SALTATO L’ACCORDO SULLA BREXIT. GUAI PER LA MAY

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Un lungo intenso incontro fra May e Juncker per sbloccare i negoziati sulla Brexit. Faticosamente preparato da entrambe le parti. Un lungo lavoro non facile che ieri sembrava in dirittura di arrivo e invece si è bloccato. La May è tornata sui suoi passi.
Si è interrotto su un punto fondamentale, che mette a rischio non solo i negoziati UK-UE ma anche la sopravvivenza del governo May, perché la questione da definire riguarda gli unionisti democratici del DUP, che hanno rifiutato l’accordo, da cui dipende la maggioranza del suo governo. Il punto centrale, quello indispensabile per il prosieguo degli accordi, è il confine fra Belfast e Dublino. Per gli unionisti, l’accordo tra May e Juncker che ammette uno status speciale all’Irlanda del Nord di “adeguamento” con la regolamentazione del mercato unico europeo e dell’unione doganale non è accettabile.
Secondo il Financial Times, tutto quello che era stato attentamente organizzato tra Londra e Bruxelles è saltato, quando il partito unionista democratico ha fatto sapere che avrebbe impedito all’Irlanda del Nord di lasciare la UE “alle stesse condizioni” del Regno Unito. Dublino non vuole creare una divisione con l’Irlanda del Nord, dopo un accordo di pace raggiunto nel 1998, dopo 30 anni di scontri.

“Nonostante i nostri migliori sforzi e progressi significativi… oggi non è stato possibile raggiungere un accordo completo”, ha dichiarato Juncker dopo i colloqui con Teresa May. “Questo non è un fallimento, ma è l’inizio dell’ultimo round”. Il presidente della commissione UE si è detto fiducioso di ottenere risultati positivi entro la prossima settimana, prima del prossimo Consiglio Europeo, in programma il 14 e 15 dicembre.
Anche la May ha rilasciato dichiarazioni favorevoli, ma prima deve risolvere le questioni interne cioè ottenere il sostegno di Arlene Foster, leader del DUP.
Leo Varadkar, il primo ministro irlandese era sorpreso e deluso dal fatto che la May non abbia saputo concludere l’accordo concordato.
Sorpresi sono stati tutti i parlamentari conservatori. Tutti si chiedono infatti, come Teresa May sia partita per Bruxelles senza prima avere ricevuto il completo sostegno della Foster. Un deputato euroscettico Tory ha detto: “Trovo del tutto inspiegabile il fatto che May possa andare a Bruxelles pronta a presentare una proposta non accettata dal suo partner di fiducia”.
In borsa la sterlina ha fatto uno scivolone, da 1,3538 a 1,3569, perdendo molti dei guadagni accumulati in precedenza.
Prima del vertice del 15 dicembre rimangono in sospeso i diritti dei cittadini e il confine irlandese, ma solo quest’ultimo punto fino a ieri sembrava il vero blocco.
Oggi però si è saputo che non è solo la questione dei confini, la sfida, bensì un altro punto taciuto dalla May che il giornalista Tom Newton Dunn ha rivelato poche ore fa.
La UE spera e chiede che la Corte di giustizia europea possa giudicare questioni che riguardano i diritti dei cittadini UE. Il governo britannico si oppone ma accetterebbe un compromesso per alcuni casi da deferire. Newton Dunn invece afferma che May aveva chiesto una durata di cinque anni per questa richiesta, ma Juncker ha rifiutato.
Nel programma Today, David Jones, l’ex ministro della Brexit ha detto che potrebbe essere disposto ad accettare un accordo ma solo per un breve periodo.
Per la May i guai sembrano non finire qui.