IL TRISTE SALUTO DI DARIO DEL FABRO AFFIDATO A FACEBOOK

DI RENATA BUONAIUTO

Quando si pensa ad un giocatore di rugby, l’immagine che balza subito agli occhi è quella di un giovane tutto muscoli e forza. E’ così anche Dario Del Fabro, quando milita nel campionato di serie B. Un ragazzone alto e dai bicipidi possenti. Terminata la sua carriera agonistica, Dario non abbandona lo sport, ma anzi apre una palestra e li trascorre serenamente i suoi anni.
Quattro anni fa, improvvisamente, accusa strani disturbi, scatta l’allarme. Iniziano le analisi, le visite specialistiche, poi la diagnosi, una diagnosi che fa paura, che sconvolge la vita, che devasta i pensieri. Dario ha la SLA, sclerosi laterale amiotrofica, una malattia degenerativa che colpisce le cellule cerebrali, preposte al controllo dei muscoli. Una malattia che ad oggi, non ha ancora una cura ma solo tentativi, flebili speranze e tanto, tanto da studiare.
Dario qualche giorno fa, ha postato sulla sua pagina facebook questo messaggio:
“Questo sarà il mio ultimo Natale. La mia vita è giunta al capolinea. Da quasi quattro anni sono ammalato di SLA, malattia incurabile, che ha reso la mia vita un calvario improponibile. Auguro a tutti voi un futuro ricco di salute. Lascio due fotografie in ricordo dei tempi felici”.
C’è dolore in questo messaggio, disperazione, sofferenza ma, c’è anche altro. Rabbia, rabbia per un estremo tentativo che si è visto negare. Sperimentare il Gm604, un farmaco forse in grado di rallentare il proseguire della malattia. Prodotto dalla Genervon, società biofarmaucetica californiana, il Gm604 è stato testato su alcuni pazienti ma, sebbene si siano appurati lievi miglioramenti, non si ritiene almeno qui in Italia, che il numero di sperimentazioni sia sufficiente ad autorizzarne l’utilizzo.
Ad oggi solo 6 malati di SLA, seguiti dall’avvocato Fabio Trapuzzaro, sono riusciti ad ottenere l’autorizzazione dal Tribunale di Napoli e da quello di Macerata. Di diverso parere il Tribunale di Udine, dove il giudice ha sentenziato che occorre uno studio più esteso per la distribuzione.
A Dario non rimane più nulla da fare, se non che ascoltare i tempi della malattia, giorno dopo giorno, ora dopo ora, perché un giudice gli ha impedito anche di continuare a sperare. In questo tempo ha anche pensato di ricorrere alla “dolce morte” in Svizzera ma, l’amore per i figli e forse anche quel filo di speranza che non vuole spezzare, lo hanno dissuaso.
Il suo messaggio accompagnerà il nostro Natale, il suo saluto ha ferito i nostri cuori, chissà forse quest’ultimo grido alla speranza, potrà ancora cambiare qualcosa, noi tutti ce l’auguriamo.