“NON ESISTE L’ULTIMA NOTA” PAROLA DI EZIO BOSSO

DI RENATA BUONAIUTO

Ezio Bosso, lo conoscono in tanti, il suo talento come compositore, direttore d’orchestra, il suo tocco al pianoforte, la sua malattia che, magicamente scompare, quando le dita incontrano i tasti, sviluppando un suono magico che emoziona tutti e lascia sospesi fino a quando anche l’ultima vibrazione si confonde nello spazio e si trasforma in un nuovo suono, come lui stesso lo chiama, “il silenzio”.
Ma ieri sera a “I dieci Comandamenti” abbiamo scoperto anche qualcos’altro, Domenico Iannaccone, ci ha guidati per mano in un incontro con l’anima di Ezio, ci ha raccontato i suoi esordi, quando a 5 anni non sapeva scrivere ma conosceva il solfeggio. Quando pur di entrare nell’orchestra della sua città decise di avvicinarsi al fagotto, strumento poco conosciuto e per il quale era libero un posto, ma soffrendo d’asma dopo sei mesi fu costretto ad abbandonare. Fu lì che l’allora direttore decise di proporgli il contrabbasso, per non lasciarlo fuori da quel mondo che lui amava più di ogni altra cosa.
Ezio vive in una grande casa con la porta sempre aperta, perché una porta chiusa, impedisce l’aiuto, la comunicazione, inibisce, allontana. Al centro il suo pianoforte, di lui ha un bisogno fisico, è come un fratello, Poi inventa un gioco con Domenico e gli chiede di pronunciare una parola all’interno della cassa del pianoforte, abbiamo in quell’istante pensato la stessa “Amore”, sorride Ezio, sapeva sarebbe stata quella, perché è l’Amore quello che si respira in quella casa, l’Amore quello che si espande in ogni suo sorriso, in ogni sua parola.
Lui che si ritiene fortunato, ogni mattina quando i suoi occhi si aprono, racconta di come abbia dovuto reimparare a sorridere, “perché i sorrisi aprono più porte delle chiavi…avvicinano più dei passi… i sorrisi hanno un suono” e ci spiega, con un’emozione ed una dolcezza immensa, che quando riguarda alla sua vita, pensa “più che scegliere la musica, è stata la musica a scegliere me, perché ne avevo bisogno più degli altri…. le cose succedono, però sempre ci sono degli aiuti che arrivano”.
Ed anche la sua “malattia” gli ha insegnato tanto, gli ha tolto la paura, lo ha spronato ad andare oltre, a credere. E’ commosso mentre pronuncia queste frasi, abbassa lo sguardo, accarezza l’anello che fascia il suo dito, per un attimo, ma solo per un attimo, il suo sorriso assume una piega triste, i suoi occhi si velano, poi è bravo Domenico Iannaccone ad abbracciarne il sottile dolore ed a sfilarlo via dolcemente.
Lo invita a raccontarci della sua infanzia, padre tranviere, madre operaia della FIAT, con una grande passione per i libri, che acquistavano fino ad indebitarsi, perché anche un libro regala emozioni e per loro rappresentava anche un modo per elevarsi, migliorarsi.
Il loro viaggio-racconto ci porta a Bologna fuori al bar dove ogni pomeriggio alle 18.00, sorseggia una birra e studia le partiture, incontra gli amici, osserva la vita, ne assapora i suoni, gli odori. Sono 7 anni racconta, che non riusciva più a dirigere, ma non ha mollato anzi ha allenato il suo corpo a sopportarne lo stress, all’inizio solo 10 minuti poi è passato a 20, adesso è nuovamente pronto a farlo, accompagnato dai suoi “Maestro sitter”, che lo aiutano a sedersi per dare inizio al suo incontro con la musica, con i “suoni non suonati” ma che fanno parte delle nostre emozioni e di quelle dei musicisti stessi, perché dice: “ i silenzi hanno un suono, io concerto i silenzi, chiedo ai musicisti quando non devono suonare di pensare che il loro strumento comunque stia vibrando con quello dell’altro….non esiste l’ultima nota….l’ultima che suona uno strumento è la prima che inizia l’altro”. Ed è questa la sua filosofia anche nella vita “Io credo nel giusto tempo…il mio progetto sta nel quello che lascerò…”. Sottile ma fondamentale la differenza.
Poi ci portano a Gualtieri, dove Ezio ha abbracciato il sogno di alcuni giovani che hanno deciso di dare nuova vita al teatro sociale, chiuso ed abbandonato da oltre trent’anni, ha capito l’importanza del loro progetto dai loro occhi e nemmeno le scosse di terremoto, avvenute poco prima dell’apertura li hanno fermati. Ezio ha cercato un locale sfitto, ha messo lì il suo pianoforte ed ha continuato a suonare, anche se la terra continuava a tremare, perchè anche quella adesso era la sua casa.
Ai suoi concerti arrivano in tanti, troppi, per questo hanno deciso di aprire le porte alle prove, in modo da permettere a quanti, per mancanza di posto, sarebbero rimasti fuori, di poter provare l’emozione di ascoltare le sue note.
Il viaggio con Ezio termina a Trieste, dove rimarrà per quasi tre anni in qualità di Direttore residente stabile del Teatro, un’emozione enorme , mentre lo racconta ancora gli trema la voce, per questa opportunità che lui definisce “un gesto enorme di fiducia …”.
Ed anche per Domenico Iannaccone come per tutti noi, arriva il momento di lasciarci ma Ezio continua a soprenderci, “ …questo viaggio non finisce qui ma è solo cominciato” del resto se non esiste “l’ultima nota”, non potrà nemmeno essere questa la parola fine del viaggio per una meravigliosa anima, come la sua.