ISRAELE E USA IN GUERRA. DA CHE PARTE STANNO VERAMENTE I SAUDITI ?

DI ALBERTO TAROZZI
Trump contro tutti, Israele escluso. Pure qualcuno ritiene che neppure Bibi Netanyahu dovrebbe godere oltre misura del gentile omaggio di Donald.
Quest’ultimo, facendosi carico di una promessa fatta in campagna elettorale e, a dirla tutta, di una cambiale senza data di pagamento sottoscritta da Bill Clinton nel 1995 e mai rispettata né da George Bush né da Barack Obama ha infatti compiuto il grande passo.
Ha cioè infine riconosciuto di fatto a Gerusalemme, senza Ovest e senza Est, il diritto di definirsi capitale di Israele, in sfregio all’ipotesi made in Onu dei due stati per due popoli.
Il mondo è perplesso. In cosa consisterebbe, qui e ora il vantaggio della stessa Israele? Sicuramente l’immagine di potenza in grado di imporsi agli Usa ne viene a godere; ma a quale prezzo, se non a quello di trovarsi circondata dal mondo arabo e dallo stesso Islam, unanimemente costretti a dover soccorrere i palestinesi in pericolo.
Solo stupidità di Trump? Oppure sia Donald che Bibi avrebbero convenienza a mettersi in mostra agitando le acque, il primo a recuperare un po’ di popolarità, più in discesa che mai, il secondo a occultare sul piano interno, alcune sue disavventure familiari a livello giudiziario. E’ un’ipotesi da tenere in considerazione, ma qualcosa non torna.
Davvero Bibi avrebbe ingranato la quarta solo per coprire le marachelle della moglie? E Donald, che certo non è un’aquila, avrebbe fatto tutto di sua iniziativa?
Sbagliamo o fino a poche settimane fa era al centro dell’attenzione, in Medio Oriente e in un mondo islamico che va dall’Atlantico all’Asia, un giovane saudita che voleva bella e pronta una guerra all’Iran con Tel Aviv alleato?
Era forte il sospetto che il giovane Salman, dal trono di Riad, avesse deciso di accelerare i tempi contro gli iraniani, lui sì per far quadrato dentro al proprio paese, subito dopo essersi sbarazzato di una concorrenza folta e non priva di appoggi.
Ma che ci vai a fare contro gli Hezbollah, se le truppe israeliane non ti coprono le spalle?
E allora perché non escludere che Bibi gli abbia detto: “Ok, anche secondo me l’Iran va sconfitto ma se vuoi che ti aiuti subito, proprio quando ti fa più comodo, prima dimostrami che dei palestinesi ti importa solo a parole”. Una vera prova d’amore: o con me, magari senza dichiararlo, o con loro.
Donald burattino d’occasione, sebbene pieno di boria, sarebbe in tal caso manovrato da Israele e acconsentirebbe, lui sì, solamente per mostrare un po’ di muscoli, di fronte a un paese che comincia a dubitare che ne azzecchi qualcuna.
Ma il manovratore starebbe a Tel Aviv che in tal modo pretenderebbe che i sauditi scoprissero le carte: solidarietà di facciata ai palestinesi, ma in realtà carta bianca a Tel Aviv e a Washington, in cambio di un fronte unito contro Tehran. Una partita giocata sulla pelle dei palestinesi, ma anche a costo di mettere in moto il resto del mondo, dall’Africa (Egitto) alla Russia, dall’Europa, dove gli israeliani hanno messo sotto accusa perfino la Mogherini, a tutto l’Oriente.
Putin fiuta che potrebbe scoccare una volta di più la sua ora. La Cina si presta a commerciare con l’Iran senza utilizzare i dollari. Noi malediciamo la prima tappa del Giro d’Italia prossimo venturo programmata a Gerusalemme e pensiamo al petrolio iraniano. Il Vaticano è chiamato in causa da Abu Mazen.
I palestinesi proclamano per domani il giorno dell’ira e le loro fonti segnalano già oltre cento feriti negli scontri con le forze israeliane. Hamas chiama tutti alla terza Intifada. Gli sciacalli dell’integralismo parlano di uccidere gli ebrei. Impossibile rendere conto di tutte le prese di posizione su scala planetaria.
Ma forse occorrerà non trascurare le prossime mosse dell’Arabia Saudita. La partita è agli inizi.
Che non siano gli inizi della fine.