SALVINI A FOGGIA, QUESTA DESTRA È UNA VERGOGNA

DI RAFFAELE VESCERA

 

Salvini, barricato in una sala del teatro comunale, protetto da ingenti forze di polizia, incontrerà stasera a Foggia il sindaco di destra Landella, il destrorso politico cerignolano Tatarella e quel Musumeci ricco di impresentabili consiglieri eletti in Sicilia, cinque dei quali già arrestati o indagati. Poi si sposterà a Manfredonia, altra città martoriata dalla legge del “Prima il Nord”, più che mai protetto, visto che i giovani del comitato InApnea gli hanno promesso un presidio popolare di contestazione.

Cacciato a suon di pernacchi da Napoli e cento città del Sud, Foggia compresa, quando due anni fa si è rinchiuso nell’Hotel per sottarsi alle contestazioni, riecco il capo della Lega Nord, dopo la tornata siciliana, ripresentarsi in città grazie alla forza acquisita con il passaggio di alcuni consiglieri comunali foggiani in trasferta da Forza Italia. Che volete, la promessa di una candidatura in parlamento a qualche oscuro politicante di provincia in vena di carriera politica, val bene il passaggio a un partito che ha per motto “Prima il Nord”, cresciuto nelle osterie alpine tra fiaschi, rutti, corna e urla scomposte di “Roma ladrona” e “Meridionali merdacce da bruciare”. Il tutto mentre davano pessima prova nella gestione del denaro pubblico?

Questo è un insulto per Foggia, una città ridotta alla fame proprio dalla politica leghista del “Prima il Nord”, una città privata dei suoi istituti di eccellenza agricola, a vantaggio di Verona, fiera dell’agricoltura compresa, da prima d’Italia, ridotta a fiera paesana sempre a favor di Nord. Questo in una provincia di eccellente produzione olearia che vede la beffa di un trattato con la Cina voluto dal leghista veneto Zaia che dichiara utili all’esportazione in oriente solo oli d’oliva “veneti”. Una barzelletta, visto che l’unico ulivo piantato in Veneto è morto di nostalgia per la sua madreterra Mediterranea.

Questo in una provincia di eccellente produzione di grano duro, la prima in Italia, portata alla distruzione nel favorire l’importazione a basso prezzo di grano canadese, ricco di glifosato e altri contaminanti cancerogeni, con un accordo che permette per altri cinque anni l’arrivo di grano contaminato, votato proprio pochi giorni fa nel Parlamento Europeo dai deputati della Lega Nord, di Forza Italia e Pd compreso, vista la comune vocazione paraleghista.

Questo in una provincia di eccellenza turistica, privata di un aeroporto per raggiungere il Gargano, e privata, come tutto il Sud dell’alta velocità, sempre a vantaggio del Nord, visto che se da Roma a Milano si va comodamente in freccia rossa in due ore e 40, da Foggia occorre mezza giornata di trenaccio. E per andare a Roma vi sono solo tre treni al giorno per i quattro milioni di pugliesi. Senza dire delle cinque ore di treno tra Foggia e Napoli, laddove 40 anni fa ne bastavano due, e delle quattordici ore per raggiungere Reggio Calabria. Questo in una provincia tra le più povere d’Italia, anzi d’Europa, con un tasso di disoccupazione giovanile al 65% che per le donne arriva all’80%.

Ebbene, sapete quali sono i temi agitati a Foggia dagli amici di Salvini? Lo Ius soli, e gli immigrati nel quartiere ferrovia che metterebbero a rischio la sicurezza della città. Quale sicurezza se a Foggia negli ultimi anni lo Stato ha ignorato la mafia, come sul Gargano? Quale sicurezza, se i clan mafiosi fanno traffico di droga e di rifiuti tossici, taglieggiano i commercianti, mettono bombe e ammazzano con uno stato che non le combatte secondo necessità? Non portano forse voti ai politicanti locali, gli stessi che fanno leva sulla paura dello straniero, mentre si vendono ai partiti del Nord?

E allora che cos’è questa carnevalata di partito dichiaratamente antimeridionale che si presenta insieme agli eredi di quello fascista, supportato da un partito il cui capo è condannato e ultra indagato per corruzione e stragi di mafia? Che cos’è questa carnevalata preceduta dalla telecomandata Rete 4 che dà spazio a un gruppetto di cittadini foggiani accompagnati dai neonazisti di Forza Nuova?

E’ l’eterno blocco storico tra la peggiore borghesia del Nord e quella meridionale, utile al mantenimento del potere coloniale nei confronti del Sud. Giova ricordare che il responsabile pugliese di Noi con Salvini, Primiano Calvo di San Severo è stato arrestato con l’accusa di intermediazione per lo smaltimento illegale di cento tonnellate di rifiuti? Giova ricordare che stessa sorte è toccato al sindaco di Torre del Greco, Borriello, responsabile campano di “Noi con Salvini”, arrestato per fondi neri, corruzione e appalti pilotati? Giova ricordare che l’unico deputato regionale leghista eletto in Sicilia, tale Rizzotto, è indagato per appropriazione indebita di soldi destinati a un istituto per disagiati sociali?

Che il Nord coccoli un partito antimeridionale come la Lega Nord è nella logica delle cose, l’antimeridionalismo non nasce con la lega ma con la strategia militarista della borghesia piemontese volta a fare del Sud una colonia interna del Nord. Questo servendosi della borghesia meridionale, sottomessa a quella nordica in cambio di privilegi di ceto, quali la libertà di sfruttamento e di corruzione, privilegi garantiti dall’uso armato delle mafie. Mafie esistenti al Nord come al Sud, prima dell’unità, ma dallo Stato lasciate prosperare solo al Sud, che da allora è stato saccheggiato, derubato, depredato, impoverito dall’azione sinergica, raggiungendo il suo punto massimo di impoverimento nel ventennio fascista, condannato com’era a fare da colonia agricola in cui c’era libertà di ammazzare i braccianti.

Il reddito medio dei meridionali, settant’anni prima pari a quello del Nord, si ridusse all’esatta metà, per poi risalire nel dopoguerra fino a quasi il 70% facendo concorrenza alle industrie del Nord. Fu per questo che la borghesia industriale settentrionale che aveva inventato il fascismo, fase suprema del nazionalismo militarista e guerrafondaio dei Savoia, trent’anni fa ha creato la Lega Nord, in chiave solo apparentemente democratica, allo scopo di ridurre nuovamente in povertà il Mezzogiorno, ristabilendo la regola che gli investimenti pubblici andassero in grandissima parte al Centronord, in modo da far tornare il Sud nel suo reddito medio ai livelli del ventennio nero, il 50% di quello del Nord.

Che al Nord, piaccia la politica leghista si capisce, ma che il Sud debba aprire le porte ai suoi carnefici è davvero una vergogna inaccettabile per i milioni di meridionali, chiamati gentilmente terroni, i quali in virtù della legge del Nord sono dovuti emigrare tra fabbriche torinesi di non s’affitta ai meridionali, e ghetti milanesi da “voi meridionali del cazzo”, “terroni” utili a far prosperare con le loro braccia forti e i loro cervelli pronti la ricchezza dei vincitori.