DA SAPPADA ALLA GESTIONE DELL’ACQUA: PICCOLE GRANDI INCOGNITE SULL’AUTONOMIA GRIFFATA ZAIA

DI MARCO MILIONI

Nonostante il referendum per la cosiddetta autonomia del Veneto sia stato salutato come una nuova era da molti sostenitori di Luca Zaia, il presidente leghista della Regione sa bene che il prosièguo di questo percorso non sarà una passeggiata. L’ultima sberla il governatore l’ha rimediata dai trentini. Il tema è molto delicato ed è quello della gestione dei corsi d’acqua sia in termini flussi che in materia di produzione idroelettrica. Il Trentino stando a monte da sempre ha la facoltà, soprattutto in tema di utilizzo irriguo o per finalità di produzione energetica, la facoltà di disporre per primo di notevoli quantitativi d’acqua.

La cosa da anni sta sul gozzo alle giunte venete che in varie circostanze hanno accusato i cugini settentrionali di utilizzare in modo egoistico l’oro blu, soprattutto in periodi di siccità. I trentini da tempo rispondono badando poco ai cugini del sud, spiegando di tanto in tanto loro che la gestione dell’acqua è una specifica prerogativa della loro indipendenza. E soprattutto, quando le giunte del Veneto si lamentano di un approccio poco ecologista dei trentini, rinfacciano loro l’utilizzo «forsennato» di impianti di generazione elettrica sia per impianti importanti sia per le micro-centraline. Si tratta di una partita per nulla secondaria rispetto alla quale le associazioni ambientaliste venete da anni fanno le pulci a palazzo Balbi, sede del governo regionale, che accusano senza sosta di concedere troppe autorizzazioni. Basti pensare allo scontro al vetriolo che sul territorio ha coinvolto una società presieduta da Chicco Testa, già presidente di Enel. O al ponderoso dossier che le associazioni ecologiste venete hanno dedicato al problema: 176 pagine esplosive rispetto alle quali la politica regionale è rimasta sostanzialmente in silenzio anche per le evidente implicazioni nazionali che riguardano il meccanismo, spesso perverso, con cui le rinnovabili, anche quelle che lo sono solo sulla carta, vengono finanziate dai contributi obbligatori prelevati dalle bollette elettriche degli italiani.

Sul piano mediatico però c’è uno smacco che per Zaia (in foto) ha fatto ancora più male. E riguarda il ritorno alla Regione Friuli Venezia Giulia di Sappada, che era divenuta bellunese a metà dell’Ottocento. Il governatore leghista commentando la decisione definitiva presa dalla Camera dei deputati ha parlato addirittura di «amputazione». Ma bisognerà capire quanto quella uscita sia sincera perché da anni non solo la politica, ma l’intera classe dirigente veneta viene accusata di avere de facto abbandonato la sua montagna, cosa che i trentini, ma soprattutto gli alto-atesini, si sono ben guardati di fare. Si tratta di una critica resa plasticamente in una intervista resa di recente a Vvox.it dal sindaco di Belluno Jacopo Massaro, il quale ha puntato molto proprio su questo aspetto. La vicenda di Massaro tra l’altro meriterebbe un serio approfondimento da parte di coloro che si dicono appartenere al campo progressista. Anche alla luce di quanto scritto da Alganews.it sul primo cittadino di Cerveteri: giacché si tratta di due sindaci che hanno diverse cose in comune. Dopo aver fondato il Pd, Massaro lo ha clamorosamente abbandonato considerando tradite le sue istanze primigenie. Pur sostenendo la necessità che i partiti continuino ad esistere nella loro accezione positiva, ovvero quali incubatori di idee, di ideali e di seria pratica amministrativa, il sindaco denuncia invece l’abbandono di questi propositi in favore di una mera occupazione del potere sia autoreferenziale che a eventuale beneficio di altri interessi. Le sue affermazioni del 2012 e quella ancora più clamorosa del 2017 sono divenute oggetto di studio da parte di molti, approfondimenti che vanno di pari passo con i riconoscimenti che Belluno ottiene da Il sole 24 ore e da Italia Oggi nelle classifiche della qualità della vita, pur da città più poverella in termini di risorse specie se correlate con il costo della gestione di un comune di montagna.

Ovviamente sarà solo il tempo a poter dire se il progetto caro a Zaia avrà un futuro: condivisibili o meno che ne siano le premesse. Certo è che il ritorno alla madre friulana di Sappada ha scatenato reazioni a non finire. Tra le tante c’è quella di Romeo Scarpa, presidente di Italia Nostra Treviso, il quale ha affidato una serie di riflessioni al vernacolo veneto grazie alle quali in punta d’ironia affronta non solo il tema dell’abbandono di Sappada, ma anche quello della condizione umana dei veneti: il video di Scarpa, che sta diventando virale, da giorni sta rimbalzando di telefonino in telefonino, di pc in pc, di tablet in tablet: dalla battaglia per il predominio sul tiramisù alla condizione «del sacro Piave» il piatto della satira nella forma dell’orazione civile formato social-clip è servito.