SU GERUSALEMME IL NARCISISMO DI TRUMP HA RAGGIUNTO IL LIMITE

DI MARINA VIOLA

Mancava la decisione di riconoscere la città divisa come capitale di Israele. È solo l’ultima uscita di un presidente che in questi mesi ha dato segni di una sorta di disturbo psicologico. Le sue gaffe, gli scivoloni, i tweet incontrollati ormai generano un’ansia quotidiana.

I SINTOMI DEL NARCISISMO. Ho fatto una semplice ricerca su Google, e ho scoperto per esempio cose interessanti sul narcisismo. Scrive Wikipedia: «La diagnosi secondo il criterio Dsm IV richiede che almeno cinque dei seguenti sintomi siano presenti in modo tale da formare un pattern pervasivo, cioè che rimane tendenzialmente costante in situazioni e relazioni diverse: senso grandioso del sé ovvero senso esagerato della propria importanza; è occupato/a da fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza, o di amore ideale; crede di essere “speciale” e unico/a, e di poter essere capito/a solo da persone speciali; o è eccessivamente preoccupato di ricercare vicinanza/essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto; desidera o richiede un’ammirazione eccessiva rispetto al normale, o al suo reale valore; ha un forte sentimento di propri diritti e facoltà, è irrealisticamente convinto che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative in maniera immediata». E, ancora: «Approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi, e non ne prova rimorso; è carente di empatia: non si accorge (non riconosce) o non dà importanza a sentimenti altrui, non desidera identificarsi con i loro desideri; prova spesso invidia ed è generalmente convinto che altri provino invidia per lui/lei. Modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo sia) e comportamenti arroganti e presuntuosi».

Trump, senza uragani Pil Usa a +3,9%

Io non sono una psichiatra e non ho la presunzione di poter diagnosticare un disturbo a una persona, presidente o no, seguendo le informazioni su Wikepedia. Anzi, essendo io prepotentemente ipocondriaca, ogni volta che mi fa male un mignolo e cerco su Google, dopo mezz’ora sono convinta di stare per morire di un rarissimo cancro, e ripeto tra me e me – preaparandolo mille volte – il discorso da fare ai ragazzi a tavola: «La mamma sta morendo, dovete essere forti e ricordarvi che vi ho voluto bene dal concepimento…». Per cui davvero non faccio testo.

LA GRANDEUR, DALLA TRUMP TOWER ALLA CASA BIANCA. Eppure, leggendo questi nove semplici punti che ho trovato sbirciando qua e là, mi sembra che se si dovesse riassumere quello che Donald Trump ha appassionatamente fatto scoprire di sé in questi lunghissimi e (lasciatemelo dire) raccapriccianti 11 mesi della sua amministrazione, non si sarebbe potuto fare di meglio: la voglia di potere, la carenza di empatia (verso gli immigrati per esempio, o verso i rifugiati che chiedono asilo politico in questo Paese, o verso i disabili che lui prende in giro imitando goffamente i loro gesti), la modalità affettiva di tipo predatorio, come la sua voglia di prendere le donne per la f*** e baciarle anche quando loro non vogliono. La richiesta di ammirazione eccessiva rispetto al normale, che lo spinge a sparare dei tweet che lo mettono periodicamente nei guai, come quando insiste a parlare di fake news ogni volta che i mass media criticano le sue uscite irriverenti o semplicemente basate su falsi presupposti. Il senso di grandiosità lo vediamo ogni volta che passeggiamo sulla Quinta avenue a Manhattan e veniamo folgorati da un grattacielo coperto d’oro con la scritta in lettere cubitali TRUMP TOWER. Ma quello faceva ridere. Adesso che le lettere cubitali sono arrivate alla Casa Bianca, fa molto meno sghignazzare.

UN CASO PEICOLOSO. Insomma, malgrado la mia precaria preparazione in materia, mi sembra che se è possibile ipotizzare una diagnosi di disturbo mentale seguendo questi nove punti, vuol dire che il popolo americano è davvero nelle mani di una persona incapace di governare. Continuo la mia ricerca su Google: se cerco «Is Donald Trump a narcisistic?», trovo articoli sul New York Times, sul New Yorker, sull’Huffington Post, su Atlantic, su Rolling Stone, su Usa Today, su Washington Post e moltissimi altri quotidiani in cui si ipotizza che il presidente possa davvero avere un disturbo psichiatrico. Non solo: scopro anche che il libro best seller del New York Times si intitola The Dangerous Case of Donald Trump (Brandy X Lee ed.) ed è una raccolta di una trentina di articoli scritti da diversi psichiatri americani (molti dei quali professori di Harvard, Mit e altre istituzioni altrettanto prestigiose) che insistono a dire che Trump è, come dire, pazzo. In un altro libro, Twilight of American Sanity, lo psichiatra Allen Frances assicura che non è Trump a essere pazzo, ma la società americana, e ripete che invece di cercare di curare il presidente, dovremmo curare chi lo rappresenta.

UN PANICO FAMILIARE. Fatto sta che nessuno degli psichiatri (tantissimi) che si è messo a tavolino a studiare Trump è riuscito a concludere che il presidente è invece perfettamente sano di mente e in ottima forma. Ho faticato a scacciare questi miei pensieri dalla mia testa. Pensieri che dopo aver letto tutti gli articoli su Google si erano trasformati in un’ansia quasi insopportabile. Quando, dopo una lunga passeggiata, sembravano essersi sopiti, ho riacceso il computer e in lettere cubitali ho letto: «TRUMP SPOSTA L’AMBASCIATA AMERICANA DA TEL AVIV A GERUSALEMME», con immagini di guerra e migliaia di morti. Decido di spegnere il pc e di concentrare la mia attenzione su pensieri meno allarmanti, tipo al Natale e alla felicità dei bimbi quando si svegliano e trovano i regali sotto l’albero. Ma invece mi ritrovo sotto la doccia, a placare il panico ormai diventato tristemente familiare.

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