinco.
Sono stati rinviati a giudizio su richiesta del giudice istruttore anticorruzione di Madrid, Baltasar Garzon Real. Dopo varie sospensioni del processo il giudice ha deciso per l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

Baltasar Garzòn, il magistrato più famoso della Spagna, indaga il leader di Forza Italia, il vertice della rete televisiva iberica Telecinco e diversi altri soci.
Berlusconi è accusato di irregolarità fiscali relative agli anni ’91, ’92 e ’93 per circa un miliardo di pesetas (12 miliardi di lire) e di aver violato fino al ’95 la Legge sulle televisioni private che proibisce ad ogni singolo socio di possedere più del 25% del capitale.
La Fininvest respinge ogni accusa e dichiara “di poter dimostrare l’assoluta correttezza del proprio operato”, Silvio Berlusconi afferma che dietro l’affondo spagnolo c’è lo zampino del pool.
Una nota diffusa dall’ufficio stampa di Forza Italia attribuisce ad “ambienti vicini a Silvio Berlusconi” la convinzione che “l’iniziativa della Magistratura spagnola è stata ispirata e determinata da rapporti e interventi dei magistrati milanesi sui colleghi spagnoli”.
Il processo a Berlusconi dal 1999 al 2006 registra una battuta d’arresto per l’immunità di cui Berlusconi gode nel paese, in qualità di eurodeputato prima e di capo di un Governo estero poi.
Baltasar Garzón, il Magistrato che aveva avviato il procedimento, riapre il fascicolo a suo carico nel 2006. Anche se ufficialmente tale processo non è mai arrivato a sentenza, nel 2008 l’avvocato Niccolò Ghedini annuncia l’assoluzione del suo assistito.

CONCORSO IN CORRUZIONE TANGENTI GDF
Accusa di concorso in corruzione per Silvio Berlusconi. Il reato è contestato alla luce di un versamento su conti correnti di una banca di New York, di alcune tangenti ad ufficiali della Guardia di Finanza chiamati a verifiche fiscali presso quattro aziende di Berlusconi.
I fatti contestati risalgono, secondo l’accusa, al 1989 (tangente per Videotime), al 1991 (Arnoldo Mondadori Editore), al 1992 (Mediolanum) e al 1994 (TELE+).
Rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi, presso la Procura di Milano per il 22 novembre 1994 davanti al PM Antonio Di Pietro.
Il primo grado del processo che inizia il 17 gennaio 1996 e termina il 7 luglio del 1998 riconosce Berlusconi colpevole di tutti i capi d’accusa e lo condanna a 2 anni e 9 mesi di reclusione.
Il ricorso in Appello, la sentenza del 9 maggio 2000, ribalta la sentenza di primo grado e assolve Berlusconi con la formula: “per non aver commesso il fatto” per la vicenda TELE+ e lo proscioglie per gli altri tre capi d’imputazione per intervenuta prescrizione dovuta alla concessione delle attenuanti generiche.
La Corte di Cassazione, il 19 ottobre 2001 assolve l’imputato per tutti e quattro i capi d’accusa con la formula per non aver commesso il fatto.

Una nota che riguarda questo procedimento: Il 25 febbraio 2010 la corte di cassazione emette una sentenza nell’ambito del processo Mills dichiarando che l’avvocato David Mills fu corrotto per testimoniare il falso nel processo sulle tangenti alla Guardia di Finanza, favorendo così l’assoluzione di Berlusconi.

Stragi del 1992-1993
Le procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, indagano per anni sui “mandanti a volto coperto” delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (a Firenze, Roma e Milano). Le indagini preliminari sull’eventuale ruolo che Berlusconi e Dell’Utri possono avere avuto in quelle vicende sono state formalmente chiuse con archiviazioni o richieste di archiviazioni. Continuano però indagini per concorso in strage contro ignoti.

