DELL’UTRI: MI LASCIO MORIRE

DI: MARINA POMANTE

Nel mese di novembre dello scorso anno il Gup Mariacarla Sacco del tribunale di Milano emette nuova condanna a quattro anni a carico dell’ex senatore, Marcello Dell’Utri (Pdl), imputato per frode fiscale di 43 milioni di euro. L’ex senatore del Pdl, che sta scontando la pena definitiva a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, è condannato con rito abbreviato a 4 anni per frode fiscale e assolto “per non aver commesso il fatto” dall’accusa di bancarotta fraudolenta.
A Dell’Utri è stato contestato di aver frodato l’erario per oltre 43 milioni di euro nel periodo 2005-2011 quando l’ex senatore era presidente di “Publitalia ’80”, con la complicità di Giuseppe Donaldo Nicosia, amministratore latitante della società spagnola Tome Advertising che è a processo con rito ordinario.
Una frode realizzata con la vendita di spazi commerciali che i concessionari Publitalia ’80 e Rti per le reti Mediaset e da Sipra SpA per le reti Rai (non indagate), con la mediazione di società cartiere, arrivando così a gonfiarne i costi con fatturazioni inesistenti per circa 258 milioni.
Tutte le contestazioni antecedenti al 2008 sono state prescritte.

Ai tempi della nascita di Fininvest e Publitalia, Dell’Utri (ex socio di Berlusconi) fu condannato in via definitiva a sette anni di carcere, venne arrestato a Beirut (Libano), dopo due mesi di latitanza e rinchiuso nel carcere di Parma nel giugno del 2014.
Nel maggio 2016 per motivi di salute è stato trasferito nel carcere romano di Rebibbia e dal 13 maggio è stato ricoverato nell’infermeria, dove è stato sottoposto ad una serie di visite specialistiche.
Dell’Utri punta agli arresti domiciliari per motivi di salute per uscire dal carcere.
L’ex senatore, si è anche rivolto alla Corte europea dei diritti dell’uomo, dopo aver ricevuto un primo stop da parte della Cassazione.

Marcello Dell’Utri non può usufruire del diritto al beneficio della liberazione anticipata, a causa della gravità del reato di cui è stato riconosciuto colpevole. Il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”.
Queste le motivazioni della Cassazione, che ha ribadito il ‘no’ alla scarcerazione deciso il 14 febbraio 2017 dal tribunale di sorveglianza di Bologna, quando Dell’Utri era ancora recluso in Emilia-Romagna. Il concorso esterno, è un reato non previsto dall’ottenimento di sconti di pena. Il giudice ha evidenziato che gli stessi Magistrati di Bologna hanno ricordato che: “la fattispecie di concorso esterno in associazione di tipo mafioso non costituisce un istituto di creazione giurisprudenziale (smentendo così l’interpretazione della Commissione europea dei diritti dell’uomo) essa è di fatto conseguenza della generale funzione incriminatrice dell’art.110 c.p. che trova applicazione al predetto reato associativo qualora un soggetto, pur non stabilmente inserito nella struttura organizzativa del sodalizio, fornisce alla stessa un contributo volontario, consapevole, concreto e specifico, che si configuri come condizione necessaria per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative dell’associazione”.
A causa di ciò, la Cassazione ha “escluso” che il concorso esterno di tipo mafioso possa rientrare tra i reati per i quali l’ordinamento penitenziario consentente benefici, né debba rientrare tra i benefici degli sconti di pena.

