CROLLANO LE NASCITE IN ITALIA, MA NON ERAVAMO IL PAESE DELL’AMORE?

DI ANNA LISA MINUTILLO

Anche donare la vita pare essere diventata un’impresa nel nostro paese che se raggiunge qualche primato lo fa sempre nell’accezione negativa del termine.
Culle vuote, coppie che scoppiano prima ancora di formarsi, coppie che vorrebbero formarsi a cui è impedito, problemi di infertilità dovuti allo stress ed alla poca cura che spesso riserviamo alla nostra persona ed una situazione sociale, economica lavorativa che dondola sul filo della precarietà mettendoci tutti in bilico nel tentativo di muoverci tra paure, ritardi nella progettualità e situazioni economiche discutibili.
Le tempistiche per la ricerca di un lavoro si allungano e quelle dell’orologio biologico si accorciano e così l ’Italia si ritrova ad avere il suo tasso di natalita’ che crolla ai livelli piu’ bassi in Europa. Secondo i dati forniti dall’ Istituto nazionale di statistica (Istat), l’ ’anno scorso in Italia si sono registrate circa 474 mila nascite: 12 mila meno dello scorso anno: un vero e proprio crollo rispetto alle 577 mila nascite del 2008.
Cifre che fanno riflettere e che ci fanno porre anche qualche interrogativo, le donne infatti nel nostro paese non hanno molte opportunità di inserirsi nel mondo del lavoro, che è già di per se bloccato e tende a chiudere le porte a chi ha impegni di figli, e si vede costretta suo malgrado a doversi assentare magari frequentemente per gestire oltre alla situazione di donna e lavoratrice anche quella di madre.
Ecco che una gioia si trasforma in frustrazione e preoccupazione per chi ha la “fortuna” di avere un impiego.
Da non sottovalutare anche la lunga permanenza a casa dei genitori poiché con questa situazione economica/ sociale diventa sempre più complesso ipotecare un futuro di coppia e pensare alla realizzazione di una famiglia autonoma, infatti sono in molti a scartare l’opportunità di diventare genitori con figli.
Una scelta che potrebbe sembrare opportunista a prima vista , ma pensare di dover provvedere ai bisogni ed alle esigenze di un bimbo, senza avere poi la possibilità di farsene carico, finisce con il trasformare un atto di non –amore in quello di amore più grande.
Privarsi di un figlio per dimostrare di tenerci e di non essere superficiali poco si confà alla mentalità di un paese che per anni ha pensato a crescere ed ad allevare figli.
Non bisogna tralasciare neanche il fatto che proprio a causa della scarsità delle possibilità di impiego un numero sempre più elevato di giovani decide di abbandonare il nostro paese e di vivere all’estero.
Sarà li che le famiglie si formeranno e che “potenziali” bimbi italiani verranno al mondo
solo l’anno scorso sono stati 115 mila a lasciare il paese, tre volte il numero di emigrati registrato nel 2007.
Perdiamo cervelli, nuovi stimoli ma anche la possibilità di offrire ai nascituri un luogo in cui farli crescere senza donargli come primo regalo il debito pubblico che pende sulle loro piccole testoline non appena vedono la luce.
Culle vuote ma pance piene solo per alcuni in questo paese dell’amore che di amore non parla più e dona solo problemi che continuano a restare irrisolti.
Non c’è il giusto approccio culturale, non si vedono le nuove generazioni come un bene collettivo su cui investire in modo solido tralasciando quanto questo potrebbe rappresentare invece un vantaggio.
Si giudicano i giovani “ bamboccioni” ma poi non si fa nulla o molto poco per dare loro la possibilità di avere un posto di lavoro, mancano azioni politiche ben mirate e solide, si istituiscono bonus bebè che con 80 euro possono fare molto poco per chi diventa genitore ma deve anche pagare asili, o baby sitter che le possano sostituire, non per andare a zonzo ma per recarsi a fornire il proprio operato quasi mai adeguatamente retribuito.
Soltanto tasse da pagare che non tengono conto dei costi che l’allevare un figlio comporta, si perché nel reddito corrisposto alle famiglie non si tiene conto affatto di quante persone sia composto il nucleo familiare, quindi di quante persone siano a carico di quel reddito.
Un paese carente anche di servizi per l’infanzia atti ad aiutare le famiglie come dicevamo prima nella maggior parte dei casi i coniugi sono costretti a lavorare entrambi, questo fa si che il modello ISEE risulti essere corposo e che in base a questo la cifra richiesta per iscrivere all’asilo un bambino diventi molto onerosa da sostenere.
Intanto che si attende che qualche forza politica intervenga in modo fattivo e concreto, senza dimenticarsi che un paese che si avvia all’invecchiamento non offre tante opportunità, non lamentiamoci se un’assunzione di responsabilità non voluta e tantomeno richiesta porta solo a contare le culle vuote dimenticandosi spesso di quanto costi doversi privare di donare la vita o abbandonare il luogo in cui si nasce per andare a popolarne altri, quelli che offrono tutto ciò che dovrebbe garantire il bel paese dell’amore che non è più neanche in grado di volere bene a se stesso.