UN RUMOROSO RISVEGLIO

DI SABRINA PARAVICINI

una lettera al giorno 5 dicembre 2017

sei e venti del mattino, mi sveglia il rumore del mezzo dell’ama che pulisce la strada, siamo al settimo piano e mi sembra che sia in casa. Mi giro nel letto per venti minuti, niente, non se ne vanno. Mi vesto, mi metto un paio di stivali senza neppure le calze e scendo giù infuriata.
Possibile che per fare venti metri di strada ci mettano venti minuti? Mi trovo davanti il primo operatore che con una scopa spazza il marciapiede, in strada il rumore è altissimo, non mi sente neppure, è una donna, le tocco una spalla e lei sussulta.
“ma davvero state qui sotto da venti minuti fermi?”
“eh il nostro turno inizia alle 6” mi dice mortificata.
La guardo, capelli color mogano, occhiali, avrà cinquantacinque anni. Non posso prendermela con una signora. Vado al camioncino. Busso. L’operatore avrà sessantacinque anni.
“Ma è normale che state qui sotto alle sei???”
“Signora deve chiamare l’ama. Noi stiamo facendo il nostro turno”
“Ma il rumore è pazzesco! Sembra che stiate dentro casa!”
Lo guardo, mi ricorda mio nonno quando avevo dieci anni.
“Ecco… insomma, immagino che anche lei che ci sta dentro… un rumore così…. no?”
Si toglie i tappi dalle orecchie. Mi sorride.
Io annuisco e mi giro, non riesco neanche a salutarlo.
Riguardo la signora che è rimasta a fare il suo lavoro di spalle. Penso che non dovrebbero essere lì alle sei del mattino a fare quel lavoro. Penso alla legge Fornero che sicuramente c’entra qualcosa con questi due signori che fanno un lavoro che non è il loro. Lo fanno per tirare avanti gli anni verso la pensione.
Torno a casa, mi tolgo gli stivali e guardo dalla finestra. Il sole sta sorgendo, è un’alba bellissima azzurra, rosa e arancio.
Ho i piedi ghiacciati, fuori c’è un grado.
Mi faccio una doccia bollente pensando allo sguardo timido di quell’uomo e al sorriso impacciato di quella donna.
Mi auguro solo che abbiano una meravigliosa famiglia che li aspetta a casa.