La Procura di Firenze ha indagato per molti anni (fino all’agosto 1998) sui mandanti a volto coperto delle stragi:
del 14 maggio 1993 a Maurizio Costanzo (via Fauro, Roma)
attentato agli Uffizi del 27 maggio 1993 (via de’ Georgofili, Firenze)
attentato al Padiglione di Arte Contemporanea del 27 luglio 1993 (Via Palestro, Milano)
di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano (Roma, 28 luglio 1993)
allo Stadio Olimpico di Roma (dicembre 1993 – gennaio 1994)
a Formello (Roma) (attentato a Totuccio Contorno, 14 aprile 1994)
La procura di Firenze iscrisse nel registro degli indagati Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri con il soprannome di: “AUTORE 1” e “AUTORE 2”, considerati mandanti delle suddette stragi.
Il Pm di Firenze chiese l’archiviazione del procedimento al termine delle indagini preliminari, in quanto non si era potuta trovare la conferma delle chiamate “de relato” e delle intuizioni logiche, seppure fosse evidente nel decreto di archiviazione che ci fosse “una convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto alla nuova formazione politica “Forza Italia” e che durante le indagini questa ipotesi si sia rafforzata.

A Caltanissetta Berlusconi e Dell’Utri furono iscritti nel registro degli indagati come mandanti delle stragi di Via D’Amelio (Paolo Borsellino) e Capaci (Giovanni Falcone). Le indagini sono partite dalle dichiarazioni di Salvatore Cancemi, dai verbali relativi ai rapporti con Vittorio Mangano, dalle dichiarazioni successive di Tullio Cannella e Gioacchino La Barbera, dalle dichiarazioni di Gioacchino Pennino e Angelo Sisino, dagli esiti delle indagini della Dia e del Gruppo Falcone e Borsellino.
Su richiesta del PM il 3 maggio 2002 il fascicolo viene archiviato, perché il quadro indiziario appare debole. Il Gip tuttavia, nel decreto di archiviazione, lascia alla valutazione dei pubblici ministeri di effettuare ulteriori indagini su “piste investigative diverse da quelle sinora perseguite” ritenendo che “tali accertati rapporti di società facenti capo al gruppo Fininvest con personaggi in varia posizione collegati all’organizzazione Cosa nostra, costituiscono dati oggettivi che rendono quantomeno non del tutto implausibili le ricostruzioni fornite dai diversi
collaboratori di giustizia”. Oltre a questo viene evidenziato anche che “gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra gli uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati”. Ma conclude affermando che “Occorre tuttavia verificare se effettivamente tali contatti vi siano stati e che esito abbiano avuto. Orbene le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che dovrebbero riscontrare tale ipotesi sono tutte “de relato” e, come si è visto, il più delle volte generiche ed incerte nei contenuti”.
La richiesta di archiviazione, non fu sottoscritta dall’altro Pm Luca Tescaroli, che si era occupato delle inchieste e dei processi sulle stragi, contrario alle impostazioni della richiesta di archiviazione, soprattutto nella parte in cui si sostiene che le dichiarazioni dei principali pentiti della strage, Cancemi e Brusca, erano contrastanti.Una tesi che è stata confermata anche nella sentenza d’appello della strage di Capaci dove i giudici scrissero tra l’altro che le dichiarazioni di Brusca e Cancemi erano convergenti e che era necessario indagare ancora “nelle opportune direzioni per individuare i convergenti interessi di chi era in rapporto di reciproco scambio con i vertici di Cosa nostra”. Nel 2017 l’indagine viene riaperta.

TANGENTI FISCALI SULLE PAY-TV
Accusato di aver pagato tangenti a dirigenti e funzionari del ministero delle Finanze per ridurre l’Iva dal 19 al 4 per cento sulle pay-tv e per l’ottenimento di rimborsi di favore. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.

SPARTIZIONE DELLA PUBBLICITA’ RAI-FINIVEST
Berlusconi è accusato di aver indotto la Rai, grazie al suo ruolo di Presidente del Consiglio, a concordare con Fininvest i tetti pubblicitari. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, non avendo raccolto prove a sufficienza per il reato di concussione, Il Giudice dell’udienza preliminare accoglie la richiesta.