LA RICHIESTA DEGLI ARRESTI DOMICILIARI
Dell’Utri, come abbiamo già detto, era nel carcere di Parma dove scontò il primo anno di detenzione. Venne trasferito a Roma a maggio 2016 per motivi di salute. Al momento spiega l’avvocato Di Peri: “soffre di una condizione di salute pesante, che non può convivere con il sistema carcerario” e aggiunge che la battaglia per farlo uscire “non finisce qui, perché il concorso esterno è sicuramente diverso da chi invece pratica pienamente l’associazione mafiosa”.
Si procederà alla richiesta della concessione degli arresti domiciliari per motivi di salute.
Il Medico del carcere di Rebibbia, il 10 maggio scorso, fornì una relazione che descriveva un quadro clinico definito: “non compatibile” col regime carcerario. In seguito quindi il Tribunale di Sorveglianza di Roma, dispose una nuova perizia clinica per Marcello Dell’Utri, allo scopo di verificare quanto asserito nella relazione.
Questa dovrà stabilire se le condizioni dell’ex senatore sono compatibili con il regime carcerario.

ESITO E PRONUNCIA
Il Procuratore Generale di Roma, Pietro Giordano, ha dato parere negativo alla richiesta di scarcerazione per motivi di salute richiesta dai difensori di Dell’Utri nel corso dell’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza.
Il Procuratore Generale ha infatti definito le condizioni dell’ex parlamentare “compatibili con il carcere”.
Marcello Dell’Utri avrebbe riferito ad Alessandro De Federicis e Simona Filippi che sono appunto i suoi legali: “Non ce la faccio più, mi sento provato e stanco”.

LA REAZIONE DI DELL’UTRI
L’ex senatore di Forza Italia, dopo averle tentate tutte, adesso adotterà la protesta estrema dello sciopero della fame e della sospensione delle terapie necessarie per curare le patologie oncologiche e cardiopatiche di cui è affetto. Queste sono le decisioni da lui stesso annunciate, tramite i suoi legali. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ribadisce che i trattamenti sono affrontabili “in costanza di regime detentivo” ed ha inoltre sottolineato la stabilità del quadro clinico che non ha fatto registrare peggioramenti.

LE REAZIONI
Non si sono fatte attendere le reazioni del mondo politico. C’è chi fa notare come il caso dell’ex senatore riporti all’attenzione dell’opinione pubblica i numerosi casi di detenuti con patologie che se non curate adeguatamente possono condurre alla morte anche piuttosto rapidamente.
Altri, parlano di accanimento contro l’ex forzista. Altri ancora hanno definito questa vicenda, come una pagina indegna di un Paese civile…

Il presidente dei senatori di Forza Italia Paolo Romani ha detto che contro Marcello Dell’Utri, si sta mettendo in pratica un pena di morte subdola e silente, “Quella che si accanisce contro lui non può certamente chiamarsi giustizia. Negare ad un uomo la possibilità di ricevere cure adeguate in un ambiente più umano di quello carcerario è un atto di inclemenza spropositato e vessatorio. Una pena di morte subdola e silente che non è degna di uno Stato democratico. Mi auguro che Marcello non attui il proposito di rinunciare al cibo e alle cure. Un uomo forte e coraggioso come lui deve continuare a combattere la sua battaglia per la tutela dei diritti e per una giustizia veramente giusta. Saremo al suo fianco con ogni mezzo e in ogni modo”. Queste le dichiarazioni ferme e molto critiche di Romani, che appare evidentemente in contrasto con la decisione del Tribunale.

Ancora più dura, la reazione del legale Niccolò Ghedini: intervengano le istituzioni, ” Sono da sempre convinto che sia detenuto a seguito di una sentenza ingiusta. Ma, al di là della sentenza, secondo l’articolo 27 della Costituzione le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è dato comprendere quale rieducazione vi possa essere nel trattenere in carcere non consentendogli di curarsi in ospedale, un uomo di 76 anni gravemente ammalato per un tumore e cardiopatico. Non è dato altresì comprendere quale sia l’umanità contenuta in un trattamento carcerario siffatto”, “se la Magistratura ritiene di poter così interpretare le norme, credo sia giunto il momento che la Politica e le istituzioni, al di là delle appartenenze, intervengano per non consentire che Marcello Dell’Utri muoia in breve tempo in carcere senza le cure adeguate”.
Ghedini non è nuovo alle aspre critiche contro la Magistratura e anche in questo caso, non poteva astenersene. Un attacco fuori dai denti che lascia intravedere, senza troppe velature diplomatiche la posizione ostile che il legale “sente” nei confronti dell’apparato della Giustizia.

