LO IUS SOLI HA DIVISO PISAPIA DAL PD

DI MARCO FURFARO

C’abbiamo provato, con tutto il cuore, la testa e l’anima. C’abbiamo provato perché tira forte il vento della destra peggiore, perché i naziskin “non sono il problema, ma lo sono i migranti”, perché forza nuova fa irruzione nella sede di un giornale e trova una legittimità politica in parti del Paese, perché in tutta Europa tornano forti i nazionalismi, perché Trump gioca con il fuoco e alla guerra. C’abbiamo provato perché senza il centrosinistra vince la destra, c’abbiamo provato perché questo centrosinistra, le politiche di questi anni, una mancata discontinuità, avrebbero fatto vincere sicuramente la destra. C’abbiamo provato perché la politica (e la sinistra) se non è battaglia politica, se non si ancora ai temi e non si batte per spostare in avanti la vita dei cittadini serve a poco. C’abbiamo provato con onestà e buona fede, nonostante gli attacchi, le accuse, le caricature che ci sono piovute addosso.
E se c’è stata una (insignificante) cosa positiva che mi viene in mente adesso, è che lo strappo, la rottura del dialogo col Pd, dimostra che le stupidaggini che ci sono piovute addosso in questi mesi – dalla stampella alle poltrone – erano false. Perché se il tema fosse stato quello, avremmo fatto l’accordo, garantendo poltrone per noi e fatto la stampella di Renzi.

Abbiamo rotto perché la politica, in questi mesi, è l’unica cosa che ci ha guidato. Sentivamo la responsabilità di non consegnare il Paese a Salvini e Meloni, al ritorno di Berlusconi. Ma sapevamo anche che per farlo serviva una nuova coalizione, un’anima, una discontinuità. Sapevamo che sarebbe stato difficilissimo. Ma non ci convinceva l’idea di negoziare dopo le elezioni, di mettere insieme una lista con il solo scopo di far perdere il Pd senza prima averci provato. Non volevamo ingannare nessuno, eravamo semplicemente terrorizzati dall’idea di un’Italia in mano alla destra. Sapevamo che sarebbe stato difficile, ma abbiamo girato l’Italia e riunito i nostri militanti per fare questa battaglia assieme a loro. Siamo stati chiari con tutte e tutti: la sfida è complicata, ma vale la pena battersi. Sul programma futuro, il Pd garantiva e assecondava ogni nostro tema. Ma volevamo segnali immediati, per dimostrare al Paese, non a noi, che non stavamo scherzando. Perché togliere i superticket ai meno abbienti, estendere la cassa integrazione alle decine di migliaia di lavoratori delle aziende in crisi, approvare il biotestamento e lo Ius Soli temperato avrebbero spostato in avanti la vita delle persone. Centimetri, metri? Non sta a me valutarlo, ma abbiamo pensato che sarebbe cambiato il senso del centrosinistra.

Mentre provavamo a negoziare alcune minime condizioni – leadership e programma condiviso, elementi immediati di discontinuità – Renzi rivendicava il suo operato in tv, diceva che a nessuno fregava delle alleanze, che gli facevano perdere voti. Da una parte le rassicurazioni private del Pd, dall’altra il comportamento, il solito comportamento, del segretario che si comportava da unico leader di un’eventuale coalizione mostrando zero rispetto per i possibili alleati.

Abbiamo fatto una campagna senza sosta per portare in aula del Senato lo Ius Soli temperato. In ballo c’era il diritto di un milione di bambini che già si sentono italiani, di diventarlo anche per legge. Era uno spartiacque. C’è stato risposto che non c’erano i numeri. Benissimo (si fa per dire), abbiamo risposto. Ma se non ci sono i numeri – per un provvedimento che, ricordo, era al primo punto del programma di Italia Bene Comune – significa che qualcuno nella maggioranza non vuole approvarlo.

Abbiamo detto al Partito Democratico che non eravamo d’accordo su questi anni e sul perimetro politico che guidava la coalizione di governo. Ma che se riconoscevano che era un momento transitorio, che per il futuro si ristabiliva l’idea che ci sono due campi – quello di centrodestra e quello di centrosinistra – potevamo discutere. Traduco: se pezzi della maggioranza, cioè Alternativa Popolare, blocca lo Ius Soli, nessuno ci può chiedere di andare alle elezioni con una coalizione che comprenda la presenza di chi ha le stesse posizioni di Salvini. Si può essere plurali sui temi economici, non sui valori. Se non si condivide i valori, in un momento in cui la destra assume posizioni politiche barbare, non si sta nel centrosinistra e non si poteva chiedere a noi di condividere una coalizione con pezzi di centrodestra – a prescindere dal restyling del nome – che bloccavano una legge di civiltà e che non volevano nemmeno votarla.

Portare in aula lo Ius Soli avrebbe significato dire al Paese che ci battevamo per una battaglia giusta, significava dire all’elettorato di centrosinistra di battersi con noi contro il vento della barbarie, di affrontare a viso e cuore aperto chi si opponeva: centrodestra e Movimento 5 Stelle. Era il minimo, per noi.

La messa all’ultimo punto del calendario dei lavori del Senato, ha fatto traboccare il vaso. Il Pd, con quella scelta, ha scelto, ancora una volta, pezzi di centro (destra) che niente hanno a che fare con i valori degli elettori del centrosinistra. Non potevamo andare oltre.

Questo, ciò che è accaduto in questi giorni. Tutto è stato guidato da una delle persone più coerenti con i propri valori che abbia conosciuto in vita mia: Giuliano Pisapia. Non ho mai visto nessuno sottoposto a un tale stillicidio. Avremo commesso errori, è umano. Ma il livello di strumentalità e attacchi subiti dovrebbe far vergognare di fronte alla coerenza di una persona che ha seguito ciò che diceva: voleva costruire un nuovo centrosinistra in discontinuità, ha provato a farlo, il Pd si è negato e lui ha messo fine alle trattative.

E’ stata una battaglia che valeva la pena fare. L’abbiamo fatta in tante e tanti. E il fatto che non avessero i cognomi di persone più mediatiche e con una storia alle spalle, non significa che non esistevano, anzi. Queste persone, come me, continueranno a battersi per ricostruire una sinistra all’altezza dei tempi e contro le destre in arrivo. Finita una battaglia politica, ne cominciano di nuove. La politica è una cosa bella perché è bello camminare, non solo domandando, ma combattendo, ogni giorno, per spostare in avanti la quotidianità delle persone più deboli.

Giuliano lo ringrazierò sempre per queste settimane. Così come ringrazio coloro che si sono spesi insieme a noi. Con loro e con Giuliano continueremo a batterci per ricostruire un campo che possa tornare a far vincere contro le destre, per dare la possibilità a chi non ne ha di avere un governo che risponda ai suoi bisogni. E se non sarà domani, non significa che non sarà in futuro. La lotta continua, oggi come ieri.