LODO MONDADORI
Berlusconi, accusato di corruzione dei giudici di Roma per arrivare ad una decisione in suo favore nel Lodo Mondadori, sulla decisione della proprietà della casa editrice.
Il giudice dell’udienza preliminare ha deciso l’archiviazione del caso, con formula dubitativa.
La Procura ha fatto ricorso alla Corte d’appello, che ora dovrà decidere se confermare l’archiviazione o disporre il rinvio a giudizio di Berlusconi, di Cesare Previti e del giudice Renato Squillante.

TERRENI DI MACHERIO
Nel gennaio del 1999 Accusato di varie irregolarità fiscali nell’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio, dal PM Francesco Saverio Borrelli.
Berlusconi è stato accusato di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio.
Risulterà assolto in primo grado per alcuni reati e per altri, scatta la prescrizione. In appello sarà confermata la sentenza di primo grado.

MEDUSA CINEMATOGRAFICA
Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d’acquisto della società Medusa Cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi. In primo grado è condannato a 1 anno e 4 mesi per falso in bilancio. In appello, la Corte gli ha riconosciuto le attenuanti generiche: è così scattata la prescrizione del reato. È la quarta condanna in primo grado.

CASO LENTINI
Rinvio a giudizio al tribunale di Milano per Berlusconi e Galliani per versamento in nero di 6 miliardi dalle casse del Milan a quelle del Torino calcio, per l’acquisto del calciatore Gianfranco Lentini. Il reato è prescritto.

TANGENTI A CRAXI (All Iberian 1)
Per 21 miliardi di finanziamenti illeciti a Bettino Craxi, passati attraverso la società estera All Iberian, in primo grado è condannato a 2 anni e 4 mesi. In appello, a causa dei tempi lunghi del processo scatta la prescrizione del reato.

FALSO IN BILANCIO (All Iberian 2)
Come deciso dai giudici nel giugno del 1998, la seconda tranche del processo All Iberian dovette una seconda volta essere azzerata in quanto, il 12 marzo 1999, il tribunale, accogliendo un’eccezione relativa alla “totale indeterminatezza dei fatti” contestati, dichiarò nullo il precedente rinvio a giudizio per una “sostanziale equivocità dell’imputazione”, rinviando il procedimento alla fase dell’udienza preliminare.
Il nuovo rinvio a giudizio portava la data del 23 novembre 1999, e fissava l’inizio del processo di primo grado al 7 aprile 2000. Ma una pronuncia della Cassazione del 9 febbraio 2001, rilevata l’incompatibilità di un giudice con il processo, riportò nuovamente il giudizio all’apertura del dibattimento. Il dibattimento riprese davanti ad un nuovo giudice il 22 febbraio dello stesso anno.
Il processo All Iberian 2 si è definitivamente concluso con l’assoluzione di Silvio Berlusconi, con formula: perché il fatto non costituisce più reato in seguito alla riforma del diritto societario del Governo Berlusconi, emessa dal Tribunale di Milano il 26 settembre 2005.
Il processo All Iberian 2 è stato ed è tuttora un argomento di polemica politica. Lo schieramento del centrosinistra infatti, ha accusato il Parlamento di aver approvato delle Leggi ad personam, ossia delle norme che sarebbero state emanate al solo scopo di influire sui processi pendenti nei confronti dell’allora presidente del Consiglio Berlusconi.

CONSOLIDATO GRUPPO FININVEST (All Iberian 3)
La Procura della Repubblica di Milano ha indagato sulla rete di società estere del gruppo Fininvest, contestando falsi in bilancio e operazioni che hanno generato un migliaio di miliardi di fondi neri. Sta per essere formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio.

ALL IBERIAN (2 o 3)
Silvio Berlusconi e tre ex dirigenti della Fininvest sono stati assolti al termine del processo All Iberian iniziato nel 1995, in cui erano imputati per falso in bilancio e false attestazioni, perché stando alla nuova normativa sui reati delle società, i fatti non sono più considerati come reati dalla Legge. Si noti che tale Legge è stata fatta dal Governo Berlusconi.