Anche Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc, Il vicepresidente del gruppo ALA-Scelta Civica alla Camera, Gianfranco Rotondi, segretario di Rivoluzione Cristiana e
Il membro del coordinamento di Presidenza del Partito Radicale Rita Bernardini, hanno espresso parere contrario alla decisione della Sentenza.

CHI E’ MARCELLO DELL’UTRI
Nato a Palermo, 11 settembre 1941, sposato con Miranda Ratti, è stato dirigente d’azienda e politico per il Popolo delle Libertà e poi per Forza Italia. Attualmente è agli arresti presso il carcere di Rebibbia a Roma dove sta scontando la condanna a 7 anni di reclusione per: concorso esterno in associazione mafiosa, essendo stato riconosciuto mediatore tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi.
Laureato in giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano, dove lì, conosce Silvio Berlusconi. Nel 1964, a 23 anni, lavora come segretario per Berlusconi.
Dell’Utri nel 1965 si trasferisce a Roma, dove per un paio di anni dirigerà il Gruppo Sportivo ELIS nel quartiere Tiburtino – Casal Bruciato, presso il Centro Internazionale per la Gioventù Lavoratrice, gestito dall’Opus Dei. Nel 1967 decide di tornare a Palermo, dove si occupa ancora della direzione sportiva, presso l’Athletic Club Bacigalupo; durante questa esperienza, per sua esplicita ammissione, conosce Vittorio Mangano e Gaetano Cinà, mafiosi appartenenti a Cosa Nostra.
E’ nel 1970 che inizia a lavorare per la Cassa di Risparmio delle Province Siciliane a Catania e l’anno dopo sarà trasferito alla filiale di Belmonte Mezzagno. Viene promosso alla Direzione Generale della Sicilcassa a Palermo, servizio di credito agrario nel 1973.

Marcello Dell’Utri decide di tornare a Milano nel 1974 accettando l’offerta di lavorare per l’Edilnord su richiesta di Silvio Berlusconi, del quale ne sarà anche segretario. segue in particolare i lavori di ristrutturazione della villa di Arcore dopo che Berlusconi l’ha acquistata a un prezzo di favore dalla marchesina Annamaria Casati Stampa (di cui Cesare Previti era il tutore legale).
Il 7 luglio dello stesso anno, porta nella villa di Arcore Vittorio Mangano che, secondo il Tribunale di Palermo, viene assunto da Berlusconi come “responsabile” per evitare che i familiari dell’imprenditore fossero vittima di sequestro di persona (e non come “stalliere”, come affermato da Berlusconi). Mangano è un giovane mafioso, divenuto successivamente esponente di spicco del clan di Porta Nuova a Palermo, e in quel periodo ha già a suo carico tre arresti e varie denunce e condanne, nonché una diffida risalente al 1967 come “persona pericolosa”.
Dopo l’arresto di Mangano sia Berlusconi sia Dell’Utri negarono ai Carabinieri di essere a conoscenza delle sue attività criminali. Il Tribunale di Palermo affermò invece che Dell’Utri conosceva lo “spessore delinquenziale” di Mangano, e anzi, lo avrebbe scelto proprio per tale “qualità” (riferito alla mansione occulta di “protezione” personale di Silvio Berlusconi e della sua famiglia a seguito di esplicite minacce di morte da questi ricevute nel caso in cui non avesse dato seguito alle richieste della mafia).
Alla festa di compleanno del 24 ottobre 1976 del boss catanese Antonino Calderone, tenuta al ristorante “Le Colline Pistoiesi” a Milano, è presente anche Dell’Utri, insieme con Vittorio Mangano e ad altri mafiosi.

