PUNTO PER PUNTO, SOFFRENDO O BRILLANDO, LA ROMA È PRIMA

DI JACOPO MORRONI

La retorica oggi sarebbe facile. Nel girone dell’Inferno la Roma sale in Paradiso? Così, per fare un esempio. Invece no, oggi la Roma vince per 1-0 sul Qarabag essendo semplice, non brillante ma costante, dopo averci fatto strabuzzare gli occhi col Chelsea e soffrire con l’Atletico. Il trucco, se tal si può chiamare, è il lavoro, costante, serio, preciso, che squadra e tecnico hanno fatto da Luglio. E la Roma, “maggicamente” è prima nel girone ed elimina quelli che di finali ne hanno fatte due in quattro anni. Il pareggio di Londra non è fondamentale .

Se la gara non è bella, è decisamente a senso unico, con 18 tiri a 3 per i giallorossi. Il Qarabag non ha fermato due volte Simeone a caso, ed in netta inferiorità tecniche decide di attuare la tecnica da campetto per eccellenza: tutti dietro, botte, palla lunga e speriamo accada qualcosa. La svolgono anche molto bene, ordinati e precisi nello scalare sul fraseggio di una Roma che gioca bene, benino, ma ha poco smalto. Ci vogliono circa cinquantacinque minuti perchè i giallorossi, spinti da Perotti, accelerino i ritmi, trovando dopo pochi tentativi l’unica rete del match proprio con l’argentino, che mette di testa defilato sul tiro respinto di Dzeko.

Da lì in poi ci si aspetterebbe una svolta, ma alla fin fine gli azeri non hanno nulla da giocarsi, e decidono di seguire lo stesso copione di prima, identico, non un accenno di reazione. E la gara ricomincia identica, tranne per Gerson, che entrato nel finale per El Sharaawy da una disordinata imprevedibilità all’attacco capitolino. Se il colpo di testa di Michel a 7’ dalla fine rischia di far saltare qualche pacemaker, i giallorossi vanno diverse volte vicine al vantaggio, con il sempre ottimo Kolarov e con un Dzeko in debito d’ossigeno. Al fischio finale urla di gioia e sospiri di sollievo, ancora più forti quando il cartellone dell’Olimpico mostra l’1-1 finale di Chelsea-Atletico.

La stagione di Di Francesco mostra fin’ora i frutti veri del lavoro. Sa essere brillante e smaliziata, paziente e costante, persino brutta, ma non perde mai la testa. Nemmeno oggi, in cui sarebbe stato facile. Più che facile, possibile, anche conoscendo la storia recente giallorossa. Plauso all’abbruzzese, plauso alla squadra, per un cammino dorato quanto inaspettato