“STANCO DI SUBIRE I BULLI” 12ENNE TENTA DI DARSI FUOCO IN CLASSE

DI CHIARA FARIGU

A che punto di disperazione può arrivare una persona per desiderare di morire? Magari con un gesto eclatante per attirare l’attenzione sulla sua sofferenza giunta ormai sopra ogni limite di sopportazione? Andrea (nome di fantasia), ha appena dodici anni, frequenta la seconda media a Corfù, e proprio stamattina in classe, dopo essersi cosparso gli abiti di benzina, era pronto a darsi fuoco, lì in mezzo ai suoi compagni, per farla finita con prevaricazioni e soprusi, messe in atto probabilmente da alcuni di loro, alle quali non sapeva reagire né difendersi, ma che subiva. Con dolore e vergogna. Un fardello pesante, troppo pesante per le sue fragili spalle ancora in formazione. Forse perché deriso, umiliato, magari costretto a fare cose che non avrebbe voluto, giorno dopo giorno chissà da quanto tempo. Un grido d’allarme, il suo. Lanciato forse in maniera plateale che però ha ottenuto l’effetto desiderato: mettere al centro la sua disperazione. Non si conoscono i dettagli della vicenda (oggetto di indagine da parte dei CC.) né gli autori degli atti violenti sulla sua persona ma solo l’epilogo, dopo che gli insegnanti sono riusciti a scongiurare il peggio e a chiamare un’ambulanza per trasportare il ragazzino in ospedale per gli accertamenti del caso.

A darne notizia l’Adnkronos ripresa poi dagli altri media, locali e nazionali.

Si fanno convegni, sit-in, corsi di formazione, si versano fiumi di inchiostro in articoli su ogni dove, ma evidentemente è ancora troppo poco se di bullismo si muore o si desidera morire. E se non si muore si rimane segnati a lungo. A volte per tutta la vita. Ce lo ha raccontato Marco (altro nome di fantasia) preso di mira da alcuni bulli della sua scuola a Torino e costretto da loro persino a mangiare gli escrementi e a ingurgitare ingenti quantità di alcool fino allo stordimento. Dopo aver subito angherie di tutti i tipi è riuscito, grazie all’aiuto della sua famiglia, a denunciarli e a portarli in tribunale, guardandoli dritti negli occhi. Ma quelle ferite, nonostante le condanne dei suoi aguzzini, sono difficili da rimarginare. Marco è stato uno dei tanti. Come Luca, Andrea, Simone, Francesca, Federica, tutte vittime predestinate: timide, riservate, sicuramente fragili. Per questo facili prede del gruppo in cerca di personalità deboli, meglio ancora se con problemi fisici o di disabilità, su cui sfogare violenze e soprusi di ogni genere.

Dati Istat risalenti al 2014 evidenziano che più del 50% degli 11/17enni è stata vittima di un episodio offensivo, irrispettoso e/o violento da parte di coetanei. Dati che negli ultimi anni sono andati in crescendo. Un fenomeno da non sottovalutare perché potrebbe sfuggire di mano.
Troppo spesso, la cronaca ce lo ha raccontato, chi dovrebbe stigmatizzare e porre fine a certi comportamenti ha finito col considerare scherzi innocenti o bravate le malefatte di chi li ha commessi.
Non abbassiamo la guardia, parliamone. A scuola, in famiglia, dovunque. Ma parliamone