Nel 1977 Dell’Utri lascia Edilnord per essere assunto alla Inim di Filippo Alberto Rapisarda, che è legato da rapporti con personalità di spicco della mafia come, Ciancimino, Francesco Paolo Alamia e i Cuntrera-Caruana.
Un rapporto della Criminalpol del 1981 definisce le società Inim e la consorella Raca: “società commerciali gestite dalla mafia di cui la mafia si serve per riciclare il denaro sporco provenente da illeciti”.
Dell’Utri diventa poi Amministratore Delegato della Bresciano Costruzioni, che dopo pochi anni va in bancarotta fraudolenta.
Il 19 aprile del 1980 è a Londra, dove è tra gli invitati al matrimonio di Girolamo Maria Fauci, più comunemente chiamato Jimmy Fauci, boss mafioso che gestisce il traffico di droga internazionale tra Italia, Gran Bretagna e Canada.

E’ nel 1982 che inizia la sua attività come dirigente in “Publitalia ’80”, la società per la raccolta pubblicitaria della Fininvest fondata nel 1979 da Silvio Berlusconi. Diventerà poi Presidente e Amministratore Delegato. Un anno dopo, nell’ambito di un blitz di arresti compiuti a Milano contro la mafia dei casinò, viene trovato nella residenza del boss mafioso catanese Gaetano Corallo.
Nel 1984 viene promosso ad amministratore delegato del gruppo Fininvest. Nel 1990 su sua proposta, fu fondata la “Silvio Berlusconi Editore”, di cui seguì personalmente la produzione fino al 1993.
Vincenzo Garraffa, ex senatore del Partito Repubblicano Italiano e presidente della Pallacanestro Trapani, nel 1992 riceve la visita di Vincenzo Virga, un boss trapanese (poi latitante e condannato per omicidio, oggi in carcere), “Mi manda Dell’Utri”, disse il boss venuto a riscuotere un presunto credito in nero avanzato da Dell’Utri. L’episodio, denunciato da Garraffa, venne accertato dal tribunale di Milano, che nel maggio 2004 condannò Dell’Utri e Virga a due anni per tentata estorsione in primo grado, e nel 2007 la condanna venne confermata in appello.

FORZA ITALIA
E’ il 1993 ed insieme a Silvio Berlusconi, Dell’Utri fonda Forza Italia.
Nel 1995 viene arrestato a Torino con l’accusa di: inquinamento delle prove, nell’inchiesta sui fondi neri di Publitalia ’80.
Nel 1996 è deputato al Parlamento nazionale, dal 1999 è parlamentare europeo e nelle elezioni politiche del 2001 viene eletto Senatore della Repubblica.

Durante l’imputazione a Torino a gennaio 1996, per false fatture e frode fiscale e indagato a Palermo per Mafia, diventa deputato di Forza Italia in Parlamento.
In cinque anni di attività alla Camera, ha presentato due DDL: una riforma della normativa sull’industria dei latticini, e delle modifiche sulla tutela dei minori vittime di abusi o di violenze.
Nel 1999 ha patteggiato una pena di due anni e tre mesi di reclusione per reati di frode fiscale e false fatture.
Nel 1999 viene eletto parlamentare europeo per Forza Italia.
Come senatore ha ricoperto la carica di Presidente della Commissione per la Biblioteca del Senato. È stato riconfermato nel 2006 e nel 2007 è stato il senatore più assente: 673 assenze su 1637 (41,1%).
Nel 2008 è stato ricandidato al Senato, ed eletto, nel PdL nonostante nel frattempo fosse stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione di tipo mafioso.

FACCIA TOSTA E COERENZA
Il 10 febbraio 2010 Dell’Utri rilascia un’intervista a Beatrice Borromeo, per Il Fatto Quotidiano, in cui afferma di usare la politica per potersi difendere dai suoi guai giudiziari. Asserisce inoltre che non si dimetterebbe nemmeno a seguito di una condanna in appello.

