ARRIVA NELLE SALE L’INSULTO. GLORIA E GOGNA PER ZIAD DUERIRI

DI COSTANZA OGNIBENI

Capelli lunghi e brizzolati, una coppa Volpi fra le mani vinta dal protagonista Kamel El Basha, sorriso fiero. È così che ci siamo immaginati Ziad Doueriri al suo rientro in patria dopo il successo a Venezia per L’insulto, il dramma giudiziario con cui si è guadagnato fior di riconoscimenti in terra straniera per poi essere boicottato in patria: atterrato a Beirut, il cineasta libanese – altro che applausi – si è infatti ritrovato un manipolo di uomini in divisa ad accoglierlo, che lo hanno trattenuto per diverse ore con l’accusa di collaborazionismo con il nemico israeliano, per poi obbligarlo a presentarsi il giorno dopo davanti al tribunale militare, dopo avergli confiscato il passaporto.
Altro che applausi.
Rimesso in libertà senza alcuna formale accusa dopo tre ore di estenuante confronto, Ziad Doueriri era stato bloccato non per la sua ultima fatica, in uscita proprio in questi giorni nelle sale italiane, ma per The Attack, l’opera girata nel 2012 la cui uscita in sala era stata bloccata l’anno dopo.
Altro che applausi.
Contrario al boicottaggio di Israele, aveva infatti girato il film con alcuni attori israeliani, ma in Libano vige una legge secondo la quale è vietato recarsi nel paese con cui si dichiara ancora formalmente in lotta. Ma perché tirare fuori proprio adesso un’accusa di un lustro fa? E proprio quando, alla faccia della coerenza, il ministro della cultura libanese aveva scelto L’insulto come candidato alla nomination per il miglior film straniero agli Oscar 2018!
Altro che applausi.
Eppure la polizia libanese ne aveva autorizzato la proiezione! Una spiegazione c’è e, senza farsi troppi scrupoli, Douriri punta il dito contro i BDS (Boicottaggio Disinvestimenti e Sanzioni), un gruppo di attivisti che operano con il benestare di Ken Loach, Brian Eno e Roger Waters per quelle frange di governo a cui certe pellicole che “parlano” possono risultare scomode.
Tentativi alquanto vani, se si pensa che, distribuito in patria dal 14 Settembre, il film è ancora oggi primo al box office. La tematica, senza andare troppo per massimi sistemi, parte da uno spunto piuttosto banale, quasi routinario, ma si sa che la bravura di un artista non sta tanto nell’inventarsi qualcosa di nuovo, quanto nel portare alla luce qualcosa che già esiste ma a cui nessuno fa mai caso. In questo caso si parla litigi. Quei litigi banali, quotidiani, che partono per una stupidaggine e degenerano nel più impensato dei modi. Sono un cristiano libanese (interpretato proprio da Kamel el Basha) e un palestinese (Adel Karam) i protagonisti dello scontro e la loro lite, assolutamente ordinaria e personale, degenera a tal punto, da diventare un caso nazionale che dividerà un paese profondamente segnato da culture e religioni diverse.
Come banale era lo spunto da cui aveva tratto il soggetto: “Un giorno stavo innaffiando i miei cactus – dichiara in un’intervista a Sentieri Selvaggi – e un po’ di acqua era caduta su un operaio. La situazione ha iniziato a surriscaldarsi. Lui mi ha insultato con un termine arabo molto offensivo (equivale al nostro ‘pappone’). Io gli ho risposto altrettanto pesantemente. A quel punto mia moglie mi ha detto: ‘Come puoi insultare i palestinesi in questa maniera? Scendi e vatti a scusare’. Io l’ho fatto e la cosa si è chiusa lì. Un paio di giorni dopo ci ho ripensato e mi sono detto: un incidente così sciocco in Libano potrebbe portare a dei problemi molto seri”. Quattro anni dopo è nato L’insulto.
Libanese ma di formazione statunitense, Doueriri è salito alla ribalta lavorando come aiuto alla regia per Quentin Tarantino: Jackie Brown, Pulp Fiction e Dall’Alba al Tramonto sono solo alcuni dei titoli che lo hanno visto crescere e a cui deve buona parte del suo know how. Grato all’esperienza statunitense, ha preferito, tuttavia, ritornare in patria nel 2011, anche se, di fronte alla domanda sul rapporto tra cultura libanese e mondo occidentale dichiara di non sentirsi totalmente appartenente né all’una né all’altro. Un cittadino del mondo, in altre parole, ma forse è proprio questa duttilità a consentirgli di trattare con un occhio sempre critico i conflitti che attanagliano le due civiltà.