FALSA TESTIMONIANZA SULLA P2
A causa di un articolo sulla rivista Epoca nel 1987, viene avviato un processo per diffamazione da una querela di Berlusconi il querelante riferì all’Autorità giudiziaria, sotto giuramento, di non aver corrisposto alcunché a Licio Gelli all’atto di iscriversi alla Loggia P2, nel 1981.
Berlusconi dichiarò: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo […] Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta”.
I giornalisti vennero tutti assolti, e presentarono un esposto presso la Pretura di Verona contro Berlusconi, perchè fosse avviato un procedimento penale per falsa testimonianza.
Il 22 luglio del 1989 il pretore Gabriele Nigro firmò una sentenza istruttoria nella quale si indicava di non dover procedere perché il fatto non costituisce reato. Tale decisione venne impugnata presso la Sezione istruttoria della Corte d’Appello di Venezia la quale nel 1990, pur ritenendo che Berlusconi avesse commesso il reato testimoniando il falso e dunque dovesse essere
processato per il reato di falsa testimonianza, dichiarò il reato estinto, archiviando così definitivamente l’indagine, poiché era stata varata un’amnistia nei primi mesi di quello stesso anno.
E’ questa la prima condanna alla quale Berlusconi, non è scampato per ragioni di decadenza dei termini o per motivazioni di non aver commesso il fatto o ancora per mancanza di prove o scasa rilevanza delle stesse… Questa sentenza pur vedendolo colpevole lo lascia “salvo” per effetto dell’amnistia.

TRAFFICO DI DROGA
Negli anni dal 1973 al 1976 Vittorio Mangano, un mafioso già noto alle forze dell’ordine, lavora nella villa di Silvio Berlusconi come fattore, in questi anni Mangano, viene anche arrestato un paio di volte.
A presentare Mangano a Berlusconi, era stato Marcello Dell’Utri.
Dell’Utri conosceva Berlusconi dalla metà degli anni 60′ quando i due, si conobbero, alla facoltà statale di Legge.
Dell’Utri fa poi ritorno in Sicilia e Berlusconi, rimasto a Milano, inizia la sua carriera di imprenditore edile.
Mangano ad Arcore più che uno stalliere, è un ospite di riguardo.
Siede a pranzo e cena con Berlusconi e invita ad Arcore i suoi amici siciliani, che poi i pentiti indicheranno come mafiosi latitanti.
Quando i magistrati domandano a Dell’Utri, chi fossero, lui risponde che non erano tipi a cui fare domande!
Durante la permanenza alle “dipendenze” di Berlusconi, Mangano organizza il rapimento del principe D’Angerio, ospite dello stesso Berlusconi.
Nonostante fosse stato informato dai Carabinieri del coinvolgimento del suo stalliere nel sequestro di persona, Berlusconi non licenziò Mangano e continuò a tenerlo per ancora due anni.
Fu poi Mangano stesso a voler andare via, anche se Dell’Utri e Berlusconi tentarono di fermarlo.
Il pentito Salvatore Cancemi, dichiarò che la FININVEST di Berlusconi, attraverso Marcello Dell’Utri e Mangano, pagava annualmente a Cosa Nostra, un pizzo di 200 milioni di lire.
Nel 1980 Mangano vennne arrestato da Giovanni Falcone.
Quell’anno al matrimonio del boss internazionale Jimmy Fauci a Londra, era presente tra gli invitati Marcello Dell’Utri.

Vittorio Mangano: condannato all’ergastolo per duplice omicidio; condannato per Mafia nel processo “Spatola” istituito da Falcone, ulteriore condanna a Mangano, per traffico internazionale di droga nel maxi processo istituito da Falcone e Borsellino.
Marcello Dell’Utri: condanna definitiva a 2 anni, una in appello a 2 anni per estorsione mafiosa ed una in primo grado per associazione mafiosa. Condannato a 9 anni.
Con il nome di Pizza Connection è indicata una indagine sul traffico di droga tra Italia e Stati Uniti, avviata il 12 luglio 1979.
Dai paesi mediorientali, arrivava la morfina nel palermitano. Dove lì, le “raffinerie” di droga, la trasformavano in eroina, destinata al mercato americano, (newyorkese in particolare).
L’indagine è durata 4 anni, ma la svolta si ebbe quando la “commissione”, la famosa cupola dei capi creata da Lucky Luciano, decise di eliminare il boss Carmine Galante, in contrasto con la commissione stessa, perché voleva tenere sotto il suo controllo l’intero business della droga Sicilia-New York.

