LONDRA SFUGGE ALLA BREXIT DIVENTANDO CITTA’ STATO

DI: MARINA POMANTE

In un periodo di grandi unioni sovranazionali come l’Ue, i mega-Stati come gli Usa, la Cina e la Russia, si ravvisa un ritorno ad una centralità finanziaria, sociale e culturale, delle città. Cambiamenti politico-sociali, sempre più in preda a tentazioni nazionaliste, xenofobe e protezioniste, progetti d’integrazione e sviluppo tra popoli, continuano incessanti il loro corso. Protagoniste di primo piano in questa funzione, sono ad esempio alcune città-stato, come Londra o anche come sta diventando, Milano.

L’EFFETTO BREXIT
Le preoccupazioni della capitale britannica dopo la Brexit, la cui identità e strategia è stata messa in pericolo dal suo stesso Paese, sono date dalla preoccupazione che l’allontanamento dai Mercati, possa irrimediabilmente far retrocedere il percorso fino ad ora compiuto.
Great London è colpita dalla fuga dei banchieri a Parigi, Francoforte e Milano, inoltre registra la forte flessione del mercato immobiliare col conseguente proliferare di investitori cinesi.
La City è la metropoli a cui si sono ispirate le grandi città-stato dell’Asia, che oggi sono il riferimento d’avanguardia globale nel genere. Sia Hong Kong che Singapore rappresentano a livello geopolitico il modo di far leva su una singola “città forte” per arrivare a più allargate dinamiche di sviluppo.

L’ESEMPIO DI LONDRA
A partire dalla seconda metà del 900 Londra fu d’ispirazione per altre città-stato: Dubai e Abu Dhabi hanno fatto grandi passi avanti per diventare polo finanziario e centro di imprenditoria, meta turistica e importante crocevia per scambi di ogni genere.

Secondo i rapporti ufficiali degli anni 2012/2014 Londra, da sola, avrebbe costituito il gettito del PIL pari al 25% e secondo altri, si sarebbe addirittura attestato un valore del 30%
Se la valutazione di questi dati evidenzia quanto importante sia la capitale, per la ricchezza di tutto il Paese, va anche considerato che della stessa luce non splendono le altre città importanti del Regno unito come Bradford, Blackpool o Glasgow. Detto in altre parole, se a Londra si crea occupazione e l’economia registra incrementi di crescita, altrove in Inghilterra, questo effetto subisce una tendenza inversa. I giovani che si spostano da tutto il Paese per convergere a Londra, determinano l’impoverimento (su scala) delle città d’origine.

Hong Kong è oggi la patria della fusione e dell’incontro tra la Cina e gli standard della vita occidentale dell’Europa e delle Americhe.
Nel ‘700 furono proprio gli inglesi che intentarono questo sistema, portando alla corte imperiale di Pechino il meglio di un Paese che era allora leader mondiale ma dovettero imbattersi in una Cina ancora medioevale. Costruirono Hong Kong come loro “città-stato”, disponendo Governo e infrastrutture, ricchezza e prestigio. Così alla fine del XX secolo l’annessione di Hong Kong alla Mainland significò per la Pechino dei tecnocrati qualcosa a metà fra l’avverarsi di un sogno proibito e il simbolo autentico del “grande balzo in avanti”.

LA GRAN BRETAGNA PERDE PEZZI
Il sindaco di Londra Sadiq Khan, ha esternato un possibile progetto che veda la capitale britannica, ancorata all’Unione europea, a dispetto della conseguenza della Brexit.
La Scozia, non è quindi l’unica, che stia pensando di abbandonare la terra di Gran Bretagna, in ragione di una permanenza nell’Unione Europea, gli scozzesi stanno pensando ad un nuovo referendum, poiché dall’ultimo sull’indipendenza dall’Inghilterra che ha visto prevalere i no, questa volta i sondaggi sembrerebbero in favore dell’uscita dalla Gran Bretagna, proprio a causa dell’effetto Brexit.
Entro marzo 2019 si dovrebbe quindi procedere alla consultazione pro o contro l’indipendenza dal Regno Unito, prima della conclusione del negoziato fra Londra e Bruxelles.

Subito dopo il risultato referendario sulla Brexit, i londinesi attivarono una raccolta di firme per l’indipendenza della città.
Sadik Khan ha annunciando che incontrerà David Davis, il ministro della Brexit, allo scopo di “sollevare in maniera urgente la questione” della continuità di Londra con Ue. Il sindaco ha lasciato intendere che ci potrebbe essere favore in quest’ambito da parte di Bruxelles, che vedrebbe di buon occhio l’idea di un accordo speciale con Londra, spiegando di avere già anticipato questa ipotesi, nel corso di incontri precedenti col presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e con Jean-Claude Juncker.

PERCHE’ KHAN NON VUOLE USCIRE DALLA UE
Contrariamente alla volontà elettorale del resto dell’Inghilterra, Londra ha espresso voto contrario alla Brexit, la capitale si trova bene nel contesto europeo e le sorti della City che rappresentano il fulcro economico, rischierebbero un deciso abbattimento dei posti di lavoro se non fosse più in grado di restare leader europea per la “vendita” di servizi legali e finanziari, di conseguenza, soltanto se Londra restasse nella UE, si garantirebbe la possibilità di continuare nei suoi “affari”.
Questa scelta che Londra vorrebbe operare, significherebbe dar corso ad una trasformazione in una sorta di Città-Stato, che adotterebbe numerose regole e Leggi, diverse dal resto dell’Inghilterra. Praticamente il modello Hong Kong, riportato a Londra.

Per Theresa May, si prospetta un dilemma amletico di non poco conto, si dovrà ora decidere se ignorare la volontà popolare espressa dal referendum e lasciare invariate le cose, permettendo così a Londra di proseguire il suo percorso di metropoli cosmopolita, oppure continuare sulla strada della Brexit, perdendo però dei “pezzi” importanti del Regno Unito.