NARDO’, 15 ANNI-RINCHIUSO, VIOLENTATO E FILMATO

DI CLAUDIA SABA

Venti minuti sono durate le violenze e le umiliazioni, fisiche e psicologiche. Deve essere stato interminabile il tempo per un quindicenne rinchiuso in un bagno, picchiato, costretto a masturbarsi e poi filmato da due bulli.
Un video diventato virale tra i ragazzi come fosse un tormentone.
È accaduto a Nardò ma la cosa più triste e ‘ che nessuno ha parlato, nessuno ha denunciato.
Hanno tutti guardato senza farne parola.
I due dovranno rispondere di sequestro di persona, rapina, tentata estorsione, violenza sessuale e pornografia minorile.
Accuse gravissime se pensiamo che i reati vengono contestati ad un quindicenne e ad un diciassettenne che hanno messo in atto un piano agghiacciante.
Descrivere la violenza che si è consumata all’interno del bagno pubblico è difficile come è impossibile capire il dolore di un ragazzino in quei momenti.
E non è stato lui a raccontare ma il video che fortunatamente è venuto a galla quando ha iniziato a girare.
Per capire, bisogna tornare a quel 21 novembre. Il quindicenne era vicino alla fermata del bus per andare a scuola. Avvicinato da due adolescenti è stato invitato a seguirli con la forza.
Si conoscevano solo di vista e non c’è spiegazione sul perché lo abbiamo preso di mira.
Lo hanno trascinato nel bagno pubblico costringendolo ad entrare. Ma il peggio arriva più tardi con un gioco crudele, impensabile per due ragazzi di quell’eta’.
Uno dei due ha obbligato la vittima ad abbassarsi i pantaloni e a masturbarsi, mentre l’altro riprendeva tutto con il telefonino. La scena è stata poi inviata su WhatsApp, come fosse un trofeo da esibire.
Prima di lasciarlo hanno preteso di avere 10 euro per gli indumenti sottratti.
Il video inizia a passare da cellulare a cellulare, condiviso di volta in volta fino a quando finisce nelle mani di qualcuno che conosce il ragazzo. Sorpreso e sgomento, si presenta dai suoi genitori. Le immagini parlano chiaro. Si vede il ragazzo spaventato e costretto dai due aguzzini a compiere atti osceni e a dire parole dettate dai suoi sequestratori. La mamma si reca in Caserma e racconta ai carabinieri tuttol’accaduto. Al resto hanno pensato le indagini. I militari della compagnia di Gallipoli, hanno cercato e messo insieme gli elementi che hanno incastrato i due bulli. Le telecamere che si affacciano sulle strade vicine al luogo dove si è consumata la violenza, hanno ripreso sia l’entrata che l’uscita dei tre giovani dal bagno pubblico. Di fronte alle prove raccolte, il Giudice per le Indagini preliminari ha subito accolto la richiesta del Pubblico Ministero e i due , che vivono in un contesto familiare definito “delicato”sono stati accompagnati in una struttura per minori.
Fatti come questo si susseguono, negli ultimi tempi, in maniera esponenziale. È lecito chiedersi dove stiano andando i nostri giovani ma soprattutto è giusto chiederci se abbiamo rivolto a loro tutto il tempo necessario per crescere sereni. Forse li abbiamo lasciati troppo spesso da soli a decidere di un futuro imperfetto, che siamo stati noi a costruire per loro.

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