4 DICEMBRE, UN ANNO DOPO

DI CLAUDIA BALDINI

Un anno sprecato
Quel NO è stato necessario: ci è andata bene, più per pochezza di Renzi che per merito nostro. Ai più interessava solo sconfiggere Renzi, poco importava della Costituzione
Davide sconfigge Golia, ma ma non lo ha ucciso. E così alla distanza chi è debole soccombe. Nonostante la vittoria, chi poteva organizzarsi sull’onda di essa ha rinunciato. Alla fine siamo noi che abbiamo perso. Perso l’occasione di ribaltare il tavolo del capitalismo, giunto fino a dettare le varianti alle Costituzioni, al fine di meglio spadroneggiare sui deboli.

Ma loro hanno capito che alla gente poco importa della Costituzione e la prossima volta si faranno più accorti e meno arroganti, senza Renzi sarà meglio. In fondo è suo indirettamente il merito della vittoria del NO.

Allla maggioranza di coloro che sono accorsi a votare NO bastava assestare un dritto al volto di Renzi, che ha abdicato e per un poco si è defilato. Ottenuto il risultato, sono stati tutti contenti e se ne sono tornati a sonnecchiare in Parlamento. Sapevamo che il fronte del NO era composto da mele e pere, che non avremmo mai potuto sommarle e contare su quei voti, ma avremmo potuto e dovuto ripartire come sinistra da lì :dire che da lì cominciava una Storia nuova, radicalmente diversa.

E invece abbiamo sabotato per timore di perdere potere, due personaggi che quello facevano, partire da quel NO per dirne altri, fino al NO al Capitalismo. Se avessimo ragionato e seguito il percorso, saremmo in tanti.

Non lo abbiamo fatto. Di fronte al più violento attacco che il capitalismo abbia sferrato contro le istituzioni democratiche del Paese, dopo le stragi di stato degli anni Settanta, noi avremmo dovuto impostare la battaglia su basi nuove: riconoscere il nemico, accettare lo scontro e agire di conseguenza. Avremmo dovuto tutti capire che il mandante di Renzi, cioè il nostro vero nemico era il capitalismo che, con lo stravolgimento dei principi fondamentali della Costituzione del ’48, voleva anche simbolicamente segnare un cambiamento d’epoca, la fine delle democrazie nate nel dopoguerra, strappate dalla Resistenza.

Il capitalismo ha tentato un’ altra spallata alla politica, in modo da fare avanzare l’ordoliberismo in connubio con la speculazione finanziaria a determinare quanti e quali diritti dovevano saltare per l’affermazione della sua potenza. La Costituzione rappresenta il nostro baluardo, il nostro scudo, forse l’unico, e quindi quando riusciranno a distruggerla o stravolgerla, il capitalismo avrà vinto la guerra di classe

Abbiamo (guidati da una classe dirigente parolaia, ma inconcludente) trascorso un anno a parlare del nulla e alla fine pare che il problema non sia il dominio del capitale, ma il modo in cui con esso veniamo a patti, civilmente, in punta di piedi, senza troppo disturbare. E infatti siamo ancora qui a
pensare alle pezze da mettere per tamponare la voracità del mostro. E dopo avergli mostrato che possiamo puntargli la pistola alla tempia, gliela abbiamo cortesemente ridata.

In questi giorni con la nascita dell’ennesimo “nuovo” centrosinistra, abbiamo deciso di ricominciare da vent’anni fa.
E’ come se volessimo ridare al mostro la possibilità di tornare ad ucciderci, magari con maniere più gentili. Ma per noi sarà sempre e comunque mortale. Non esiste un capitalismo buono, non esiste un modo per mitigarne gli esiti, non possiamo continuare a offrire al nemico che ci vuole uccidere l’occasione di farlo, dobbiamo pensare come noi possiamo uccidere lui.

Naturalmente, la soluzione non è sparare a un banchiere o a un presidente di una corporation. Quello è il tragico errore che fecero gli anarchici tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, perché per ogni re ucciso ce n’era un altro pronto a prenderne il posto. E così, ucciso un banchiere, altri ne prenderanno il posto.

Ma non è una metafora dire che il capitale ci uccide, lo fa letteralmente, perché ad esempio continuando su questa strada, continuando a privatizzare selvaggiamente la sanità, le cure mediche saranno una possibilità solo per quelli che se le possono permettere, mentre i poveri saranno lasciati morire. Continuare ad aumentare l’età in cui le persone possono andare in pensione significa accettare che ci saranno più morti sul lavoro. Far crescere la povertà vuol dire uccidere le persone. Nel Mediterraneo già oggi sono sepolte migliaia di persone uccise dal capitalismo.

Quelli ci uccidono e noi non facciamo nulla. O al massimo cerchiamo di curare le ferite dei superstiti. Non ci può bastare. A me non basta più. Infatti cosa facciamo? Diciamo è meglio riprovarci e per non sbagliarci ci affidiamo agli stessi sicari usati dai mandanti.

Perchè si possono fare mediazioni e piccoli passi ma non insieme ai sicari. E’ un pò pericoloso.

Io per queste ragioni ho votato NO il 4 dicembre dell’anno scorso. E lo rifarei. Forse è l’ultima cosa di buono che ho fatto, che noi abbiamo fatto. Noi che portiamo la responsabilità storica di aver ucciso la sinistra. Ormai è chiaro

Altri dovranno fare quello che noi non abbiamo saputo fare,
probabilmente una guerra politica comune e consapevole di liberazione dal liberismo.