Dopo l’uccisione di carmine Galante, le indagini ebbero una svolta sorprendente per l’individuazione degli obiettivi da combattere, sia alla fonte (Totò Riina e i suoi “Corleonesi” che nel frattempo avevano preso il controllo delle raffinerie di eroina di Palermo) che alla destinazione, le insospettabili pizzerie aperte o rilevate dai siciliani fatti arrivare in quantità da Carmine Galante come i fratelli Miki ed Antony Lee Guerrieri parenti dell’ex boss milanese Giuseppe Guerrieri che a New York gestivano tutto l’import e lo smercio all’ingrosso dello stupefacente per John Gotti, capo della famiglia Gambino.

Emergerà poi, che il nome di Silvio Berlusconi, compare già in questa indagine. Così come, compare il nome di Franco Della Torre, un cittadino svizzero che secondo Scelsi, Procuratore di Bari, avrebbe usato ancora una volta il vecchio trucco utilizzato in precedenza per riciclare i narcodollari, per ripulire i soldi provenienti dal contrabbando che vede coinvolto il Montenegro.

15 febbraio 1983 la Banca Rasini sale agli onori della cronaca, per via dell’Operazione San Valentino. La polizia milanese effettua una retata contro gli esponenti di Cosa Nostra a Milano, e tra gli arrestati figurano numerosi clienti della Banca Rasini, tra cui Luigi Monti, Antonio Virgilio e Robertino Enea. Si scopre che tra i correntisti miliardari della Rasini vi sono Totò Riina e Bernardo Provenzano e lo stesso stalliere Vittorio Mangano.
Anche il direttore Vecchione e parte dei vertici della banca vengono processati e condannati, in quanto emerge il ruolo della Banca Rasini come strumento per il riciclaggio dei soldi della criminalità organizzata.
I giudici di Palermo, anche a seguito delle rivelazioni di Michele Sindona e quelle di alcuni pentiti, indicano la stessa banca Rasini come coinvolta nel riciclaggio di denaro di provenienza mafiosa.
Michele Sindona nel 1984, quando il giornalista del New York Times, Nick Tosches, chiese a Sindona (poco prima della misteriosa morte di quest’ultimo): “Quali sono le banche usate dalla mafia?”. Sindona rispose: “In Sicilia il Banco di Sicilia, a volte. A Milano una piccola banca in Piazza dei Mercanti”. L’unica banca presente a Piazza dei Mercanti, al tempo, era la Banca Rasini.

Il padre di Silvio Berlusconi, Luigi Berlusconi, era prima impiegato alla Rasini, quindi procuratore con diritto di firma, ed infine con un ruolo direttivo all’interno della stessa. La Banca Rasini, e Carlo Rasini in particolare, furono i primi finanziatori di Silvio Berlusconi all’inizio della sua carriera imprenditoriale. Silvio e suo fratello Paolo Berlusconi avevano un conto corrente alla Rasini.
La Banca Rasini risulta anche nella lista di banche ed istituti di credito che gestirono il passaggio dei finanziamenti di 113 miliardi di lire che ricevette la Fininvest, tra il 1978 ed il 1983.

Ne 1983 nell’ambito di un’inchiesta su un traffico di droga, la Guardia di finanza aveva posto sotto controllo i telefoni di Berlusconi. Nel rapporto si legge: “È stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane. Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni edilizie e opererebbe sulla Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo…”. L’indagine fu archiviata nel 1991.

