JAMES GALBRAITH: SPERANZA DI CAMBIAMENTO E’ OUR REVOLUTION DI SANDERS

DI CARLO PATRIGNANI

La speranza di cambiamento di una società un tempo opulenta e adesso sempre più povera per le diseguaglianze prodotte dalle politiche neo liberiste, il libero mercato che aggiusta tutto, si chiama Our Revolution, è quella intrapresa e portata avanti dal socialista democratico Bernie Sanders.

E’ questa l’autorevole opinione dell’economista radical, pacifista e studioso delle diseguaglianze James Kenneth Galbraith, figlio del famosissimo economista liberal  Jhon Kenneth Galbraith, autore del celeberrimo e profetico best seller degli anni ’60 La società opulenta centrato sulla deriva finanziaria e consumistica del capitalismo industriale.

Il think tank progressista Social Europe alla ricerca di un nuovo modello economico al servizio dell’essere umano Human Economy, ha raccolto una lunga intervista all’economista sullo stato di salute del Partito Democratico sconfitto alle recenti elezioni per la Casa Bianca dal repubblicano Donald Trump, sull’imprevisto successo del socialista democratico Sanders e del suo movimento Our Revolution che di recente ha conquistato lo stato della Virginia e sull’esplosione, non solo negli Usa, dei populismi.

E così emerge da un breve excursus storico che il Partito Democratico è passato, negli ultimi trent’anni, da programmi progressisti – il New Deal di Roosevelt, la New Frontier di Kennedy, la Great Society di Johnson – a politiche neo liberiste fortemente condizionate dalla finanza che hanno tagliato – sostiene Galbraith – ogni legame con la base popolare. Aver ripristinato questo forte legame è il grande merito di Sanders testimoniato dagli elettori più giovani: ciò suggerisce che il futuro del Partito Democratico si trova in una direzione diversa che comprende proposte radicali di cambiamento, di rinnovamento e di riforme.

Trump ha visto e capito il terremoto prodotto dalla crisi del 2007-2009 con la perdita dell’occupazione nell’industria manifatturiera e industriale, e ne ha approfittato sfruttando – precisa – la  rabbia dei lavoratori, un tempo vicini al Partito Democratico.

Galbraith contesta risolutamente la tendenza non solo americana a spiegare questo terremoto elettorale con il termine populismonegli Stati Uniti alla fine del XIX secolo il populismo era un ex movimento operaio, era un movimento di debitori contro i creditori. Non sono incline a dire in modo sprezzante che si dovrebbe essere contrari al populismo. Il problema del Partito Democratico è che aveva un nucleo nel periodo liberale del New Deal radicato nel movimento sindacale organizzato: la classe operaia e i sindacati. Ciò è stato strutturalmente indebolito dalla deindustrializzazione di ampie parti dell’economia americana e il partito non è riuscito a mantenere una base popolare.

L’economista, docente al Dipartimento di Politica alla Università del Texas di Austin, è autore di Fine della normalità in cui sostiene che difficilmente si tornerà ai tassi di crescita conosciuti in passato per cui sono molto più importanti, anzi decisive le politiche sociali: quanta povertà, quanta miseria, quanta disoccupazione, quante morti precoci o malattie vogliamo? Questa è la domanda. La gente è qui, che tu te ne occupi o no. Crediamo che una società ricca possa permettersi di garantire protezione per i bisogni di base di tutti, o no? Io penso di sì.

Come Galbraith la pensa anche Sanders con le sue proposte del salario minimo garantito, dell’assistenza sanitaria universale e dell’accesso gratuito all’istruzione di base, con tasse progressive sul reddito per la superiore e con la riforma strutturale del settore bancario: queste riforme strutturali sono fortemente sentite, in particolare tra i più giovani, ed è stato, penso, il motivo per cui la campagna Sanders è decollata. La gente ha capito che questa non era una lista illimitata di idee. Era un set selezionato e focalizzato, che Sanders ha avanzato e ripetuto in modo molto disciplinato nel corso della campagna e quindi sono stati i giovani a radunarsi attorno a lui. 

Ne discende che la speranza di un cambiamento radicale della società, in vista delle prossime elezioni presidenziali del 2020, si chiama Our Revolution: la cosa straordinaria di Sanders è che nel 2015 era, essenzialmente, sconosciuto nel paese. Era un senatore indipendente del Vermont che si dichiarava socialista democratico, lo diceva apertamente, con orgoglio. Le persone che lo avevano ascoltato, nelle udienze del comitato bancario della Camera, e lo sentivano parlare al Senato, sapevano che si trattava di un individuo di notevole statura. Quando è divenuto candidato alla presidenza, la gente si è aggrappata a lui,  capivano che si trattava di una persona autentica, coerente e credibile.

Un pò come accuduto OltreManica con il laburista Jemery Corbyn.