RITIRO DALLA POLITICA
In seguito alla richiesta di 7 anni di carcere formulata il 19 gennaio 2013, dal Procuratore Generale di Palermo, Dell’Utri, in un’intervista sempre a Beatrice Borromeo de Il Fatto Quotidiano dichiarò di volersi ritirare dalla scena politica in vista delle nuove elezioni politiche di febbraio malgrado le difficili trattative con Silvio Berlusconi e i messaggi lanciati anche a mezzo stampa per la sua ricandidabilità. Questo poiché se fosse condannato per mafia a Palermo, lo “scudo” parlamentare non gli eviterebbe comunque il carcere.

DALLA LATITANZA ALL’ARRESTO
La Corte d’Appello di Palermo dichiara latitante l’11 aprile 2014, Marcello Dell’Utri.
Dell’Utri era già irreperibile da metà marzo in base a quanto dichiarato dalla Direzione Investigativa Antimafia di Palermo, alla quale era stata delegata la notifica dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dello stesso, emessa dalla terza sezione penale della Corte d’Appello di Palermo.
Dopo accertata la latitanza viene diramato dalla Polizia italiana, un mandato di cattura internazionale presso l’Interpol e grazie al coordinamento dei servizi della Direzione Investigativa Antimafia, viene localizzato in libano per mezzo delle ricerche incrociate dei tabulati telefonici e ai movimenti di una carta di credito utilizzata per i pagamenti. Dell’Utri venne arrestato in un hotel di Beirut l’Intercontinental Phoenicia, il 12 aprile 2014. L’operazione fu condotta localmente dall’intelligence libanese.
Al momento dell’arresto era in possesso di due passaporti di cui uno diplomatico (scaduto) e di denaro contante per 30.000 euro.
Venne disposta l’attivazione della procedura di estradizione col relativo trasferimento del detenuto.
Il 9 maggio 2014 la Corte di Cassazione, dopo quattro ore di camera di consiglio, conferma in via definitiva la sentenza d’appello bis. A seguito della pronuncia della Cassazione, la Procura generale ha notificato l’ordine di carcerazione in esecuzione della pena per i reati ascritti che va a completare la documentazione trasmessa all’autorità giudiziaria libanese ai fini dell’estradizione del detenuto in Italia. Il 24 maggio 2014 Il presidente libanese Michel Suleiman, nell’ultimo giorno del suo mandato, firma l’estradizione in Italia per Marcello Dell’Utri. Il 13 giugno 2014 viene estradato in Italia e tradotto presso il carcere di Parma.
L’8 maggio 2016 viene accolta la sua richiesta di trasferimento al carcere di Rebibbia.

CONSIDERAZIONI DA ITALIANO MEDIO
Dopo la lettura della iperbolica vita dell’ex senatore, vengono spontanee alla mente diverse considerazioni e molti pensieri contrastanti si susseguono… E’ giusto, girare la testa alle istanze di un detenuto accusato di associazione mafiosa, che chiede di poter lasciare il carcere, poiché malato? E’ corretto operare nel rigore e nella rigidità della Legge che ci insegnano, sia uguale per tutti, disattendere le speranze dei legali che perorano la causa di questo detenuto? E ancora, lo sdegno espresso da personalità politiche in merito alla vicenda, non dovrebbe godere di particolare attenzione? Non sono forse i nostri rappresentanti politici (quelli eletti da noi) a chiedere il suo rilascio o la commutazione in arresti domiciliari?
Ma l’italiano medio, quello che fatica a portare in casa il piatto di minestra, quello che si alza al mattino per lavorare e non partecipa a feste eccellenti in casa di mafiosi, quello che deve insegnare ai propri figli come ci si deve comportare in una società civile e onesta, come dovrebbe porsi col ragionamento riguardo a quest’uomo che ha affiancato gente dalla condotta discutibile ed ha operato nell’illegalità, sempre borderline, usando la politica per cavarsela dai guai giudiziari? Non spetta a nessun’altro, se non ai Giudici, stabilire cosa sia più opportuno decidere e costoro, hanno deciso… Noi, da italiani corretti, ci limiteremo ad osservare quanto stabilito, senza ulteriori commenti in difesa o a carico del cittadino/detenuto Marcello Dell’Utri.