Sempre agli inizi del ’90, viene fatta interrompere un’indagine della polizia svizzera, condotta dal commissario Fausto Cattaneo, proprio quando stava raccogliendo prove importanti su come i narcotrafficanti riciclavano il loro denaro.
La testimonianza di Cattaneo, accanto a quella del giornalista Sidney Rotalinti, denuncia i traffici di droga verso l’Europa e il riciclaggio di grandi capitali attraverso grandi gruppi finanziari come quello Fininvest. Il nome dell’operazione era “Mato Grosso”.
Nei rapporti di polizia ticinesi il nome di Berlusconi comparve all’inizio degli anni ’90 ai margini dell’operazione Mato Grosso. Nel gennaio 1991 alla Migros Bank di Lugano, fallì una grossa operazione di riciclaggio di denaro di un cliente e fu arrestato il brasiliano Edu De Toledo. La procura federale, il comando di Polizia e la procura ticinesi inviarono e fecero infiltrare nell’organizzazione il commissario di Polizia ticinese Fausto Cattaneo.
Cattaneo scrisse nella sua relazione del narcotrafficante brasiliano Juan Ripoll Mary, il quale nel descrivere le sue operazioni di riciclaggio tramite 4 società di Panama rappresentate anche a Lugano, avrebbe affermato: “Il denaro che arriva dall’Italia, proviene dall’impero finanziario di Silvio Berlusconi”.

Inspiegabilmente, la giudice Carla del Ponte e le autorità di giustizia e di polizia competenti, archiviarono il caso.
Carla del Ponte, merita di essere ricordata per il depistamento e per il fallimento di molte indagini critiche, come quella del Mato Grosso, del Ticinogate, e del Russia Gate.
Non va inoltre dimenticato, come la stessa tentò d’intralciare le indagini del Giudice Giovanni Falcone quando indagava sulle Banche luganesi e sui loro rapporti con i boss mafiosi, cercando di nascondere i possibili collegamenti tra le finanziarie di Chiasso e i Caruana-Cuntrera.

Di lì a poco, Falcone, Borsellino e le loro scorte, verranno fatti saltare in aria con il tritolo.
Silvio Berlusconi venne anche indagato per le stragi.
Anche Paolo, fratello minore di Silvio, pregiudicato per truffe da decine di milioni di euro, ha un “incontro ravvicinato del terzo tipo” con ambienti mafiosi e individui dediti al traffico di stupefacenti…

Questo è, per sommi capi e molto a grandi linee, il racconto delle vicende giudiziarie che hanno interessato l’uomo che da imprenditore, “scese in campo” e si cimentò nella gestione Politica del nostro Paese, con l’intento dichiarato di far da argine alla possibilità che la Sinistra prendesse il comando dell’Italia. L’uomo che ha condotto per un ventennio il Paese cercando l’attuazione di Leggi che altre Parti Politiche giudicarono e giudicano inique, ma anche colui che ha avviato rapporti diplomatici delicati con gli Stati esteri, coinvolgendo ed attirando investitori, una persona che ha sempre visto il nostro Paese come una cosa da amministrare come fosse una grande azienda. Berlusconi è anche l’uomo che ha attraversato il passaggio all’euro e che forse, grazie ad esso, è riuscito nella creazione ulteriore di imperi finanziari e commerciali, come pochi altri imprenditori sarebbero riusciti.
Berlusconi ha dimostrato di non voler cedere il passo a nessuno e malgrado dica di sentirsi un quarantenne, ha compiuto 81 anni e dimostra una indiscutibile lucidità mentale ed un inspiegabile attaccamento alla Cosa Pubblica.
Non sappiamo ancora se egli, sarà a rappresentare la destra alle prossime elezioni, ma non dobbiamo tralasciare i dubbi che le sue implicazioni legali possono aver lasciato e tenerne conto.
Come già detto, nell’elencazione, si fa menzione di alcuni e dei principali accadimenti, sorvolando tuttavia su altre vicende e su quelle trattate, proprio per evitare di dover redigere un volume apposito.
Il Berlusconi pensiero, potrà apparire contorto in alcune fasi e spietatamente lucido e calcolatore in certe altre, spetta a noi, trarne le ovvie considerazioni.
Laddove dovessimo decidere di rieleggerlo, dovremmo capire che anche noi, soffriremmo di una “patologia” chiamata: Berlusconi.