BRESCELLO: PRIMO COMUNE DELL’EMILIA ROMAGNA SCIOLTO PER MAFIA

DI ROBERTO BALANZIN

Il Comune di Brescello è stato ufficialmente sciolto dal Consiglio di Stato per infiltrazioni mafiose: l’organo ausiliare del Governo ha respinto il ricorso dell’ex Sindaco Marcello Coffrini e di alcuni membri della giunta.

Il paese, già sciolto nel 2016 dal Consiglio dei Ministri, è stato gestito fino ad ora da tre commissari straordinari; l’accusa di condizionamento per ‘ndrangheta è pesante e le dinamiche della vicenda mostrano quanto l’intimidazione e la paura e l’omertà della società civile rispetto al mondo mafioso siano un gravissimo problema che tutt’ora affligge l’Italia.

Il comune era finito nei guai nel Gennaio 2015 quando nella maxi inchiesta “Aemilia” era emerso come la cosca mafiosa Grande Aracri avesse interessi nel settore degli appalti pubblici di vari comuni del territorio, tra cui anche Brescello. Ciò che scoprì un pool di esperti inviato dalla prefettura furono dozzine di elementi poco chiari, elementi che fanno parte delle carte esaminate oggi dal Consiglio di Stato da cui emerge un quadro assolutamente poco chiaro rispetto le delibere dell’esecutivo e la vita quotidiana del Municipio: varianti al prg richieste da ditte a cui non era stata chiesta l’informativa antimafia, l’assunzione di personaggi “legati a vario titolo a esponenti” delle cosche, l’affidamento di appalti a ditte poi raggiunte da interdittive antimafia, minacce a politici locali, sussidi sociali concessi a “soggetti controindicati”.

Ma come si è arrivati a questo epilogo?

Tutto parte dall’associazione di studenti liceali ed universitari “Cortocircuito” che con dedizione e armati di videocamera hanno iniziato ad indagare sulle presunte infiltrazioni mafiose in terra Emiliana.

I ragazzi si concentrano soprattutto sulla figura di Francesco Grande Aracri, fratello del boss Nicolino, condannato in via definitiva “per aver partecipato con ruolo imminente ad associazione di stampo mafiosa”; Aracri è sorvegliato speciale del Tribunale di Reggio Emilia e inoltre la Direzione Antimafia di Bologna gli ha sequestrato beni ed immobili per un valore complessivo di 3 milioni.

Sempre secondo le sentenze definitive, “l’articolazione reggiana dell’associazione conseguiva vantaggi e profitti attraverso estorsioni nei confronti di gestori di esercizi pubblici e privati e imprenditori e attraverso operazioni inesistenti nei confronti di imprenditori edili”.

Queste vicende portano i giovani di “Cortocircuito” ad intervistare l’allora sindaco di Brescello, Marcello Coffrini, che incalzato dalle domande rispetto ai gravi fatti di mafia che hanno interessato il Comune e il territorio Emiliano, dichiara di “non poter rispondere” e che Brescello è un paese privo di problemi legati alla criminalità.  

Oggi, il Consiglio di Stato, premia il lavoro svolto dall’associazione antimafia formata dai giovani studenti; nella sentenza viene ripresa la loro video inchiesta a testimonianza di “una scarsa sensibilità del sindaco sulla presenza della criminalità organizzata” e inoltre “non è in alcun modo credibile che il primo cittadino vissuto e cresciuto a Brescello non fosse informato sulle vicende giudiziarie di Grande Aracri trattandosi di persona più che nota nel contesto locale. Le dichiarazioni del sindaco e in particolare le definizioni della persona come soggetto “sempre molto composto, educato, sempre vissuto a basso livello” sono da considerarsi senz’altro gravi”.

Vengono quindi confermate ed accertate” forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della ‘ndrangheta”, una conferma che ha il sapore di una vittoria per tutti quei ragazzi che nonostante tutto hanno portato avanti con convinzione la loro battaglia contro la mafia, una conferma che è l’ennesima sconfitta per il nostro paese e le sue istituzioni, sempre più corrotte e avvelenate dallo spettro delle infiltrazioni mafiose.