DAN PETERSON: “HO SPOSATO LA MIA NUMBER ONE”

DI RENATA BUONAIUTO

“Questo matrimonio non s’ha da fare” esordisce così Laura la promessa sposa di Dan Peterson, che da due mesi a questa parte ha dovuto aumentare le pillole prescritte dal suo cardiologo per lo stress dei preparativi, ma sorride è felice, del resto lei e Dan si conoscono da sempre.
Tutto merito del cagnolino di una modella amica di Dan che non sapendo a chi affidarlo chiese aiuto alla sua vicina, Laura appunto, poi per sdebitarsi decise di presentargli il suo amico e, fu amore a prima vista.
Quello che colpisce è l’intesa, la complicità, l’allegria nel loro stare insieme, sarà che Peterson per anni è stato un coach, ma questa, fra tutte, è sicuramente la sua squadra vincente.
Si sono conosciuti nel 1985, ed hanno subito fatto coppia fissa, protestante lui, cattolica lei era questo l’unico scoglio da superare. Vent’anni fa a Miami, precisamente a casa di Bobo McAdoo, decisero di sposarsi dinanzi al giudice di pace ma, a Laura il sogno di varcare il portone della chiesa non si era mai spento e Dan, per amore, quello vero, quello profondo, alla “giovane” età di 81 anni ha deciso di realizzarlo. Questa volta il testimone è stato Dino Meneghin, avevano invitato anche Papa Bergoglio ma, era impegnato e così alle 16.55 di ieri nella chiesa di San Desiderio ad Assago, Dan e Laura Verga, sono diventati ufficialmente marito e moglie, lei radiosa nel suo abito Armani, lui più silenzioso ma è così che lo ricordo anch’io in un breve incontro qualche tempo fa, chiuso nei suoi pensieri, taciturno, quasi ombroso ma, che quando volge lo sguardo su Laura ritrova la luce.
Nella chiesa centinaia di rose bianche, tutti i suoi amici più cari, Vittorio Gallinari, Franco Boselli, Marco Bonamico, Renato Villalta, tutti oltre il metro e novanta, ma gli occhi erano puntati solo su Laura, uno “scricciolo” di grande donna, il cui sorriso ha conquistato e affascinato tutti.
Daniel Lowell Peterson, come giocatore di basket, per sua stessa ammissione “non era granchè”, e fu proprio il suo coach ad indirizzarlo in panchina come allenatore, nel 1958, si laurea come insegnante di pallacanestro alla Northwestern University e nel 1963 comincia la sua scalata da coach.
Dieci anni dopo, oltrepassa l’oceano e inizia la sua avventura italiana, i successi si moltiplicano fino al suo ritiro nel 1987 ma la passione per il basket non si placa ed ecco che nel 2011 ritorna alla Olimpia Milano, dopo pochi incontri lascia definitivamente per proseguire l’attività di commentatore e di telecronista che con grande professionalità aveva intrapreso e per i quali ancora oggi, trascorre 15 ore al giorno dinanzi al pc.
Alla cerimonia non è mancato nulla, dalla commovente Ave Maria magistralmente interpretata da Marina Serpagli, mezzosoprano pavese, all’originale lancio di palline di basket, rigorosamente di gommapiuma, fuori il sagrato della chiesa.
Ma ha fatto sorridere tutti la confessione di Laura che, al termine della funzione, ha raccontato come Dan avesse tentato di conquistarla inviandole una cartolina, solo che dimenticando di affrancarla, la costrinse a pagare una multa. Certo non fu un buon inizio, ma Laura guardò oltre, Dan era e sarebbe per sempre stato il suo Number One.