IL NIPOTE “PURIFICATORE” CHE HA UCCISO CON IL TALLIO

DI GIORGIO DELL’ARTI

Mattia Del Zotto, 27 anni, brianzolo, diplomato in ragioneria, disoccupato, una passione ossessiva per l’informatica, ieri è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso tramite avvelenamento da tallio la zia Patrizia Del Zotto (63 anni) e i nonni paterni Giovanni Battista Del Zotto (94 anni) e Gioia Maria Pittana (91 anni). Il ragazzo, che abita con il padre e la madre a Nova Milanese, paesone tra Monza e Desio, deve poi rispondere del tentato omicidio di altre cinque persone: il marito della zia morta e sua sorella, la badante di famiglia e i nonni materni, tutti finiti in ospedale intossicati. Avrebbe messo in atto un piano per sterminare l’intera famiglia.

Perché l’ha fatto?
«Per punire i soggetti impuri», avrebbe detto ai carabinieri al momento dell’arresto, aggiungendo «non saprete mai perché l’ho fatto, non voglio collaborare con la vostra istituzione o con altre istituzioni di questo Stato». Ha poi raccontato di «avere avviato un percorso di conversione alla fede ebraica da circa tre anni». La madre, invece, sostiene che Mattia da alcuni mesi avesse aderito a un gruppo religioso chiamato Concilio Vaticano II, una sorta di setta. La password del suo computer era «gloriosoDIO». Inoltre, sempre stando ai racconti della madre, da circa un anno aveva cambiato stile di vita: in camera teneva il termosifone spento sostenendo che «con poco si vive»; mangiava pochissimo e aveva eliminato dolci e alcolici; staccava le prese di ogni oggetto elettronico; non guidava più perché non sopportava di avere qualcuno che potesse suonargli il clacson; non prendeva più neanche i mezzi pubblici, «perché ci sono persone arroganti e che bestemmiano». Insomma, il quadro di un ragazzo profondamente disturbato. Per aiutarlo a uscire dalla solitudine i genitori si erano affidati a una cromoterapeuta, Wimala, presunta specialista in terapie naturali. «Non ci siamo rivolti a uno psicologo perché mio figlio non è propenso ad avere rapporti con altre persone», ha spiegato il padre, Domenico Del Zotto.

Come è stato scoperto?
Pur avendo cancellato tutte le tracce sul suo pc, si era dimenticato di eliminare la bozza di una mail del 13 settembre indirizzata a un’azienda padovana, in cui sollecitava la consegna del solfato di tallio richiesto a giugno e si preoccupava che non gli venisse addebitata due volte l’Iva. Dal controllo delle celle telefoniche, i carabinieri hanno poi scoperto che Del Zotto è andato a Padova di persona il 15 settembre per ritirare il veleno, mentre ai genitori aveva detto che aveva un colloquio di lavoro. Sei le boccette acquistate, per 248,88 euro. Ha quindi iniziato a versare il tallio nell’infuso di erbe e in altri alimenti che i nonni e gli altri parenti bevevano ogni giorno. Le tre morti sono avvenute tra il 2 e il 13 ottobre. Delle sei boccette Mattia finora ne aveva usata solo una, il che ha portato gli inquirenti a sostenere che il ragazzo avesse intenzione di avvelenare altri membri della famiglia.

Ma che cos’è il tallio?
È un metallo tossico. Grigio, simile al piombo, è malleabile e può essere tagliato con un coltello. Da questo metallo si ricava il solfato di tallio – al centro di questa storia di cronaca nera – una polvere inodore, insapore e solubile. Fino a trent’anni fa utilizzato come topicida, oggi è adoperato in ambito tecnologico e come conduttore elettrico per le fotocellule. Come i composti dell’arsenico, in passato è stato scelto spesso come strumento di avvelenamento, per ingestione o inalazione. Da quando però non è più presente nei pesticidi, è stato utilizzato molto raramente per omicidi.

Quali sono gli effetti del tallio sull’uomo?
Glielo faccio spiegare da Franca Davanzo, direttore del Centro antiveleno di Milano, intervistata dal Corriere della Sera: «Dopo l’ingestione arrivano, in poche ore, costipazione e dolori addominali, nei due-tre giorni successivi formicolii dolorosi alle dita dei piedi e delle mani, così gravi da non tollerare neppure il peso delle lenzuola. In seguito compare l’alopecia: si perdono capelli a ciocche e la parte laterale delle sopracciglia. Seguono striature sulle unghie, soprattutto delle mani. La polinevrite si diffonde all’intero corpo e le parestesie, ovvero alterazioni della sensibilità, coinvolgono tutti i muscoli: si diffondono anche ai nervi cranici con alterazione della visione che diventa doppia, palpebre che diventano semichiuse per insufficienza dei muscoli; quindi la difficoltà alla deglutizione e da ultimo l’insufficienza respiratoria, che conduce a morte il paziente. A carico del sistema nervoso centrale possono comparire psicosi con idee persecutorie (paranoia), demenza progressiva complicata da convulsioni. Se la dose ingerita è elevata la morte avviene in pochissimi giorni».

In che dosi il tallio è letale?
Per un adulto la dose letale è di circa un grammo. Ma molto dipende dallo stato di salute e dall’età della persona colpita. In un individuo sano anche un’intossicazione ad alte dosi può non essere causa di morte. Al contrario, più il paziente è anziano o soffre di patologie croniche più gli effetti sono dannosi e la morte veloce. Ed è stato questo il caso delle tre vittime di Nova Milanese.