SANITA’: FILIPPI (FP-CGIL), SCIOPERO RIUSCITO PER CONTRATTO LAVORO E DIRITTO ALLA SALUTE

DI CARLO PATRIGNANI

La posta in gioco è altissima: il servizio sanitario nazionale rischia lo smantellamento dei servizi con quelli più remunerativi verso il privato; il degrado organizzativo, con l’inevitabile incremento del disagio lavorativo, e professionale, visto che da otto anni non si rinnova il contratto nazionale di lavoro. In ballo c’è la sanità pubblica che, stando alla legge di bilancio, può sparire dalle priorità come, al contrario, merita per essere il diritto alla salute sancito dalla Costituzione indisponibile.

Così Andrea Filippi, neo segretario nazionale della Fp-Cgil Medici e Dirigenti Ssn, dà il senso dello sciopero nazionale di oggi, ben riuscito con l’80 delle adesioni, proclamato unitariamente da tutte le organizzazioni sindacali del delicatissimo settore della sanità, al termine del sit in al Ministero dell’Economia e delle Finanze dove si sono ritrovate non meno di un migliaio tra medici, veterinari, farmacisti e dirigenti sanitari.

Certo è che se non si realizza il combinato disposto tra rifinanziamento del Fondo sanitario nazionale e rinnovo contrattuale, questa giornata di sciopero sarà solo l’inizio, aggiunge con ferma determinazione il neo dirigente della Cgil che a certe critiche piovute su una prassi un pò vecchia e logora, lo sciopero, ribatte: a molti sfugge che la salute è un diritto costituzionale indisponibile e un bene universale.

Sindacati, confederali e autonomi, e operatori del settore, in tutto più di 700 mila addetti, sono stanchi di assistere al continuo smantellamento della sanità pubblica – ospedali e pronto soccorso pubblici e servizi remunerativi al privato nelle cui casse sono affluiti 30 miliardi da chi se lo può permettere – accompagnata da una gestione approssimativa e poco attenta alle professionalità lasciate prive o quasi del dovuto riconoscimento.

Diciamo no alla distribuzione di bonus pagati con la riduzione dei servizi a pazienti e utenti, rifacendoci sempre alla legge di bilancio e diciamo sì a discutere di come si può rilanciare il settore e con esso l’welfare, prosegue Filippi e sottolinea un dato eloquente: da 20 anni si distribuiscono qua e là gratifiche del tutto propagandistiche a scopo puramente elettorale ma a scapito di una ristrutturazione del welfare. E’ questo – chiosa – un disinvestimento dal welfare pubblico per favorire la sanità privata, sempre più sostituiva e sempre meno integrativa.

Dunque, quello di oggi è stato sì uno sciopero sulle disfunzioni, le inefficienze e il degrado del settore, ma di alto profilo culturale e politico: non vogliamo soggiacere a un processo di de-potenziamento del servizio sanitario pubblico fatto di sottofinanziamento del sistema, di modelli organizzativi per una sanità a costi sempre più bassi e di un costante impoverimento del lavoro dei sanitari, in particolare del medico, le cui condizioni di disagio sono sempre più crescenti, osserva Filippi e conclude: noi a questa deriva non ci stiamo, come non ci stanno gli operatori del settore e gli utenti, cioè i cittadini, del servizio sanitario nazionale.